Ciao a tutti. In questa pubblicazione non troverete il terzo capitolo del mio libro, bensì qualcosa, a parer mio, di più importante.
Da qualche giorno è iniziato il nuovo anno e sin dal suo inizio non si fa altro che parlare della cronaca di “Crans Montana” in Svizzera.
Vorrei innanzitutto stringere in un forte abbraccio tutti coloro che si sono ritrovati in questa situazione.
Non approfondirò moltissimo questo tema, in quanto argomento veramente delicato e sensibile, e preferirei evitare l’utilizzo di parole sbagliate solo per fare massa.
Ricordo la mattina dell’uno, mi trovavo in montagna, mi ero alzata da poco e stavo facendo un giro con la mia migliore amica, la quale mi aveva accennato qualcosa di questa tragedia, raccontandomi che in un locale avevano fatto esplodere dei petardi all’interno di bottiglie di champagne, ferendo così molti ragazzi. Io lì per lì,non capendo molto bene, visto l’orario in cui ero tornata a casa la notte prima, avevo pensato “ma che stupidi, come si fa a fare una cosa del genere?”. Il pomeriggio stesso, aprendo tik tok, una valanga di video mi ha sommersa e da lì ho capito che non era andata come io avevo creduto.
Ma prima facciamo un po’ di chiarezza (premessa: tutto ciò che scriverò in questo testo, è frutto di ricerche e di ore trascorse davanti alla TV ascoltando il telegiornale).
Era poco più dell’ una e quaranta del primo di gennaio 2026 quando circa 400 adolescenti, provenienti da diverse parti del mondo, sono stati coinvolti in un rogo vero e proprio, avvenuto all’ interno del night club “La Constellation” in Svizzera. Si trattava di un “under 17 party”, perciò erano tutti minorenni ed in quanto tali, bisognosi di controlli da parte di adulti. Il locale era spartito su due piani, il primo , in cui vi era l’ingresso, ed il secondo ,piano -1, al quale si poteva accedere solo attraverso una scala che precedentemente aveva una larghezza di tre metri, ridotti poi ad uno solo, dove è divampato l’incendio, a causa delle fontanelle pirotecniche poste sui colli delle bottiglie vuote di Champagne.
Allo scoccare della mezzanotte alcuni giovani hanno alzato al cielo le bottiglie per festeggiare, facendo venire in contatto le scintille con il materiale isolante (probabilmente poliuretano) di cui era composto il soffitto. Molti dei ragazzi inizialmente non vi hanno fatto attenzione, tanto che registravano video e continuavano a cantare a squarciagola. Altri invece hanno provato con le proprie camicie, a spegnere quello che allora era il “piccolo falò sul soffitto”. In pochi minuti l’intera sala era un forno gigante, con temperature di 500°, tutto ciò a causa di un fenomeno chiamato “flashover”, ovvero una rapida espansione delle fiamme e un rapido innalzamento della temperatura, dovuto alla formazione di gas roventi che si accumulano, creando uno strato sempre più spesso che surriscalda tutto ciò che lo circonda (mobili, pareti) giungendo ad una temperatura tale da prendere fuoco anche senza diretto contatto con la fonte di calore originale. A contribuire a ciò, è stato l’ossigeno entrato attraverso le finestre, aperte per fuggire. Gente che fuggiva, corpi carbonizzati, urla, vestiti incollati addosso, tutto accompagnato da fumo nero, fitto e fiamme. Appena girata voce di quanto stesse accadendo, degli eroi sono giunti in soccorso dei giovani: Paolo Campolo, che è riuscito s salvare una ventina di persone, Thayris Dos Santos, che è rientrato nel locale per salvare la fidanzata e altre persone. A causa di questo incendio sono stati registrati 47 morti e 121 feriti.
Si sta procedendo con le indagini sui documenti ed i proprietari del locale.
Questo è quanto accaduto in poche ore.
La critica che più si sente è “ma perchè filmano mentre il soffitto prende fuoco?”, oppure “perché si sono bloccati sulle scale e non sono usciti?”. Comprensibile, ovviamente con il senno di poi è tutto scontato, e con il senno di poi “io non avrei reagito così”. Giustamente, filmare, non dovrebbe essere la prima cosa che ci viene in mente alla vista di un incendio, però vedetela attraverso gli occhi di un ragazzino, che vive con il telefono in mano e che non si aspettava tutto ciò, che pensava che tutto si sarebbe risolto con un estintore e che una volta tornato a casa, avrebbe mostrato il video ai genitori ridendoci sopra. Ciò non è giustificabile, ma nemmeno punibile.
Io mi chiedo solamente, come sia possibile tutto ciò nel 2026, con tutta l’attenzione che rivolgiamo anche alla più piccola sciocchezza, e soprattutto come sia possibile che delle vite finiscano all’alba dei 17 anni.
Non voglio aggiungere altro, per il semplice motivo che andando oltre potrei utilizzare delle parole sbagliate, e come già detto, non vorrei.
Semplicemente mi “stringo” attorno alle famiglie coinvolte.
Tecla Peracchi 1DL