“Un carnevale malinconico. Faceva freddo, ma il sole aveva asciugato le strade. Arrivavano, da ogni parte, bambini mascherati. Con vestiti di tulle, i cappelli alla cowboy, i martelli di gomma e le pistole. In Galleria gli studenti urlavano canzoni, fermavano donne. Pensai quant’ero triste…” 

Carnevale del 1955. Milano è immersa nei preparativi per l’imminente festa e nella confusione possiamo trovare Sergio, il protagonista del romanzo, e il suo gruppo di amici, costituito da giovani studenti e lavoratori che trascorrono il proprio tempo libero in una latteria, per proteggersi dal freddo invernale e godersi del buon cognac

Dietro a questa facciata, però, ognuno ha una sua storia, ad esempio il nostro protagonista, Sergio: insicuro sul suo futuro dopo la laurea, sotto pressione per le grandi aspettative che tutti coltivano su di lui e messo in crisi dal suo amore per Giuliana, una ragazza di Genova con cui intrattiene una difficile relazione a distanza, che gli fa chiedere più volte se valga la pena continuare questa storia. 

Leggendo le storie dei personaggi, che vengono raccontate di volta in volta da Sergio, non ho potuto fare a meno di pensare a quante persone incontriamo ogni giorno per strada, soprattutto in una città grande come Milano, e di cui ignoriamo la storia. Oggigiorno, pensiamo che basti andare sul profilo social di una persona per sapere tutto di lei, ma poi ci rendiamo conto che non è così: credevamo di conoscere tutto di tutti, mentre in realtà non sappiamo niente di nessuno, nemmeno delle persone più vicine a noi.  Questa è la stessa impressione che mi ha dato questa compagnia di amici nel libro: per esempio, tutti erano a conoscenza della relazione a distanza di Sergio, ma nessuno dei suoi amici si è mai chiesto o interessato ai suoi veri sentimenti, al profondo amore che provava per quella ragazza o dei suoi dubbi, limitandosi solo a qualche pacca sulla spalla e due frasi fatte. 

Si possono parlare di tanti temi collegandosi a questo romanzo, alcuni anche molto attuali: la gioventù degli anni ’50 confrontata con quella di adesso, la concezione del tempo e il desiderio dell’uomo di godere di tutto ciò che il presente gli offre, il senso di smarrimento e solitudine che si prova anche quando si è circondati da tante persone… Ho preferito, però, parlare di questo argomento perché è quello che mi ha fatto riflettere di più in questi giorni ed è un fatto di cui non sempre l’uomo di oggi è consapevole. 

                                                                                                               Lina Zhao 4BS 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.