Negli ultimi giorni si è parlato molto, sui giornali e sui social network, della situazione groenlandese. Questo interesse “improvviso” per l’isola della Groenlandia, tuttavia, non è per nulla casuale: infatti nei giorni recenti il Presidente degli Stati Uniti d’America ha più volte espresso il suo interesse per il “controllo” dell’isola, storicamente controllata dal Regno di Danimarca, per “questioni di sicurezza nazionale”.
La Groenlandia, isola più grande dell’Atlantico e di tutto il pianeta, è stata abitata da indigeni di etnia Inuit sin dal tremila avanti cristo, migrando dall’Alaska e dal Canada in un periodo nel quale le temperature artiche erano più miti; tuttavia con l’abbassarsi delle temperature varie di queste popolazioni scomparvero, senza tuttavia mai estinguersi. La “colonizzazione” europea avvenne tuttavia millenni più tardi, infatti nel XI secolo giunsero popolazioni vichinghe provenienti dalla Norvegia, stato che la controllò sino alle guerre napoleoniche dove nel 1814, in seguito alla disgregazione del Regno di Danimarca-Norvegia, la Groenlandia, l’Islanda e le Isole Faroe divennero parte integrante del Regno di Danimarca. Da quel momento tutti questi territori d’oltremare, tranne l’Islanda che conseguì l’indipendenza
negli anni quaranta, rimasero sotto il controllo danese, forti anche di grande autonomia sulla politica interna.
L’influenza statunitense sull’isola iniziò con la Seconda Guerra Mondiale, infatti, dopo la resa danese nel 1940, le forze statunitensi si affiancarono a quelle danesi in Groenlandia ed Islanda per evitare la loro caduta in mano
della Wehrmacht, ma le forze statunitensi rimasero nel territorio anche dopo la fine della guerra, infatti la Groenlandia si trovava in una posizione cruciale durante la guerra fredda, trovandosi alle estremità del “Varco GIUK”, varco marittimo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito, dove era registrata una grande presenza di vascelli militari sia dell’Alleanza Atlantica, capeggiata dagli USA, sia del Patto di Varsavia, capeggiato dall’URSS, proprio in quest’ottica venne creata la “Thule Air Base”, ora “Pituffik Space Base”, la base aerea più al nord del mondo, controllata dall’Aeronautica Militare Statunitense.
Per quanto la presenza americana sia effettivamente una delle “giustificazioni” fornite del presidente statunitense Trump, un altro motivo, meno discusso, è la grande ricchezza naturale del territorio groenlandese, infatti il suolo dell’isola è ricco di neodimio e praseodimio, utili per la transizione energetica, nonché di ferro, piombo, zinco, nickel ed uranio, tutti elementi utili per l’economia statunitense.
Questi materiali però sono ambiti anche da altre potenze, come Cina e Russia, per questo il presidente Donald Trump sta effettuando molta pressione sulla Groenlandia, egli infatti, utilizzando le sue parole, desidera “evitare che altri stati possano abusare di queste risorse”, ed è disposto a verosimilmente tutto pur di conseguire l’obiettivo.
Dopo un referendum nell’isola, ove i cittadini sono stati chiamati a scegliere tra USA o Danimarca, l’opinione pubblica si è schierata con la Danimarca, e Trump ha affermato che “avrebbero ottenuto l’isola, o con le buone o con le cattive”.
Questa dichiarazione, oltre a dimostrare le mire espansionistiche ed imperialiste degli Stati Uniti d’America, ha anche causato grande sgomento nella NATO, sono infatti 5 le nazioni che hanno inviato truppe e navi verso l’isola (Svezia, Danimarca, Germania, Francia e Regno unito), nonché nell’Unione Europea, ove alcune nazioni, ovvero Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, sono state vittime dell’imposizione di dazi del 10% come ritorsione, anche se poi sono stati sollevati.
Verso la fine di Gennaio gli Stati Uniti hanno reso la loro politica estera riguardante la Danimarca meno aggressiva, sono infatti stati sospesi i dazi contro le nazioni europee e, con l’avvento di febbraio, sono iniziate nuove trattative diplomatiche per provare a risolvere la situazione, anche se non sono ancora giunte, ad oggi, 4 febbraio duemila ventisei, ad una conclusione, è tuttavia certo che le attività militari non sono cessate, infatti da metà gennaio è in corso l’operazione “Artic Endurance” da parte delle forze armate degli stati dell’UE al fine di mostrare la presenza sul territorio, mentre altri stati della NATO propongono una operazione di tutta l’Alleanza Atlantica con il nome di “Artic Sentry” che, se approvata, potrebbe allentare le tensioni tra Stati Uniti ed il resto delle nazioni Atlantiche, nonché diminuire il rischio di interventi stranieri sull’isola per appropriarsi delle risorse di quest’ultima.
Giacomo
Paragliola, 3AC