Cos’è un classico?

Mi rivolgo a te, lettore. Sapresti spiegare, brevemente, le trame dei seguenti romanzi? ‘Orgoglio e pregiudizio’ di Austen, ‘1984’ di Orwell, ‘Divina Commedia’ di Dante, ‘Don Chisciotte della Mancia’ di De Cervantes, ‘I tre moschettieri’ di Dumas, ‘Frankenstein’ di Shelley o ‘Odissea’ di Omero.

“I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.” Italo Calvino, ‘Perché leggere i classici’

Noterai che, anche in caso non li avessi letti tutti, dovresti riuscire a raccontare gli elementi e avvenimenti principali della maggior parte di questi libri.

Cosa li accomuna? Appartengono a generi diversi, periodi diversi, luoghi diversi. Eppure, sono impressi nella nostra memoria, tramandati  attraverso gli istituti scolastici e parte della nostra cultura. Sono classici.

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.” Italo Calvino, ‘Perché leggere i classici’

Spesso, si pensa ai classici come un unico corpo, quasi un genere a sé. Arriva immediatamente l’immagine di testi polverosi e datati, banchi di scuola, innumerevoli pagine di appunti. Non dovrebbero assolutamente essere ridotti a questo. Un tempo, ognuno dei testi che studiamo, era nuovo e non confinato all’ambito scolastico. Gradualmente, alcuni dei romanzi pubblicati in passato sono stati dimenticati; altri, hanno continuato a essere letti, e riletti, e mano a mano sono diventati così importanti e conosciuti da essere considerati senza tempo.

“I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).” Italo Calvino, ‘Perché leggere i classici’

Ciò significa che, una piccola parte della letteratura contemporanea, quella che riuscirà a toccare i nostri cuori e quelli delle generazioni future, sarà un giorno, classica.

Young adult, un genere o un target?

Altra categorizzazione erroneamente confusa per genere letterario è young adult, in italiano sarebbe la letteratura rivolta ai ragazzi, ai giovani adulti.

Young adult è un termine che si usa, quindi, per riferirsi a un target, ovvero la porzione di pubblico a cui un prodotto è rivolto. In questo caso, l’età del lettore. Questo non significa che, chi non rientra nella specifica fascia scelta, non possa gradire la storia. L’etichetta concerne soprattutto l’ambito economico ed editoriale, è utile a vendere il libro e metterlo sullo scaffale più adeguato in libreria.

Purtroppo, svariati stereotipi vedono i romanzi per adolescenti come frivoli, scadenti e inutili. Sono letture scoraggiate e ritenute di poca importanza.

Sebbene sia vero che buona parte delle pubblicazioni young adult oggi corrispondano alla precedente descrizione, bisogna notare che questo fenomeno si verifica a prescindere dal genere e dal target. Inoltre, dubito fortemente sia nuovo. Come detto prima, la maggior parte dei testi di una certa epoca storica è dimenticata. Ne vediamo solo una selezione accurata, quindi capita di immaginare che la qualità di ciò che è persistito fosse una caratteristica generale. Non è, però, strettamente vero.

Inoltre, nonostante l’adolescenza sia un concetto relativamente recente, nato verso la metà del ‘900, sarebbe errato presumere che non esistano classici per giovani adulti. ‘Il giovane Holden’ di Salinger è uno degli esempi più significativi, poiché l’adolescenza è uno dei temi cardine della storia. Altri titoli che sicuramente conoscete sono: ‘Piccole donne’ di Alcott, ‘Il giardino segreto’ di Burnett, ‘Senza famiglia’ di Malot, ‘Pollyanna’ di Porter, ‘Pattini d’argento’ di Dodge, ‘Il buio oltre la siepe’ di Lee, ‘Zanna Bianca’ di London, ‘Il barone rampante’ di Calvino e ‘L’amico ritrovato’ di Uhlman.

