In data 29 settembre 2021 il governo dell’isola di Taiwan, situata a largo delle coste sud-orientali della Cina, segnala un’incursione all’interno del proprio spazio aereo protetto da parte di un totale di 38 aerei militari cinesi, inclusi bombardieri capaci di rilasciare testate nucleari. Nonostante non sia la prima incursione aerea cinese condotta nel corso del 2021, costituisce la più grande violazione mai subita proveniente dal governo della Repubblica Popolare Cinese ed ha generato numerose tensioni tra la Cina di Pechino e Taiwan che hanno coinvolto in seguito anche gli Stati Uniti d’America.

Ora, per comprendere meglio la situazione, bisogna fare alcuni passi indietro cercando di ripercorrere i fatti storici che hanno preceduto ciò di cui sto raccontando. L’isola di Taiwan si trova da anni collocata in una posizione complicata all’interno dello scacchiere della geopolitica internazionale in quanto, nonostante sia di fatto uno stato indipendente con il nome di Repubblica di Cina, il suo territorio è considerato dal governo della Repubblica Popolare Cinese (la Cina continentale con capitale Pechino) la parte mancante di una Cina non ancora riunificata. Proprio per questo l’isola di Taiwan non è riconosciuta, anche se di fatto lo è, una nazione dalla maggior parte dei paesi dell’ONU, anche perché se uno di loro cominciasse a intrattenere delle relazioni diplomatiche con l’isola, rischierebbe di peggiorare le relazioni con il governo di Pechino stesso.

Malgrado tutto, la causa di queste gravi tensioni internazionali, è dovuta principalmente al fatto che la posizione di Taiwan sia in bilico tra il governo di Pechino, che sta emergendo in questi anni come una nuova superpotenza mondiale e che cerca di inglobare l’isola per riunificare la Cina, e il governo degli Stati Uniti d’America, la cui influente politica estera non sembra chiudere occhio di fronte alla minaccia cinese e si dimostra pronta a tutto pur di difendere l’integrità dell’isola, anche a discapito del suo rivale asiatico. Nei giorni successivi all’accaduto, quindi nel corso di ottobre e novembre, si può intuire, leggendo gli articoli pubblicati dalla CNN e dalla BBC, che si siano verificati due ulteriori avvenimenti che hanno incrementato le già alte tensioni; prima di tutto la presa di posizione di Washington in favore dell’indipendenza di Taiwan in quanto il presidente Biden ha affermato alla CNN che difendere la Repubblica di Cina da ogni aggressione fosse compito degli Stati Uniti e secondo, l’altrettanto aggressiva risposta di Pechino poiché, come descritto dalla BBC, in una videoconferenza tra Joe Biden e il premier cinese Xi Jinping, quest’ultimo ha affermato che cercare di garantire l’indipendenza di Taiwan sarebbe stato come “Giocare con il fuoco rischiando di rimanere bruciati”.  

Stocco Ludovico 3BC

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