La parola schadenfreude non ha una traduzione specifica nella nostra lingua, è infatti una parola tedesca che deriva da: Schaden, danno e da Freude, gioia. Schadenfreude è dunque la gioia provata per la sfortuna di qualcun altro. Schadenfreude è quando quel ragazzo che ti sta antipatico prende un brutto voto e tu pensi “beh, se lo è meritato”, oppure il personaggio arrogante del film viene finalmente umiliato. 

A tutti, insomma, è capitato di provarla sulla propria pelle oppure di subirla, anche se dalle sfortune altrui non ricaviamo sostanzialmente niente. Spesso teniamo questa emozione sigillata dentro di noi perché ce ne vergogniamo, perché, ammettiamolo, esprimerla a gran voce sarebbe da persone meschine e tu non lo sei affatto. Se qualcuno eccelle in un ambito in cui tu fai proprio pena, al primo suo fallimento tutta la gelosia che covavi esplode in schadenfreude. Ma perché la proviamo? Credo sia legata al confronto sociale al quale siamo sottoposti e, spesso, alla bassa considerazione di noi stessi: vedere l’altro fallire ci fa sentire meno peggio, come se noi valessimo solo un gradino in più del fallimento degli altri. Arthur Schopenhauer diceva: “La più grande soddisfazione dell’uomo e sentirsi superiore agli altri”. Ma perché abbiamo questo costante bisogno? In fondo in ogni cosa che faremo ci sarà qualcuno che la farà meglio di noi in futuro, è quasi fisiologico per lo sviluppo della specie. Schadenfreude è in realtà un concetto molto antico, Aristotele chiamava rallegrarsi del male altrui “epichairekakìa”. Allora l’uomo ha sempre avuto bisogno di sentirsi migliore in qualcosa. Ma sentirsi migliori per noi stessi o per essere compiaciuti dagli altri? è proprio questa la sottile ma al contempo sostanziale differenza. Forse temiamo più di tutto passare inosservati troppo a lungo, non essere notati e rendere così la nostra vita misera. Schadenfreude è solo il riflesso della nostra fragilità, nascosta da una risata sotto i baffi quando qualcuno fa peggio di noi. Forse sentirsi sempre in fondo ci fa paura, ma pensateci , alla fine tutte le cose importanti si trovano sul fondo: la verità, l’empatia e la nostra resilienza. Allora non lasciamo che schadenfreude ci rispecchi, non siamo né gli scivoloni degli altri né i nostri insuccessi. Siamo la nostra trasformazione, che può nascere solo dal fondo. 

Sofia Ierardi 1BC

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