Questo articolo contiene Spoiler su Lucifer, Squid game e sulla divina commedia.

Come storicamente sappiamo, la legge del contrappasso prevede la condanna per le anime di scontare una pena che richiama per similitudine o per contrario il peccato commesso in vita.

Per esempio, come vediamo nell’inferno dantesco, coloro che peccarono di lussuria saranno trascinati per l’eternità da un vento tempestoso, che richiama la passione che li ha trascinati in vita.

Questa legge è entrata a far parte della nostra tradizione grazie alle riflessioni di Aristotele, che furono poi riprese dagli autori latini, da San Tommaso, e infine anche da Dante.

Guardando Lucifer e Squid Game si può notare che in entrambi è presente una forma di legge del contrappasso, ripresa, però, in modi diversi dalle due serie.

Come ben sappiamo, queste serie televisive sono relativamente recenti e non hanno aspetti comuni.

Infatti Squid Game parla di un gioco ambientato in Corea in cui 456 persone con ingenti debiti finanziari vengono inviate su un’ isola deserta con lo scopo di vincere un importante somma di denaro.

Quello che non sanno, però, è che tutti coloro che perdono verranno uccisi.

Lucifer invece è una serie riguardante il diavolo che, annoiato e infelice all’inferno, decide di prendersi una vacanza e vivere nei panni di un essere umano a Los Angeles. In quella magica città conoscerà la detective Cloe Decker : il suo primo amore umano.

Facendo varie riflessioni si può appurare che in Squid Game si ha la legge del contrappasso per somiglianza nel momento in cui uno dei personaggi muore.

Come possiamo vedere infatti la legge del contrappasso si manifesta in modo più evidente in vari casi, come quello del personaggio Jang Deuk – Su, che nel secondo episodio vediamo scappare dai malviventi su un ponte e che alla fine morirà proprio nel gioco del ponte di vetro.

Caso meno evidente, invece, e quello di Abdul Ali che nel secondo episodio ruba i soldi del suo capo sotto al suo naso, e che alla fine morirà proprio perché truffato nel gioco delle biglie.

La punizione eterna dell’inferno di Lucifer, invece, non è determinata da un giudizio inappellabile e la pena stessa non è prestabilita.

L’anima, infatti, è condannata all’inferno dal suo stesso sentirsi in colpa quasi a prescindere, dal suo comportamento tenuto in vita. La pena, di conseguenza, consiste nel ripetere all’infinito la situazione che ha scatenato la colpa, generando così una legge del contrappasso per somiglianza stabilita dall’anima stessa.

Si crea, in questo modo, quello che lo sceneggiato chiama “loop infernale”, dal quale si può uscire solo se si perdona sé stessi.

Nell’episodio 3×7, in particolare, seguiamo la storia di un giornalista che si interessa alla vera natura di Lucifer e che tenta di ucciderlo, morendo tragicamente a fine episodio.

Come ultima scena, inoltre scopriamo che il giornalista, una volta all’Inferno, sta rivivendo l’anno peggiore della sua vita: quello. In cui ha tentato di compiere l’abominio di uccidere un uomo o, in questo caso, in diavolo.

Sara Giordani IBC

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