“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973”.

Ci sono libri che si leggono e poi si dimenticano, e altri che invece restano dentro, come una voce silenziosa che continua a parlarci anche dopo aver chiuso l’ultima pagina. Ecco, la parte riportata come apertura di questo articolo, è proprio un esempio di questa tipologia di romanzi. 

“Amabili Resti” è molto più di una semplice storia, trovo che sia un viaggio profondo dentro il dolore, la perdita e, soprattutto, l’amore che non si spezza nemmeno davanti alla morte. La protagonista, Susie Salmon, è una ragazza come tante, con sogni semplici e una vita ancora tutta da vivere. Ma il suo destino verrà  tragicamente interrotto. Eppure, la sua voce non si spegnerà. Anzi, diventerà ancora più forte nel corso delle pagine.

La particolarità di questo libro sta proprio nel punto di vista: Susie racconta la sua storia da un luogo sospeso tra il cielo e la terra. Da lì osserva la sua famiglia, i suoi amici, il mondo che continua ad andare avanti senza di lei : è impossibile non lasciarsi travolgere dalle emozioni che emergono pagina dopo pagina.

Uno degli aspetti più toccanti è il modo in cui viene descritto il dolore della famiglia. Un dolore silenzioso, non urlato, quotidiano, fatto di piccoli gesti e di assenze pesanti. Ogni personaggio che aveva conosciuto  Susie reagisce in modo diverso: c’è chi cerca di dimenticare, chi si aggrappa ai ricordi, chi si perde. E in queste reazioni è facile riconoscere qualcosa di umano, qualcosa che potrebbe appartenere a chiunque di noi.

Ma “Amabili Resti” non è solo tristezza. È anche speranza. È la dimostrazione che, anche nei momenti più bui, esiste una luce: l’amore che lega Susie alla sua famiglia non si dissolve, ma continua a vivere, trasformandosi. È un amore che cambia forma, che si adatta, che trova nuovi modi per esistere.

Vorrei soffermarmi anche sul titolo, che a parer mio è estremamente significativo: “resti” non va inteso solo come ciò che rimane di qualcosa di distrutto, non è solo un rimando alla ignobile fine che farà la protagonista, ma penso che vada interpretato come frammenti preziosi, “amabili” appunto, che continuano a raccontare una storia. È come se ogni ricordo, ogni emozione, fosse un piccolo pezzo di eternità.

Leggere questo libro significa anche fermarsi a riflettere sulla vita. Su quanto sia fragile, imprevedibile, e proprio per questo incredibilmente preziosa. Ci invita a non dare nulla per scontato, a valorizzare le persone che abbiamo accanto, a dire ciò che spesso rimane non detto.

La scrittura è delicata, quasi poetica, capace di affrontare un tema difficile con una sensibilità rara. Non ci sono eccessi, non c’è morbosità. Solo una profonda umanità. Ed è proprio questo che rende la storia così potente.

Alla fine, ciò che rimane davvero di “Amabili Resti” non è solo la trama, sulla quale ho scelto di non soffermarmi troppo per fare in modo che se tu caro lettore vorrai dare una possibilità a questo libro, potrai godertelo dall’inizio alla fine, ma ciò che resta è la sensazione di aver vissuto qualcosa di importante. Un misto di malinconia e dolcezza, come quando si ripensa a un ricordo lontano che fa male, ma allo stesso tempo scalda il cuore.

Trovo che questo sia un libro veramente valido, a cui si dovrebbe dare un’opportunità. 

La bellezza di questo romanzo è che non si sofferma in modo triste e lugubre sulla morte, ma anzi, ogni personaggio cercherà una soluzione, cercherà di riscattare la vita della piccola Susie, strappata dai suoi affetti troppo presto. 

L’insegnamento più grande che “Amabili resti” ci lascia, è che l’amore non finisce. Cambia, si trasforma, ma resta. 

Sempre.

~Abdullaev Sofia. 

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