La musica è parte della vita quotidiana di qualsiasi persona: volenti o nolenti, accompagna le nostre giornate. Può commuovere, motivare, rallegrare: i testi e le melodie hanno l’enorme potenziale di influenzare noi e le nostre azioni. Per questo, molti artisti criticano la società in cui vivono nei propri brani, esprimendo la propria rabbia e sperando di indirizzare gli ascoltatori verso un cambiamento.
Di seguito, questo articolo riporta tre canzoni che descrivono problematiche del mondo odierno, considerate importanti per temi, simbolismo o intenzione dell’autore.
Labour – Paris Paloma
Considerata dai critici un inno femminista, è stata pubblicata nel 2024 ed è parte dell’album Cacophony. Il tono è solenne e allo stesso tempo pregno di disperazione incontrollabile. Le parole usate per narrare le condizioni in cui le donne hanno vissuto per secoli, e alle quali sono ancora costrette, sono agghiaccianti.
Inizia con il racconto di una ragazza che si è impiccata e ricorda la propria storia: il desiderio di scappare, i diversi ruoli ai quali si è dovuta adattare per soddisfare il partner e come lo sforzo non è mai stato reciproco : coglie pienamente la stanchezza e rabbia delle donne, l’angoscia per il futuro che le ragazze dovranno affrontare.
Durante un’intervista, la cantante ha detto ciò che vorrebbe suscitare in chi ascolta la traccia:
“I think I want them to feel heard, or held, and whether they’re listening to something like ‘Labour’ and it’s something so angry, I want them to feel like their anger is valid. If it’s something else, I want them to feel comforted, if it makes them cry I want them to feel held while they do that. I hope that my music can serve as a vehicle for a protective sphere in which to feel any emotions that need to be felt.”
“Penso di desiderare che si sentano ascoltate/i, o confortate/i (la traduzione letterale sarebbe trattenute/i, ma in italiano non rende lo stesso significato), e, se stanno ascoltando qualcosa come ‘Labour’, che è così arrabbiata, voglio che sentano che la loro rabbia è valida. Se è qualcos’altro, voglio che si sentano confortate/i, se fa piangere voglio che si sentano confortate/i mentre lo fanno. Spero che la mia musica possa essere veicolo di una sfera protettiva in cui provare tutte le emozioni che si senta necessario provare.”
Welcome to the internet – Bo Burnham
Pubblicata nel 2021, subito dopo la quarantena, cattura la doppia faccia del mondo online da quando Internet è diventato essenziale nelle nostre vite e interazioni sociali
“Welcome to the Internet
What would you prefer?
Would you like to fight for civil rights or tweet a racial slur?
Be happy
Be horny
Be bursting with rage
We got a million different ways to engage”
“Benvenuto/a su Internet
Cosa preferisci?
Vorresti lottare per i diritti o commentare un insulto razzista?
Sii felice
Sii eccitato (la parola usata ha connotazione strettamente sessuale)
Sii sul punto di scoppiare dalla furia
Abbiamo un milione di modi diversi per intrattenere”
Incolpare Internet per i suoi lati peggiori sarebbe decisamente ipocrita, e ritengo che non sia assolutamente questo il senso della canzone. L’internet è il riflesso della nostra società, a tratti più vero della realtà, siccome la possibilità di rimanere anonimi fa sì che le persone si sentano più sicure di esprimere tutto ciò che pensano.
Può essere uno strumento utile, non solo per tutte le sue funzioni, ma anche per osservarci da un punto di vista più obiettivo, comprendere su quali aspetti è necessario lavorare.
Rät – Penelope Scott
Dalla disillusione che il 2020 ha accresciuto nasce Rät: una pungente critica all’elitismo dell’istruzione universitaria, soprattutto negli ambiti stem (science, technology, engineering, maths; scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) e del mondo scientifico in generale, il quale promette un progresso per l’intera comunità, ma porta spesso benefici solo ai più ricchi.
“I was your baby, your firstborn, the hot girl in your comp-sci class
And I was Darwin’s prep school dream, bred, born and raised to kick your ass
I fell for circuit boards, rocket ships, pictures of the stars
If you could only be what you pretend you are
When I said take me to the moon, I never meant take me alone
I thought if mankind toured the sky, it meant that all of us could go
But I don’t want to see the stars if they’re just one more piece of land
For us to colonize, for us to turn to sand”
“Ero la tua neonata, la tua primogenita, la ragazza affascinante nel tuo corso di computer-science
Ed ero il sogno della prep school (in USA una scuola privata che prepara i ragazzi e le ragazze sopra gli undici anni ai college d’elite) di Darwin, concepita, nata e cresciuta per prenderti a calci nel sedere
Mi sono innamorata di circuiti, razzi, immagini delle stelle
Se solo potessi essere ciò che fingi
Quando ho detto ‘portami sulla luna’, non intendevo ‘porta solo me’
Pensavo che se l’umanità avesse girato lo spazio,
tutti sarebbero potuti andare
Ma non voglio vedere le stelle se sono solo un altro pezzo di terra
Da colonizzare, da trasformare in sabbia”
In questa canzone si rappresenta il mondo scientifico come se fosse suo padre, il suo educatore o un compagno di classe, marca l’accento su come la scienza dovrebbe portare benefici ed essere alla portata dell’intera umanità.
Inoltre, sono citati temi ambientali: in nome del ‘bene comune’ e del ‘progresso’: gli sviluppi tecnologici hanno spesso provocato gravi scompensi ambientali, basti pensare alle condizioni delle città inglesi dopo la prima rivoluzione industriale. Oggi sono molti gli obiettivi ecologici e le scelte sostenibili, ma sono spesso ignorate a causa di interessi economici.
Luna Furia 4BS