Roma, 12 novembre 2021, la Nazionale Italiana di calcio pareggia con la Svizzera e la qualificazione ai Mondiali 2022 per l’Italia si fa più lontana.

Il cielo di Roma precipita su Jorginho che sbaglia un rigore pesantissimo. Jorginho non ha mai avuto paura di tirare un calcio di rigore, né in nazionale né al Chelsea, ma forse questa volta la responsabilità, l’emozione o la speranza di poter finire con il suo goal la partita si è fatta sentire e la palla non è andata a rete. In pochi secondi Jorginho, da essere il giocatore amato da tutti, il giocatore che ha portato l’Italia in finale agli Europei è diventato colui che ha sbagliato il rigore per la qualificazione ai mondiali. Alcuni dicono che non avrebbe dovuto andare al dischetto, perché il suo viso tradiva paura ed insicurezza. Ma noi chi siamo per giudicare? Sappiamo nel nostro cuore cosa significa veramente tirare un rigore a quei livelli?

Ma se nessuno può sapere come si sentiva in quel momento Jorginho, tutti possiamo immaginare come si sia sentito dopo perché sul suo volto si leggevano rammarico, tristezza e disperazione.  Infatti, dopo aver tirato, si blocca, capisce di aver sbagliato, abbassa il capo, sente su di sé tutta la delusione dei tifosi dell’Olimpico e dei compagni, che però a fine partita lo abbracciano e cercano di consolarlo. Il grande giocatore, candidato al Pallone d’Oro, secondo molti è scomparso. Questo ultimo rigore sbagliato ha cancellato la memoria di molti, che ora non si ricordano più del rigore che ci ha fatto andare in finale agli Europei ma solo di quello che ha compromesso la qualificazione diretta ai mondiali.

Però se è vero, che come canta De Gregori, <<un calciatore non si giudica da un particolare come un rigore ma dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia>> è allora importante ricordare che prima di quel rigore c’è il calciatore professionista che giovanissimo giocava già nei grandi club, e l’uomo che nonostante tutto “non ha avuto paura”.

Soprattutto dovremmo ricordarci che prima di quel fatidico rigore, ci sono stati 90 minuti di partita in cui in campo c’erano 11 giocatori che non hanno saputo né divertire né divertirsi… E allora io voglio dire a Jorginho che, oltre al peso della sconfitta, esiste anche il peso del coraggio, la capacità e la forza di continuare a credere in se stessi e in ciò che si sa fare meglio nonostante le cadute e gli errori, che fanno comunque parte di quella meravigliosa partita che è la vita! E come dice Jovanotti in una sua canzone, <<ricordati che non c’è montagna più alta di quella che non scalerai e scommessa più persa di quella che non giocherai>>

Gaia Elisa Ferrini 2AC (articolo)

Giorgia Borghi 2AC (copertina)

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