Il prossimo 2 Giugno, in concomitanza della festività nazionale, sarà celebrato l’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, sancita dal risultato del Referendum Istituzionale svoltosi domenica 2 e lunedì 3 Giugno 1946. La cospicua affluenza alle urne (89,10%) ed il coinvolgimento per la prima volta a livello statale del corpo elettorale femminile (che già si era espresso in occasione delle amministrative del 10 Marzo 1946) hanno senz’altro contribuito a fissare nella memoria storica del Paese la portata del mutamento della forma di Governo e della necessità, da molti avvertita, di porre in essere un cambiamento duraturo, basato, in primo luogo, sulla rottura con quanto aveva contraddistinto i decenni precedenti.

Negli anni immediatamente antecedenti, in particolare nel 1944, l’Esecutivo guidato da Ivanoe Bonomi, udito il sovrano, aveva stabilito di rimettere al popolo l’elezione di un’Assemblea Costituente, nominata mediante consultazione diretta a suffragio universale ed a scrutinio segreto, che avrebbe stabilito la nuova forma istituzionale dell’Italia e ne avrebbe redatto la Costituzione, in sostituzione del previgente Statuto Albertino, risalente al 1848. Considerando l’attività bellica in atto ed il coinvolgimento del Paese negli scontri, i cittadini sarebbero stati chiamati alle urne solamente a conflitto concluso; nel frattempo, si sarebbero dovute disporre le opportune revisioni alla legge elettorale, che consentissero alle donne di età non inferiore ai 21 anni il riconoscimento dell’elettorato attivo (sancito il 1° Febbraio 1945, con apposito decreto legislativo luogotenenziale) e, raggiunti i 25 anni, anche passivo (dal 1946).

Il Governo De Gasperi, tuttavia, il 16 Marzo 1946, decide di apportare alcune modifiche al progetto definito da Bonomi, in particolare la scelta tra Monarchia e Repubblica sarebbe stata sottoposta direttamente agli elettori tramite Referendum, mentre l’Assemblea Costituente, eletta con sistema proporzionale, avrebbe mantenuto l’incarico di redigere la nuova Carta fondamentale, sulla base della forma istituzionale preferita dagli elettori. I comizi elettorali vengono dunque convocati per il 2 e 3 Giugno seguenti.

Il risultato che traspare al termine dello scrutinio, per quanto non schiacciante, determina la vittoria della forma repubblicana dell’Italia ed il conseguente abbandono della Monarchia, capeggiata da Umberto II, sovrano in carica dal mese precedente al Referendum e per questo definito in seguito “Re di Maggio”.

Nella notte tra il 12 ed il 13 Giugno 1946, il Consiglio dei Ministri prende atto dei risultati delle urne ed il Primo Ministro in carica Alcide De Gasperi assume le funzioni di Capo Provvisorio dello Stato, incarico pro tempore che manterrà sino all’elezione del suo successore. La mattina seguente, l’ex sovrano abbandona volontariamente il Paese per recarsi in Portogallo, nonostante i ricorsi presentati dai monarchici presso l’Ufficio Centrale della Suprema Corte di Cassazione, la quale si pronuncerà cinque giorni dopo, rigettando le richieste e confermando l’esito della consultazione popolare.

Il 28 Giugno 1946, nel corso della prima seduta dell’Assemblea Costituente, i cui membri erano anch’essi stati eletti in concomitanza del Referendum Istituzionale, si procede alla votazione del Capo Provvisorio dello Stato: Enrico de Nicola sostituisce, quindi, Alcide de Gasperi (che aveva ricoperto ad interim l’incarico) e manterrà tali funzioni sino al 31 Dicembre 1947, per divenire, il giorno successivo, il primo Presidente della Repubblica Italiana, simultaneamente all’entrata in vigore della Costituzione.

Sono trascorsi ormai otto decenni dal Referendum che ha determinato l’attuale forma politica ed istituzionale italiana e dall’elezione di un Parlamento democraticamente nominato dopo le consultazioni del 1921. Come sottolineato in più occasioni dall’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella occorre coltivare con impegno, costanza e fiducia i valori espressi dai Costituenti all’interno della suprema fonte del nostro ordinamento.

Lo stesso Presidente della Repubblica, lo scorso settembre, in concomitanza dell’80° anniversario dell’insediamento della Consulta Nazionale, organo ausiliario nella fase di transizione post-bellica, ha ribadito l’importanza storica e la portata politica e sociale delle decisioni assunte dai cittadini in un periodo ancora relativamente buio della storia italiana, ribadendo nel tradizionale messaggio di fine anno la necessità di non rassegnarsi dinanzi a taluni malfunzionamenti della macchina statale o di spiacevoli eventi nazionali ed internazionali, rivolgendosi in particolar modo ai giovani.

Con l’analisi delle vicende che hanno portato alla corrente forma istituzionale dello Stato e dell’80° anniversario della nascita della Repubblica, si conclude, dopo cinque anni, la mia attività di redattore all’interno di “In Punta di Penna”. Nonostante i diversi cambiamenti a cui il giornalino è inevitabilmente andato incontro in questo quinquennio, a partire dal passaggio dal formato cartaceo a quello digitale, le continue proposte di “In Punta di Penna” ai compagni del Legnani si sono costantemente allargate, coinvolgendo ambiti in precedenza secondari (si pensi al potenziamento della presenza online) ed hanno prodotto un proficuo rinnovamento, favorito anche dall’alternarsi di diverse direttrici e caporedattori. Attualmente, la redazione annovera nel proprio organico decine di studenti, che riconoscono le potenzialità dello scambio e del confronto offerti dalla pubblicazione periodica di articoli, podcast ed altri contenuti, mettendosi in gioco in prima persona per mantenere vivo questo progetto. Le ultime righe si rivolgono ai redattori, che proseguiranno nei prossimi anni la propria attività, ed ai lettori, che con piacere sfogliano mensilmente le pagine (ormai divenute dematerializzate) del nostro giornalino: rivolgo a tutti loro l’invito a perseguire con interesse e determinazione lo sviluppo del percorso personale negli anni al Legnani e in quelli successivi, senza mai dimenticare l’importanza del senso critico e del confronto, in modo tale da analizzare la realtà con “lenti” sempre nuove, in grado di cogliere pienamente la complessità dei fenomeni che, quotidianamente, contraddistinguono la nostra società.

Christian Monti, 5^BE

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