Oggi parliamo dell’autofobia, la paura di restare da soli. Prima di tutto: cosa succede nel nostro corpo? La paura segue circuiti ben  precisi, anche quando è irrazionale: prima di tutti l’amigdala, che nell’autofobia può attivarsi in modo eccessivo, interpretando la solitudine come un  pericolo, è infatti chiamata “centralina della paura”. Come secondo  circuito c’è la corteccia prefrontale: gestisce il ragionamento e il controllo delle emozioni, può essere, quindi, meno efficace nel modulare risposte. Infine troviamo l’ippocampo, legato alla memoria. Il sistema nervoso, dunque, procura un senso di allarme costante.  L’autofobia è un’ansia marcata che si manifesta quando si è soli in casa, per strada o in luoghi isolati, quando si sa che nessuno sarebbe in grado di aiutarti immediatamente in un eventuale momento di bisogno, oppure quando ci si sente soli e incompresi in mezzo a tante persone.

Un paradosso? Sta di fatto, comunque, che, quando questa fobia si presenta, si ha bisogno di appoggio e contatto costante e si evitano con tutte le proprie forze situazioni di solitudine. Si diventa, dunque, succubi della paura della nostra persona. Provate a pensarci: l’unica cosa che si teme è stare con sé stessi, l’unica persona che non abbandonerà mai. Questa fobia può invalidare la vita quotidiana di una persona, ma, almeno una volta, è capitato a tutti di averne un assaggio. Chi non ha mai pensato “ti prego non andartene, non voglio restare da sola di nuovo”? Soli con la nostra mente e i nostri pensieri che non ci lasciano mai in pace. Quel silenzio che fa un rumore assordante. Ancora più fastidioso è, però, il sentirsi completamente abbandonati quando si è in mezzo a tante persone. Gente che chiacchiera, che ride e che scherza. E tu, invece, non ti sei mai sentito più solo. Fai i conti con la tua testa e il perenne senso di inadeguatezza. Non sai più a chi appartieni. Seneca diceva: “Il motivo per cui ci è tanto difficile sopportare la solitudine è che con noi stessi non stiamo bene”.

Il prima passo, dunque, per sopportare la solitudine è sopportare noi stessi. Perchè chi non sta bene con sé stesso, come può pretendere di stare bene con gli altri?  Abbiamo solo bisogno di un sorriso in più allo specchio e di cominciare ad auto-comprenderci più di quanto gli altri potranno mai fare. Perché, delle volte, la solitudine non è una mancanza, ma spazio per respirare.  

Sofia Ierardi 1BC

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