Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un articolo riguardante il divieto di utilizzo dei social per i minori dei 16 anni in Australia.
Iniziamo mettendo a fuoco i vantaggi e gli svantaggi.
Innanzitutto, un divieto di questo tipo, nell’età dello sviluppo cerebrale, è sicuramente un’ottima scelta, poiché permette al ragazzo di non diventare dipendente da un dispositivo elettronico, permette certamente una crescita migliore per l’adolescente e soprattutto consente di annoiarsi. Quest’ultimo è un tratto che quasi mai viene messo in luce, ma è forse uno tra i più importanti. Infatti, con l’introduzione dei media, la maggior parte dei ragazzi non riesce più a reinventarsi, impegnando il proprio tempo libero su piattaforme come Tik tok, Instagram, Snapchat. Inoltre, da studi scientifici si è verificato un calo diffuso dell’ attenzione, poiché i video sul web puntano sulla brevità per catturare attenzione e visualizzazioni. Questo però condiziona il cervello, aiutandolo a rimanere concentrato solo per pochi secondi, provocando così un innalzamento dei disturbi dell’attenzione.
D’altro canto, vietare ai ragazzi l’utilizzo dei social potrebbe essere in parte dannoso. Infatti, attraverso i social network, possono cercare informazioni, acculturarsi, approfondire argomenti ai quali sono interessati e possono anche scoprire parti del mondo o attività che potrebbero conoscere solo attraverso uno schermo.
Io ritengo che sia un’ottima scelta il divieto dei social, ma abbasserei leggermente la soglia d’età. Credo infatti che sia più opportuno vietarli ai bambini fino ai 10-12 anni, perché penso che andare a cena fuori, e vedere un bambino di 6 anni che mangia davanti al telefono sia inaccettabile e soprattutto diseducativo. Inoltre, ritengo che fino a quell’ età il bambino non sia pienamente cosciente di ciò che fa; perciò, dargli in mano un dispositivo senza che sappia di cosa si tratti, come vada usato e quali rischi comporti, non sia molto corretto e sicuro. Mentre estendere il divieto fino ai 16 lo trovo un po’ eccessivo, poiché ritengo che dai 13 in su i ragazzi possano essere coscienti delle loro azioni.
Tecla Peracchi