Covid19, Corona Virus.

Cos’è Covid19?

Codvid19 tecnicamente è una pandemia che ha colpito il nostro paese, comportando di conseguenza limitazioni imposte al fine di limitare i contagi lungo la penisola, che hanno influenzato considerevolmente la nostra vita nell’ultimo periodo.

Ma Covid19 non è solo questo.

Covid19 sono abbracci mai dati, sono carezze che non hanno mai raggiunto un viso, sono sorrisi mai condivisi, sono rinunce.

È solitudine e rinascita, è crescita interiore, è conoscere millimetro per millimetro le mura della nostra casa e le fondamenta della nostra persona. Sono decine di libri che forse non avremmo mai letto, piante che forse non avremmo mai innaffiato, quadri che non avremmo mai dipinto.

Covid19, la società si ferma, tutti quei ritmi incalzanti, celeri, che mai avremmo pensato si sarebbero fermati, improvvisamente, per qualche mese, cessano di esistere. Il mondo prende una malinconica pausa, e dopo un profondo, mesto ma speranzoso respiro, tutto riparte. Il popolo riprende la sua ciclicità portando con sé qualche cicatrice, qualche mascherina, qualche metro di distanza.

Per tutti i ragazzi, gli studenti, coloro che alle scansioni del globo non ci avevano ancora fatto il callo, la pandemia ha probabilmente regalato qualche lacrima, qualche timore, qualche insicurezza in più.

Forse è la velocità quella contro cui puntare il dito: si passa da un sorriso provocato da un messaggio letto mentre si è sdraiati nel letto della propria stanza, ad un cambiamento radicale che stravolge la nostra realtà quotidiana.

“Per tutta la settimana le attività scolastiche saranno sospese”, e c’è la gioia goliardica, la complicità nel commentare l’accaduto con i compagni, la stessa complicità che nessuno immaginava sarebbe andata perduta. E una settimana diventano due, diventa un mese, diventano sei mesi, diviene un anno, poi due.

Da una parte nemmeno ce ne si rende conto, dall’altra ogni secondo a respirare l’ossigeno di una casa in cui si è costretti, che pare non essere lo stesso del mondo esterno, diventa pesante come un macigno.

Si passa ad osservare i coetanei ogni mattina in pigiama dietro uno schermo, come pesciolini in un acquario, un tasto, un semplice click, può dare a qualcuno la facoltà di sentire la tua voce o meno, di vederti.

Poi presenze intermittenti con classi separate, si ricomincia a nuotare in mezzo a quei pesciolini, ma senza toccarsi, senza togliere la maschera mai.

Ad oggi sembra quasi di intravedere la luce in fondo al tunnel, sono tutti qui, ma, come abbiamo accennato poc’anzi, le cicatrici rimaste non sono poche, lottare contro la timidezza è un compito sempre più arduo dopo aver passato una considerevole quantità di tempo ad interagire con schermi in vetro, dove nessuno ha mai potuto cogliere le nostre fragilità, nessuno ha mai potuto vederci arrossire, una faccina, “una emoji” ha sostituito un abbraccio, delle parole sussurrate all’orecchio o una semplice una carezza.

Sono fermamente convinta che serva molto di più ad estinguere il senso di umanità così profondamente radicato in ciascuno di noi, ed ora è il momento di rispolverarlo, partendo dall’osservare le emozioni negli occhi dei volti ancora celati dietro mascherine che si spera di abbandonare al più presto.

Tutto questo ha un risvolto positivo però: ritornare ad apprezzare i gesti, le piccole cose, è quasi terapeutico; la scuola diventa ancor di più un luogo conviviale e di condivisione, e forse, la mattina, ci si sveglia con qualche sorriso in più. 

Sofia Zambotto 4BS

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