Capita spesso di descrivere il calcio come uno sport squilibrato e animalesco, finalizzato a nient’altro se non lo spettacolo e la violenza che, si sa, attira inevitabilmente l’attenzione popolare. Tuttavia, si tralasciano, così, aspetti fondamentali e si generalizza su un tema che lo sport cerca di arginare da anni. È vero, nel calcio sorgono contraddizioni evidenti: se l’obiettivo è il gioco in sé, perché puntare su sponsor, pubblicità, merchandising a prezzi esagerati e mosse azzardate, “da cartellino rosso”, sia in campo sia al di fuori?

Eppure il calcio non è solo questo. Anzi, il calcio non è questo. Innanzitutto, il calcio è uno sport. Questo prevede un regolamento preciso, una certa disciplina, una particolare attenzione per il fisico atletico e una limitazione delle libertà e delle abitudini quotidiane. Al di là degli aspetti economici e delle strategie che personalmente non condivido, il calciatore professionista sceglie una vita diversa sì, ma non semplice. Lo spettacolo e il marketing portano le squadre al limite fisico, come testimoniano i frequenti infortuni e l’evoluzione del gioco stesso. Dopodiché, volendo riflettere anche su un lato più intimo e umano, il calcio non è solo intrattenimento, ma anche condivisione, aggregazione e, perché no, confronto. Basti pensare al tipico bar “all’italiana”, con schermi sintonizzati, circondati da tifosi con volti tesi e a volte sorpresi, con mani nei capelli per disperazione o impegnate in brindisi e abbracci. Inoltre non si può ignorare il carattere nazionale dello sport: un sentimento comune che va oltre il dialetto parlato o la regione di appartenenza. Dove non è arrivata la politica, è arrivato lo sport e quando la Nazionale scende in campo ci si porta la mano sul petto e si canta l’Inno di Mameli; ci sentiamo tutti un po’ allenatori e un po’ giocatori, nonostante la nostra vita umile (a volte complicata) e la bocca sporca di sugo.

Anche dal punto di vista pedagogico lo sport, in questo caso il calcio, ha particolare importanza. Si sa, il gioco di squadra e il confronto con l’avversario sono da sempre aspetti conosciuti per la loro funzione educativa, ma è importante ricordare anche altri elementi che fanno la differenza. Per esempio, il rispetto dei ruoli è fondamentale: solo il capitano può confrontarsi con l’arbitro e deve farlo con rispetto e razionalità. I ruoli stessi, poi, sono assegnati in base a determinate caratteristiche fisiche e mentali: un attaccante deve essere reattivo, sicuro di sé e dotato di una certa fantasia e creatività. Un difensore o un centrocampista deve privilegiare il lavoro di squadra, fornire passaggi “puliti” e possibilità al proprio compagno, costruire condizioni sempre migliori per la vittoria. 

Tutto questo è realizzabile soltanto attraverso la coscienza di sé, del proprio fisico e delle inclinazioni personali e alle relazioni costruite con il resto della squadra. La conoscenza e la riconoscenza reciproche sono aspetti a cui un allenatore vincente non può rinunciare. E’ riscontrabile anche una risposta psicologica, che aiuta i ragazzi e le ragazze ad affrontare i cambiamenti della crescita, soprattutto dal punto di vista coordinativo e logico-spaziale.

Perciò sì, sono innegabili l’esasperazione e la brutalità di alcuni comportamenti a cui assistiamo ogni Domenica…  ma non lasciamo che gli errori personali rovinino questo meraviglioso sport.

Rebecca Guzzetti, 5^ Bs

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