Il libro 1984 di George Orwell viene spesso visto come un racconto legato a un’epoca storica passata, quella delle grandi tirannie del ventesimo secolo. Tuttavia, sebbene non sia stato scritto in epoca contemporanea, il mondo che mostra non sembra così distante dalla vita di adesso. Non perché viviamo nella stessa società opprimente che Orwell aveva immaginato, ma perché molte delle dinamiche descritte nel libro esistono ancora, benché in modi più subdoli e meno palesi.

Uno dei concetti chiave di 1984 è il controllo incessante: nel romanzo, il Grande Fratello osserva ogni singolo individuo tramite schermi che sono sempre attivi, annullando ogni spazio privato. Oggi nessuno ci impone una sorveglianza totale, ma la tecnologia ha reso il controllo più nascosto. Telecamere, social, programmi e dispositivi elettronici raccolgono dati su di noi di continuo. Molto spesso accettiamo tutto ciò in modo spontaneo, senza soffermarci a pensare quanta parte della nostra vita privata stiamo in realtà cedendo.

Un altro elemento sorprendentemente attuale riguarda la distorsione delle notizie. In 1984, il Partito modifica il passato per farlo combaciare con i suoi scopi, rendendo impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Anche ai nostri giorni, l’informazione è al centro di un problema analogo: le notizie false, la propaganda e i resoconti incompleti si diffondono velocemente, soprattutto sul web. In questo contesto, la verità rischia di diventare ciò che viene detto più spesso, anziché quello che è successo realmente.

Orwell tratta pure il tema del linguaggio attraverso la Neolingua, una lingua creata per ridurre il vocabolario e limitare la capacità di ragionare in modo critico. Meno parole disponibili equivalgono a minori possibilità di esprimere concetti elaborati. Oggi la conversazione è sempre più veloce e ridotta, fatta di brevi messaggi, slogan e frasi fatte. Questo non è necessariamente negativo, ma può portare a una diminuzione della profondità del pensiero e della capacità di analizzare la realtà.

Tramite il personaggio di Winston, il libro dimostra quanto sia difficile mantenere una propria opinione in una società che spinge tutti a essere uguali. La sua resistenza, tenue e spesso silenziosa, simboleggia lo sforzo di proteggere la libertà di pensiero in un sistema che la reputa pericolosa. 1984 diventa così un avvertimento: quando smettiamo di farci delle domande e accettiamo senza discutere ciò che ci viene imposto, la libertà comincia a svanire.

Il libro continua a essere letto e discusso perché non fornisce risposte facili. Al contrario, solleva domande difficili. Ci fa pensare alla connessione tra il potere, la verità e la libertà. E ci mostra quanto sia facile perdere la libertà senza neanche accorgersene.

Nel leggere questo libro al giorno d’oggi, ci si domanda facilmente quante volte accettiamo idee, modi di pensare o usanze semplicemente perché ci vanno bene o perché sono la cosa comune. L’opera 1984 mostra che il vero rischio non è una sorveglianza palese e dura, ma quella discreta che ci porta a smettere di riflettere. È proprio questo rendersene conto che rende il testo così pertinente: ci incoraggia a prendere tempo, a interrogarci e a non dare mai per acquisita la capacità di formulare pensieri autonomi.

  Vergani Alice e Magnani Riccardo 5AS

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