Premessa: la lettera sottostante è scritta in maniera informale e puramente soggettiva,  contenente i miei pensieri e le mie opinioni. 

Cari innamorati e amanti, 

Come state? Come state affrontando questo periodo di crisi? So che alcuni di voi non possono più amarsi guardandosi direttamente negli occhi. Diciamoci la verità: siete voi i veri Emily, e mi dispiace. Il motivo per cui vi scrivo, però, non è per dispiacermi con voi della situazione che state attraversando, ma piuttosto per farvi delle domande.  

Durante i miei sedici anni di vita, non ho mai amato, o meglio, non ho mai provato un amore di tipo erotico per nessuno. Tutto quello che so sull’amore lo so grazie ai romanzi, alle poesie e, soprattutto, alle canzoni; ho notato però delle nette differenze nel modo in cui ogni artista descrive l’amore. Per esempio, voi che ne sapete più di me, potete dirmi se devo pensare che esso sia qualcosa di simile a quello narrato da Ed Sheeran oppure a quello descritto da Lana del Rey, o da Calcutta, o da girl in red… Potrei fare un elenco infinito di artisti contemporanei che almeno in una loro canzone abbiano parlato d’amore, ma qual è la versione più veritiera? Io di certo non lo posso sapere, però, riflettendoci, la conclusione che si può trarre è che l’amore abbia centinaia di forme, migliaia di colori e milioni di sfumature, proprio perché tutti ne danno un’interpretazione minimamente o di gran lunga diversa. 

Ma può qualcosa essere realmente così contraddittorio? Allora, sorge spontaneo quesito spesso richiamato dai miei pensieri: esiste davvero l’amore? Questo pensiero mi rimbomba nella testa da mesi, un po’ come l’eco che fanno gli altoparlanti nell’aula durante le videolezioni. Io sono arrivata alla conclusione che ci sia la possibilità che esso possa non esistere. “Ma che dici! Io amo davvero il mio ragazzo, farei di tutto per lui…” e bla bla, ma pensa, piuttosto, se ciò che provi per lui/lei fosse un’illusione: abbiamo la certezza che l’amore esista, essendo un ente astratto? No. E se fosse solo un sogno creato inevitabilmente nel corso dei millenni, con lo scopo di rendere la nostra esistenza più piacevole, o almeno sopportabile? Mi viene in mente il mito degli Androgini: dopo la separazione, le due metà furono più tristi rispetto a quando erano unite, e vissero con la speranza di trovare l’altra parte persa di sé per essere felici. Ecco, i Greci stessi crearono dei miti per convincersi che, una volta trovata la “dolce metà”, la vita sarebbe stata più lieta. 

Ma la vita diviene davvero più ridente quando si ama, o diventa più complicata e con più restrizioni? Se anche fosse più complicata, si dovrebbe considerare considerare più infelice? Vale la pena sacrificarsi e dare tutto per l’amato, anche se, inevitabilmente, la storia d’amore finirà, prima o poi? Esistono davvero amori che durano per un lunghissimo periodo? Perché l’amore nella nostra società ha un ruolo così importante o, spesso fondamentale? Cosa ne pensate, se vi dico che, secondo me, si ama di più quando non si conosce perfettamente col*i a cui rivolgiamo le nostre attenzioni, e che tutto poi si riduce a un’abitudine? Quando si viene traditi dall’amato, perché ci si dovrebbe tornare insieme? Quando si viene traditi dall’amato, perché non ci si dovrebbe tornare insieme? Perché devono persistere certe regole prestabilite nelle relazioni amorose (per esempio, il fatto di abolire il flirting con persone all’infuori della relazione)? Perché si sente il bisogno d’Amore?  

Queste sono solo alcune delle domande che mi pongo spesso e a cui spero di trovare una risposta non appena ne avrò la possibilità; spero anche di aver dato almeno qualche spunto di riflessione su un argomento così misterioso.  

Aspetterò con ansia le vostre risposte, 

Un bacio virtuale 

Francesca Angelillo 3AL 

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