Pochi giorni fa una delle attività del Presidio della Legalità “Rita Atria”, una delle attività extrascolastiche portate avanti dalla nostra scuola, ha avviato le proprie attività con una presentazione dell’organizzazione a un pubblico di oltre duecento studenti provenienti da quattro scuole saronnesi: il Liceo Legnani, il Liceo G.B. Grassi, l’ITIS Riva e l’ITCS Zappa.
Il nostro presidio è inserito all’interno dell’Associazione Peppino Impastato ed Adriana Castelli: entrambi sono nomi noti nell’ambito dell’ antimafia, anche se il loro modo di agire è stato molto diverso.
Adriana Castelli fu un’attivista bergamasca, importante membro del Movimento delle Agende Rosse, che ha due obiettivi principali: ricercare e diffondere la verità riguardante la Strage di Via d’Amelio, in particolare la sorte dell’agenda rossa di Borsellino, da cui prende il nome il movimento, misteriosamente scomparsa dopo la strage; e fornire assistenza alle persone che, in prima linea, combattono contro le mafie.
Giuseppe Impastato, noto anche come Peppino, operò in maniera molto diversa.
Peppino nacque il 5 gennaio del 1948 a Cinisi, in provincia di Palermo, figlio di Luigi Impastato e Felicia Bartolotta.
La famiglia di Peppino era molto legata alla mafia siciliana, in particolar modo a Cosa Nostra: il padre, il nonno, lo zio ed il cognato del padre, ucciso in un attentato con un’autobomba nel 1963, erano tutti mafiosi. La madre Felicia provò a evitare il matrimonio quando scoprì la vera natura del marito, tuttavia non riuscì a sottrarsi.
A soli quindici anni Peppino ruppe tutti i contatti con il padre, venendo cacciato di casa, e si avvicinò al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, partecipando a numerose iniziative di stampo socialista contro l’espansione dell’aeroporto di Punta Raisi, che avrebbe comportato l’espropriazione di numerosi contadini dalle loro terre. In contemporanea, Peppino maturò anche idee antimafia sempre più radicali.
Proprio per questo motivo, nel 1977, fondò Radio Aut, una radio libera ed autofinanziata operante a Terrasini sulla frequenza 98.800 MHz dove, tramite l’utilizzo di un linguaggio aggressivo, della satira e della beffa, denunciava le attività illegali commesse dalla mafia, in particolar modo il traffico di droga che passava per Punta Raisi.
Il suo programma più noto era “Onda Pazza”, in cui Peppino derideva apertamente i mafiosi, in particolar modo Gaetano Badalamenti, allora “Capo dei Capi”, soprannominandolo “Tano Seduto” che collaborava con il grande capo del “Maficipio”, nome ironico per il municipio, allora infiltrato dalla mafia, per la gestione della città di Mafiopoli, nome satirico di Cinisi, in mano ai clan di Cosa Nostra.
Tramite la beffa Peppino non voleva solo ridicolizzare la mafia, ma anche combatterla a tutti gli effetti. Nelle sue trasmissioni e nei suoi articoli pubblicati su “L’idea Socialista”, il suo giornale sotto l’egida del Partito Socialista, ha anche apertamente denunciato la mafia, affermando: “io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” incoraggiando la popolazione a rompere l’omertà mafiosa, dicendo che: “la mafia uccide, il silenzio pure.”
Nonostante le minacce, Peppino non pensò mai di cessare il suo operato; anzi, si beffava anche di Badalamenti affermando che la sua abitazione distava solo “cento passi” da quella di Peppino, sottolineando che avrebbe potuto ucciderlo in qualsiasi momento, ma che per codardia non lo aveva fatto.
Peppino decise anche di candidarsi alle elezioni comunali di Cinisi nella lista di Democrazia Proletaria, lista di orientamento socialista, unendo idee di sinistra e politiche antimafia nel suo programma.
Tuttavia, per Cosa Nostra questo rappresentò un punto di non ritorno.
Gaetano Badalamenti ordinò l’assassinio di Peppino che, nella notte del 9 maggio 1978, mentre l’opinione pubblica era focalizzata sull’assassinio dell’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, fu rapito, torturato e barbaramente ucciso con ripetuti colpi di un sasso, lasciato poi insanguinato sulla scena del delitto. Il suo corpo fu poi posizionato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, con dell’esplosivo addosso, per farlo passare come un suicidio.
Peppino non seppe mai che la lista ottenne 260 voti e un seggio, che sarebbe dovuto spettare a lui, avendo raccolto 199 preferenze, ma che fu conseguentemente assegnato ad Antonino La Fata.
La versione del suicidio non fu mai accettata dalla madre Felicia e dal fratello Giovanni che iniziarono a scontrarsi con la Procura di Palermo che, nel 1998, riaprì il caso, portando alla condanna di Tano nel 2002 per l’omicidio.
Ancora oggi Peppino, indipendentemente dalle sue posizioni politiche, è ricordato dalla popolazione come un martire e come simbolo della lotta alla mafia. Il 9 maggio viene spesso commemorato dal Presidente della Repubblica. A lui sono dedicati il documentario “Cento passi”, che parla della sua storia, così come Radio 100 passi, nata dalle ceneri di Radio Aut e gestita dalla Casa Memoria Peppino Impastato, e numerose vie nelle città. Nonostante la scomparsa prematura, l’impatto di Peppino è stato immenso e sarà perennemente ricordato come una dei primi a beffarsi della mafia e a infrangere l’omertà mafiosa.