Dopo sette lunghi anni il mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è ormai agli sgoccioli ed il suo ritiro dal Palazzo del Quirinale sembra, da mesi a questa parte, scontato, tanto più che il Capo dello Stato stesso si è espresso di frequente favorevole alla non rieleggibilità della maggiore carica del Paese, riaccendendo il dibattito introdotto da uno dei suoi predecessori, Giovanni Leone.

La data del primo scrutinio è stata fissata per lunedì 24 gennaio alle ore 15 dal Presidente della Camera Roberto Fico ed ora alle forze parlamentari ed ai Grandi Elettori è affidato l’arduo compito di individuare e nominare il suo successore.

Come prescritto dalla Costituzione, si procederà alle operazioni di voto a scrutinio segreto, che, nelle prime tre sedute, richiederanno la maggioranza dei due terzi; sebbene a causa della pandemia molti saranno gli assenti, la soglia delle 673 preferenze previste rimarrà invariata, come anche quella delle 505, decisiva dal quarto spoglio in poi.

In quest’occasione pare che non saranno allestiti i consueti “catafalchi” in legno con tenda di velluto pesante, sostituiti invece da più modeste ma sicure “cabine anti Covid” e voteranno per l’ultima volta ben 1009 Grandi Elettori, rappresentati dalla totalità di deputati e senatori, anche a vita, e tre delegati per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta rappresentata da uno soltanto; in vista dell’applicazione del taglio dei parlamentari approvato con il Referendum Costituzionale del 2020.

Sempre da disposizioni anticontagio, l’accesso alla Camera dei Deputati sarà consentito solo con Green Pass, anche base, ed in Aula rimarranno non più di 200 persone contemporaneamente, nelle tribune potranno accedere invece 106 tra parlamentari e delegati regionali. Gli elettori saranno invitati, in un massimo di 50 alla volta, ad esprimere la loro preferenza in un tempo stimato in poco più di 11 minuti a gruppo.

Per quanto comunicato dalla Presidenza di Montecitorio, gli scrutini avranno una durata media di circa 5 ore ciascuno e non potranno essere ripetuti nella stessa giornata e, come di consuetudine, Rai Parlamento li trasmetterà in diretta in un’edizione straordinaria del Tg1, nonostante sarà possibile seguire le operazioni anche su La7 e SkyTg24.

Tra i possibili candidati figurano principalmente il premier Mario Draghi e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

Per quanto riguarda il centro-destra, Letizia Maria Bricchetto Arnaboldi vedova Moratti e Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato, Marcello Pera e Gianni Letta sembrano essere altre autorevoli proposte dei partiti.

I progressisti invece optano per gli ex Presidenti del Consiglio Romano Prodi e Paolo Gentiloni, l’ex deputato Giuliano Amato, il capo del dicastero della Cultura Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, le ex ministre Anna Finocchiaro e Rosy Bindi.

Tra tutti spiccano poi anche il guardasigilli Marta Cartabia e la senatrice a vita Liliana Segre, la cui ascesa al Colle, sogno di moltissimi italiani, è purtroppo destinato, con elevate probabilità, a rimanere utopia, visti gli innumerevoli impegni che la carica comporta e l’avanzare dell’età.

Questa elezione inoltre aprirebbe due scenari “rivoluzionari”, dati dal passaggio dalla Presidenza del Consiglio a quella della Repubblica, o, finalmente, da una donna Capo dello Stato, evento mai verificatosi nella storia dell’Italia.

Nonostante il tempo stringa, soprattutto in area “dem”, sono ancora molti gli onorevoli ed i senatori che, nel tentativo di non compromettere altre questioni aperte ed in discussione in aula e non solo, continuano a procrastinare le loro intenzioni di voto ed a rimanere alquanto vaghi su quelle dei rispettivi gruppi parlamentari.

I due maggiori candidati, Draghi e Berlusconi, continuano a dividere l’Opinione Pubblica del Paese, la quale, nonostante non abbia a carico la responsabilità dell’elezione, si divide tra ferventi sostenitori dell’uno o dell’altro, rispettivamente il 16% ed il 9% degli Italiani, nonostante siano molti i connazionali che ancora non hanno preso posizione, oltre il 43%, a fronte di un sondaggio realizzato per “la Repubblica” lo scorso novembre.

L’ex governatore della Banca Centrale Europea, nella conferenza stampa di fine anno, ha illustrato come l’Esecutivo possa proseguire tranquillamente anche se non sotto la sua guida, definendosi un “nonno al servizio delle Istituzioni” intenzionato con ogni probabilità a “scalare” il Colle, mettendo in tal modo, almeno in apparenza, i bastoni tra le ruote al Cavaliere, il quale “minaccia” di aprire l’ennesima crisi di Governo se l’avversario dovesse tramare per un trasloco al Quirinale, poiché  ne considera la presenza alla Presidenza del Consiglio fondamentale, specialmente a fronte della proroga dello stato di emergenza.

Draghi si ritrova così ad un bivio, dovendo decidere tra il Colle o Palazzo Chigi, proprio come il suo predecessore Mario Monti che, candidato a succedere a Napolitano, “politicizzò” fondando un proprio movimento a tal punto da dover lasciare ogni speranza ed aspirazione verso l’elezione.

Agli occhi di molti, tuttavia, l’attuale primo ministro non sarebbe altro che un prestanome del vero candidato nell’ombra, probabilmente Luciano Violante, ex Presidente della Camera ritenuto un vero e proprio nemico dei magistrati per via di alcune “indagini” condotte sul loro conto, risulterebbe per questo apprezzato dalla destra per gli innumerevoli procedimenti giudiziari nei confronti di molti leader, anche se comunista.

Certo, i conservatori dovrebbero comunque “ingoiare” un Capo dello Stato di sinistra, e se anche in apparenza sembrerebbero, in parte, disposti a farlo, un ruolo decisivo sarà quello degli assenti, dei franchi tiratori in ambedue gli schieramenti politici e, come spesso accade, di Renzi e del suo partito, che, con i suoi voti, potrebbe determinare anche questa elezione.

Lavoro incessante è quello svolto da Vittorio Sgarbi a Villa Grande, intento nella cosiddetta “Operazione Scoiattolo”, volta alla ricerca di Grandi Elettori pro Cavaliere, con l’obiettivo di convincere telefonicamente molti degli indecisi.

Su tutti i fronti l’impegno è massimo, tuttavia qualora il nuovo Presidente della Repubblica non dovesse essere eletto prima del 3 febbraio, giorno del termine del mandato di Mattarella, la seconda carica del Paese, Maria Elisabetta Alberti Casellati, assumerà pro tempore le funzioni di Capo dello Stato.

Christian Monti, 1^Be

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