Ti è mai capitato di aspettare una festa, un viaggio o un’uscita con gli amici e sentirti quasi elettrizzato, emozionato o felice?, come se qualcosa di straordinario stesse per accadere?
E poi, quando finalmente succede, passa così velocemente che ti sembra di non averlo “assaporato” davvero e che invece dell’euforia che immaginavi, arriva una sensazione strana: un ”vuoto”, una nostalgia che non capisci da dove arriva; Succede a tutti. E non perché l’evento non sia stato abbastanza bello, ma perché il nostro cervello funziona così, è la nostra natura in quanto esseri umani: crea una parte della felicità ancora prima che qualcosa accada. L’attesa non è semplicemente “prima”: è un luogo in cui immaginiamo emozioni.
Durante questi momenti di attesa agisce la dopamina, un neurotrasmettitore spesso chiamato “molecola della felicità”, ma in realtà sarebbe più corretto chiamarla “molecola dell’anticipazione”. Aumenta quando immagini qualcosa di bello che sta per accadere, dando energia, entusiasmo. In pratica il cervello ti prepara, facendoti provare felicità prima ancora che accada.
Ciò avviene tramite la corteccia prefrontale, l’area del cervello che usiamo per pianificare, pensiamo a scenari e prendendo decisioni, costruendo immagini mentali dettagliate di ciò che potrebbe succedere.
Quando l’evento arriva, la dopamina diminuisce. Il cervello passa dalla fase “spero che mi divertirò moltissimo” alla fase “sto vivendo”, ossia quando il tanto atteso evento inizia. In questo momento il nostro cervello viene travolto da sostanze come endorfine e ossitocina, che ci danno un senso di piacere e di calma. Però queste sostanze sono meno potenti della dopamina, perciò è come se diamo spazio a queste nuove sostanze e la percentuale di dopamina scende. Per questo, spesso, l’esperienza reale sembra meno intensa o bella dell’attesa.
Dopo l’evento, la dopamina scende ancora fino a tornare ai livelli normali. Questo calo fisiologico può farci sentire un vuoto, malinconia o stanchezza: non è tristezza vera e propria, ma il cervello che si riequilibra dopo il picco dell’anticipazione. è il motivo per cui l’attesa a volte sembra più felice dell’esperienza reale.
È vero: quel vuoto che sentiamo dopo un evento intenso può sembrare brutto, quasi ingiusto. Ma è normale. Fa parte del modo in cui il nostro cervello funziona.
Quello che ho capito è che non dobbiamo lasciarci schiacciare da questa sensazione. La nostalgia, il senso di vuoto, non sono un segnale che qualcosa non va. Piuttosto, ci ricordano quanto sia stata bella l’esperienza vissuta. A tal proposito forse dovremmo imparare a gustare di più l’attimo, nell’essere davvero presenti mentre succede qualcosa, invece di lasciarsi trascinare dall’angoscia che proviamo dopo. L’attesa è piacevole, ma anche l’esperienza reale merita tutta la nostra attenzione. Accettare il calo e la nostalgia come naturali ci aiuta a vivere ogni emozione senza paura e a trasformare ogni momento in qualcosa da ricordare davvero.
Ylenia Parrotta 1AC