Lo scorso 17 ottobre, approvando il Disegno di Legge recante il bilancio di previsione per l’anno finanziario 2026, il Governo Meloni ha reso noti alcuni dei principali punti alla base della Legge di Bilancio, che dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre, come di consuetudine.

La manovra finanziaria 2026, che con ragionevole certezza si snoderà in 137 articoli, prevederà interventi statali per un totale di 18 miliardi, nettamente inferiori ai 28 miliardi stanziati per 2024 e 2025. Basti pensare come nella scorsa legge di bilancio ben due terzi del totale erano stati impiegati per attuare, nell’anno corrente, il taglio del cuneo fiscale, uno dei principali “cavalli di battaglia” della coalizione al Governo.

In primo luogo, sono previste novità in ambito fiscale: l’aliquota dell’Irpef (Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche) subirà una diminuzione dal 35% al 33% per tutti i soggetti i quali risulteranno percettori di un reddito annuale compreso tra i 28.000 e i 50.000 euro. Trattandosi di un’imposta progressiva, sarà quindi applicata una trattenuta del 23% per la parte di reddito inferiore a 28.000 euro, del 33% per quella eccedente i 28.000, ma non superiore ai 50.000, e del 43% per eventuali porzioni di entrate superiori.

Restano invece immutati per il 2026 (ma non per il 2027) il bonus ristrutturazione, pari al 50% del totale speso sulla prima casa (36% per le seconde case), che potrà essere detratto in dieci anni, e la cosiddetta flat tax, un’imposta sostitutiva dell’Irpef, prevista nella misura del 15% del reddito proveniente da lavoro autonomo, dipendente o da pensione se non superiore ai 35.000 euro annui. 

Rilevante per le casse dello Stato sarà la rottamazione delle cartelle esattoriali, che, se approvata, sarà la quinta negli ultimi anni: si propone la rateizzazione in 54 rate bimestrali (per un totale 9 anni) per piccoli importi ancora dovuti e non saldati. L’intervento sembrerebbe rivolto a sanare i debiti fiscali di lavoratori autonomi ed Enti Locali la cui riscossione è stata assegnata all’Agenzie delle Entrate prima dell’inizio del 2024: in tal modo lo Stato recupera parte del credito, ottenendo in breve tempo liquidità utile per finanziare la manovra.

Sono previste inoltre novità anche per i sempre più frequenti “affitti brevi”, tipici del periodo estivo, ma non solo: i proprietari che decideranno di allocare i propri immobili per durate inferiori ai 30 giorni, non avranno più la possibilità di usufruire della cosiddetta “cedolare secca” al 21%, che passa al 26%. Essa consente, infatti, a chi affitta di versare il tributo sulla base di quanto ricavato dal soggiorno degli “ospiti”, senza conteggiare tale introito come reddito, all’interno dell’Irpef. Ferme restando entrambe le possibilità di assolvere all’imposta (cedolare secca o conteggio nell’Irpef), rimane in capo al proprietario dell’immobile affittato la facoltà di optare per l’una o per l’altra, secondo la propria convenienza.

È invece confermata anche per il 2026 la “Carta dedicata a te”, sussidio introdotto dall’Esecutivo Meloni in sostituzione del precedente Reddito di Cittadinanza allo scopo di sostenere i nuclei familiari a basso reddito nell’acquisto dei beni di prima necessità: la spesa complessiva prevista a riguardo influirà sul bilancio statale per un totale di 500 milioni annui.

La manovra avrà effetto anche in ambito lavorativo: viene fissata nella misura del 5% la tassazione sugli incrementi retributivi che saranno corrisposti a partire dall’anno prossimo rispetto ai contratti oggetto di rinnovo nel corso di 2025 e 2026. È invece prevista l’imposta dell’1% per i premi di produzione assegnati ai lavoratori nel corso del biennio corrente.

Infine, sono previsti aumenti di circa 20 euro mensili per le pensioni minime percepite da soggetti ultrasettantenni, a partire dal primo gennaio.

Il disegno di legge passerà ora al vaglio della Commissione Europea, la quale si pronuncerà entro il 30 novembre e presenterà eventuali proposte di modifiche al Governo. Al fine di evitare il cosiddetto “esercizio provvisorio”, concernente una forte limitazione dell’utilizzo delle risorse pubbliche da parte dell’Esecutivo, la legge di bilancio dovrà essere approvata da entrambe le Camere categoricamente entro il termine dell’anno solare corrente.

Christian Monti, 5^BE

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