Qualche giorno fa mi sono chiesta se fosse più corretto rendere gratuito l’accesso ai musei piuttosto che pagare fior di quattrini per visitare luoghi di formazione culturale. Rispetto a questo tema, il giornalista d’arte Federico Giannini offre spiegazioni concrete in un articolo scritto il 17 dicembre 2019 e pubblicato sulla pagina “Finestre sull’Arte”. “Musei statali sempre gratis per tutti? Non ce lo possiamo permettere” è il titolo che riassume la sua posizione. Il giornalista racconta che negli ultimi anni c’è stato un acceso dibattito sulla questione. Molti sostengono che i musei dovrebbero essere gratuiti per tutti, allo stesso modo delle biblioteche. Se così fosse, probabilmente aumenterebbe il numero dei visitatori, con potenziali benefici. Inoltre, raggiungere un pubblico più ampio significherebbe consolidare la formazione culturale dei cittadini, contribuendo a creare un paese più istruito e unito. Sono tutte motivazioni valide, ma osservando la realtà ci accorgiamo che i costi di gestione sono elevati e il nostro Paese, a differenza di altri, non è in grado di sostenerli. Questa, in sintesi, è la tesi del giornalista toscano. Innanzitutto è necessario distinguere tra il ruolo dei musei e quello delle biblioteche: i musei offrono un’esperienza talvolta unica, mentre le biblioteche forniscono un servizio. Il museo custodisce opere originali che non esistono in altre collezioni, mentre le biblioteche raccolgono libri stampati in centinaia o migliaia di copie. Per vedere la Primavera di Botticelli è necessario andare agli Uffizi; per leggere il Decameron di Boccaccio basta recarsi in qualunque biblioteca, anche quella della propria città. Detto ciò, è giusto che giovani studenti o 

studiosi possano accedere gratuitamente alle attrazioni culturali, ma il Ministero prevede già ingressi omaggio ed eccezioni per diverse categorie di utenti. Il vero problema sono gli alti costi di manutenzione, restauro, recupero, conservazione e sicurezza, oltre alle spese per il mantenimento generale della struttura. Se il Ministero della Cultura adottasse il modello britannico, che prevede musei sempre gratuiti, si troverebbe a fronteggiare un ammanco di 230 milioni di euro, pari a poco più del 10% del suo bilancio. In Italia questo modello non sarebbe applicabile: il sistema museale è molto diverso e comprende una miriade di piccoli musei sparsi sul territorio, a differenza delle grandi istituzioni come il British Museum o la National Gallery. Inoltre, la capacità di raccogliere donazioni è molto meno sviluppata rispetto al Regno Unito. Le grandi gallerie d’arte italiane, infatti, sostengono economicamente quelle più piccole, e alcune sono già in difficoltà nonostante gli incassi dei biglietti. Estendere la gratuità sarebbe quindi dannoso. Per di più, chi vorrebbe imitare il modello anglosassone spesso si oppone alle sponsorizzazioni dei grandi brand, all’affitto degli spazi o alle raccolte fondi, strumenti invece utilissimi per mantenere un museo in vita.

Condivido il pensiero di Federico Giannini: non è possibile rendere i musei italiani completamente gratuiti. Credo che abbiano bisogno di una rivoluzione, ma non inseguendo modelli utopici e lontani dalla nostra realtà; occorre piuttosto lavorare sul nostro sistema in modo originale e funzionale. Potremmo discutere per ore su questo tema, ma è necessario ammettere che oggi non molte persone sono appassionate di arte. Soprattutto noi giovani studiamo questa materia con poco interesse e, quando osserviamo un’opera, spesso non sappiamo nemmeno chi l’abbia realizzata — e a volte neppure ci interessa saperlo. Per esperienza personale, anche molti studenti dei licei artistici, che dovrebbero amare l’arte e la sua storia, la trovano noiosa e inutile. Dunque il vero problema non è il costo del biglietto, bensì la curiosità che si deve recuperare nei cittadini.

Chi sostiene che i visitatori aumenterebbero in modo massiccio con l’ingresso gratuito, secondo me, cerca solo un pretesto: un ulteriore motivo per cui non renderei gratuiti i musei.

Peracchi Luna, 5AS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *