EYES OF ICE

Ciao a tutti! Sono sempre io, Tecla. Volevo ringraziarvi per il supporto che mi avete dato per quanto riguarda la pubblicazione del primo capitolo di “Eyes of ice”. Perciò, visto il riscontro che ha avuto, ho deciso di pubblicare il secondo. Buona lettura!

                                                             ALASKA

Arrivo in ufficio più in ritardo rispetto al solito per colpa di un pazzo strampalato che si è piombato al mio tavolo dal nulla, come se ci conoscessimo.

Inizio a scrivere numeri, prezzi, invio mail e faccio tutto quello che farebbe una ventitreenne londinese, che sta cercando di tirare su qualche soldo per sopravvivere e che studia per diventare professoressa, ma le uniche cose che ha sono un monolocale, sempre in disordine, un pesce rosso, perché mantenere un gatto sarebbe troppo costoso, e un diario regalato da sua sorella che…

UN MOMENTO, IL DIARIO!

Non posso di certo lasciare il lavoro, anche perché sono qui da nemmeno mezz’ora, ma quel diario per me è veramente importante e non posso permettere che qualcuno lo legga senza il mio permesso. Perciò fingo di andare in “pausa sigaretta”, così da avere 10 minuti liberi per tornare al bar, prendere il diario e rientrare in ufficio. Tutto ciò senza sforare di un singolo secondo, per non destare sospetto, il che è già difficile siccome sto richiedendo la pausa sigaretta dopo solo 20 minuti dal mio arrivo.

Ma non appena scendo le scale e apro il portone, lo vedo.

Rivedo quegli occhi verdi smeraldo, contornati da un bianco pallido, che prima dentro al bar non c’erano. Stava palesemente congelando là fuori, così mi avvicino e lo prendo per il braccio, portandolo con me dentro alla struttura in cui lavoro.

Ma come faceva a sapere dove lavorassi?

“Cosa stavi facendo là fuori?!” Sbotto io

“Volevi forse morire congelato?!” Aggiungo

Non aveva per nulla una bella cera, così ho pensato di portarlo a casa da me.

“Carly io prendo la giornata di ferie. Scusami ma mia mamma si è sentita male proprio adesso, perciò devo correre da lei. Ciao”

Infarino su una scusa, la prima che mi salta in mente.

Ci dirigiamo alla macchina. Cavolo, non ho nemmeno cercato il diario, chissà dove si trova.

Appena arrivati gli preparo un bel bagno caldo. Mentre lui si lava, cucino qualcosa con gli avanzi del pranzo, visto che non era previsto un ospite a cena. 

Una volta pronto, preparo la sua camera, ovvero il salotto visto che non ho la stanza dedicata agli ospiti, ed accendo il camino per riscaldare l’abitazione.

“Come ti senti? Un po’ meglio?” Domando io appena lo vedo sulla soglia della porta che dà sul corridoio.

“Sì, grazie”

“Tieni, ti ho preparato degli abiti puliti per trascorrere la notte, ok sono rosa, d’altronde sono miei, ma ti assicuro che ti doneranno molto” Dico in tono ironico.

Quando ci sediamo a tavola noto una certa tensione, così per rompere il ghiaccio butto giù un argomento.

“Scusa per come mi sono rivolta a te, oggi pomeriggio.” Inizio.

“Semplicemente sto passando un periodo piuttosto difficile, e sono appena uscita da una situazione complicata. Non mi va di avvicinare nessuno a me, solo che ti ho visto fuori dal mio ufficio al freddo… In più ho ripensato a come mi sono comportata oggi, perciò mi sentivo in dovere di scusarmi in qualche modo”. Concludo.

“Tranquilla, non fa nulla. Ti ringrazio. Ah, aspetta, ho una cosa per te”

Si alza da tavola e si dirige verso la sua “camera”, apre il suo zaino e da esso estrae un oggetto piuttosto familiare: il mio diario!!

“Lo hai dimenticato sul tavolo quando te ne sei andata, ma ero troppo incantato nel guardarti andare via, che non sono riuscito a dirtelo in tempo”.

Non saprei come ringraziarlo. Ha custodito qualcosa a me così caro, quando poteva benissimo lasciarlo lì.

“Lo hai letto?” 

“No. Non mi permetterei mai di leggere il diario di un’ altra persona senza il suo permesso. Lo comprendo, perché anche io ho il mio diario del quale sono molto geloso, ed oltretutto è molto simile al tuo, solo che il mio ha l’elastico azzurro”

“Grazie” Mi limito a rispondere, lasciando intravedere una nota di dolcezza in una risposta così secca e decisa.

“Però ho immaginato cosa ci fosse scritto dentro, almeno questo posso permettermelo. Ho anche avuto dei piccoli indizi osservando i tuoi occhi. Ho percepito del dolore, tanto dolore. Delusioni. Ansie. Preoccupazioni. Ma anche tanto amore da dare e da ricevere”

Ok, credo che sia il momento di andare a letto, non voglio approfondire l’argomento, e non voglio riaprire voragini non ancora del tutto chiuse.

Così mi alzo da tavola senza nemmeno sparecchiare, e degnandolo di una semplice “buonanotte” fredda e distaccata. Non vorrei, ma è l’unico modo per tenere alla larga quei pensieri che già riaffiorano nella memoria.

“Alaska, scusami. Non volevo. Forse ho esagerato…” 

Ma non gli diedi risposta.

Trascorro la notte a rigirarmi nel letto, ad asciugarmi le lacrime che scorrono lungo il mio volto e a strozzare singhiozzi. Cosa che mi riesce molto bene visto che lo faccio tutti i giorni, tentando di nascondere il mio dolore. Ma, a quanto pare, fallisco miseramente, o per lo meno, con lui. 

                                  Tecla Peracchi 🌻 

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