I classici di domani

Abbiamo stabilito che un classico debba trattare argomenti importanti e rilevanti, sia nel momento della stesura, sia in futuro, avere una scrittura di qualità e una trama, dei personaggi, un’ambientazione che entrino nella nostra anima e non ci lascino più.

Inoltre, abbiamo dimostrato che i romanzi per ragazzi siano sempre esistiti e che hanno le stesse possibilità di diventare grandi classici di cui dispone qualsiasi altro testo.

In futuro, quali saranno i senzatempo nati in questo periodo? Ne ho individuati tre che credo meritino questo titolo.

‘Hunger games’ di Collins

La trilogia distopica è ambientata a Panem, un luogo post-apocalittico in cui la società è divisa in distretti, i quali corrispondono al ceto sociale e all’occupazione lavorativa di coloro che vivono al loro interno. Oltre ai distretti, esiste Capitol City, città ricca e moderna in contrasto con i vari stadi di povertà dei distretti. Il più povero, da cui proviene la protagonista, è il numero 12. Un tempo sarebbe esistito anche il distretto numero 13, ma, in seguito a una ribellione, è stato annientato. Come punizione esemplare per questa aggressione, ogni anno una ragazza e un ragazzo sono estratti casualmente da ogni distretto, e devono uccidersi a vicenda in uno scontro mortale, che sarà ripreso e trasmesso in televisione in tempo reale.

I temi principali sono evidenti: lotta di classe, elitismo, povertà, sofferenza umana sfruttata per l’intrattenimento. Gli spunti dell’autrice sono stati il mito del minotauro, le lotte dei gladiatori nell’antica Roma e una sua esperienza personale, mentre scorreva i canali in tv le era capitato di trovare, subito dopo dei reality show e dei programmi di competizione per premi, dei filmati sulla guerra in Iraq, da ciò nasce l’idea della trasmissione televisiva. Tramite questi elementi unisce passato e presente in modo creativo e terrificante.

La saga è stata pubblicata nel 2008 per la prima volta. A distanza di più di quasi vent’anni resta famosissima e amatissima, anche grazie ai prequel usciti nel 2020 e nel 2025, e, forse, è ancora più attuale di prima.

‘Nel mare ci sono i coccodrilli’ di Geda

In questo romanzo, Fabio Geda, racconta la storia vera di Enaiatollah Akbari attraverso le interviste che gli ha fatto, riguardo la sua vita, dalla sua nascita in Afghanistan, al suo arrivo in Italia. A soli dieci anni, Enaiatollah inizia il suo lungo viaggio. Attraversa Pakistan, Iran, Turchia e Grecia prima di giungere in Italia. Lavora come muratore, vive in città diverse, incontra altri coetanei che stanno compiendo il suo stesso percorso, sopravvive a una traversata in gommone e a un viaggio in nave.

Il libro è drammatico e commovente. Il tema principale è l’immigrazione, argomento che suscita da sempre innumerevoli discussioni. E’ una lettura essenziale per conoscere la prospettiva di una persona direttamente coinvolta. Da e darà sempre grandi spunti di riflessione.

‘The spirit bares its teeth’ di White

Uscito nel 2023, tratta, in un’ambientazione fantasy che trae spunto dalla Londra del 1883, molti temi moderni e importanti quali: la misoginia, la transfobia, le prime pratiche di trattamento e accuse di disturbi psichiatrici. Il velo, tra il mondo dei viventi e quello dei morti, è sottile. Chiunque sia nato con gli occhi di colore viola ha la capacità magica di squarciarlo ed entrare in contatto con gli spiriti. Tutto ciò, ovviamente, se non sei una donna, a cui è assolutamente proibito fare uso di questo potere. Se disubbidissi saresti uccisa, nel peggiore dei casi, o rinchiusa in un riformatorio, nel migliore. La trama è coinvolgente, terrificante e toccante.

Purtroppo, non è ancora stato tradotto in lingua italiana, ed è meno conosciuto rispetto ad altri titoli. Ritengo comunque che sia meritevole di un posto tra i classici del futuro, e spero che presto raggiunga la fama che gli spetta.

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