Non ricordo se fosse una semplice frase scritta su un muro o la citazione di un grande scrittore, ma posso considerarla uno spunto estremamente veritiero. Alla lettura, infatti, sono attribuite molte qualità: è un mezzo per arricchire il proprio bagaglio culturale, per sviluppare senso critico, per ampliare il lessico o semplicemente per dedicarsi a un passatempo. È adatta a ogni età, in qualunque fase della vita e in qualsiasi condizione economica.
Diversamente da un viaggio, che condivide molte di queste finalità, la lettura non presenta ostacoli economici o fisici: chiunque può concedersi il piacere di “partire”, anche restando fermo nello stesso posto.
Oggi, però, la lettura, purtroppo è diventata quasi opzionale. Soprattutto noi giovani tendiamo a sottovalutare questa sorgente di sapienza e il suo potere. Quando a scuola ci è imposta la lettura di un libro ci lamentiamo e finiamo per leggerne solo il riassunto. Probabilmente perché non pensiamo, o meglio, non siamo consapevoli del valore di ciò che stiamo rifiutando: una libertà che non è sempre stata garantita.
Ancora oggi, presso i regimi totalitari, nei quali il governo controlla anche la vita privata dei cittadini, tutti i mezzi di comunicazione (giornali, televisione, film, canzoni, poesie, libri) sono censurati se non conformi al pensiero dominante. Durante il ventennio nazista e altre dittature, la lettura era considerata uno strumento utile alla propaganda o, se non controllabile, un pericolo: un mezzo attraverso cui il cittadino poteva sviluppare spirito critico e diventare un potenziale dissidente.
Se leggessimo di più e conoscessimo meglio la storia, saremmo in grado di comprendere la ricchezza di questa possibilità che ancora oggi non tutti hanno: la libertà di formare un’idea propria, di emanciparsi, di costruire la propria identità.
Per noi adolescenti, che siamo alla ricerca di personalità, gusti, valori e passioni che ci rappresentino, la lettura potrebbe essere una guida preziosa. L’adolescenza è un’età di incertezze, dubbi e forti emozioni: aprire un libro, anche antico, può offrire risposte, esempi e strumenti per affrontare la realtà.
Negli ultimi dieci anni, però, il tasso di scolarizzazione nel nostro Paese è diminuito: da 8,9 a 7,9 milioni di studenti. L’abbandono scolastico è un fenomeno sempre più diffuso.
Questi dati potrebbero spiegare anche come i giovani percepiscono il valore della conoscenza e della cultura, e in particolare dei libri. Il calo della frequenza scolastica può essere interpretato come una diminuzione della fiducia nei confronti dell’istruzione. A volte, però, l’allontanamento dalla scuola è conseguenza di difficoltà economiche familiari che costringono i ragazzi a lavorare presto. Altre volte deriva dal desiderio di raggiungere l’indipendenza economica in una società sempre più costosa. In ogni caso, il sistema scolastico sta progressivamente perdendo la centralità che aveva un tempo.
È vero che la conoscenza è spesso data per scontata e che i libri tradizionali, simbolo storico del sapere, sono talvolta sostituiti da mezzi più rapidi, adatti a una vita frenetica. I ragazzi della mia generazione, infatti, tendono comunque a informarsi, imparare e apprendere, ma in modo alternativo, più immediato e autonomo attraverso piattaforme digitali, social media, applicazioni, viaggi ed esperienze pratiche.
Come un libro permette di sviluppare determinate abilità e provare emozioni, così anche canzoni, film, spettacoli, fan-fiction, video e fotografie hanno gli stessi risultati. La verità è che i libri tradizionali devono oggi competere con altre forme di conoscenza che si adattano meglio alla società contemporanea. Una società che spesso ci schiaccia con richieste, aspettative e pressioni costanti.
Molti si rifugiano nella lettura proprio per allontanarsi, almeno per qualche ora, da questo senso di dovere. Non è una novità: anche in passato, quando i poteri politici limitavano le libertà individuali, alcuni sceglievano la ribellione, altri la sottomissione, e altri ancora la scrittura e la lettura come vie di fuga. La lettura, come ogni forma d’arte, permette di evadere dalla realtà e immaginare “oltre la siepe”, come fece il grande poeta Giacomo Leopardi, che cercò nella letteratura un modo per sfuggire a una vita che percepiva come monotona e oppressiva.
In conclusione, la lettura possiede un valore raro e prezioso, e la nostra generazione deve rendersene conto. Tuttavia, oggi si tende a conoscere e a formarsi comunque attraverso modalità più rapide e concrete rispetto alla lentezza e alla profondità che un libro richiede.
Resta però una verità essenziale: leggere, oltre ad essere un buon passatempo, è un atto di libertà.
Peracchi Luna, 5AS