Uscito nel 2009, Avatar di James Cameron non è solo un film di fantascienza, ma una vera rivoluzione cinematografica che ha cambiato il modo di fare cinema per sempre.

La saga segue la storia di Jake Sully, un ex marine costretto su una sedia a rotelle che viene inviato sul pianeta Pandora per partecipare al programma Avatar. Grazie a un corpo creato in laboratorio, un vero e proprio avatar, Jake entra in contatto con la popolazione indigena Na’vi che popola il pianeta. Rimane talmente affascinato da loro che decide di diventare uno di essi e di schierarsi contro gli umani che minacciano la loro terra.

Perché Avatar è stato un film così rivoluzionario?

Prima di tutto bisogna dire che Avatar è in grado di trattare diverse tematiche in maniera molto originale. Temi come il rapporto uomo–natura, il rispetto per culture diverse ed il colonialismo sono punti chiave dell’intera narrazione. Cameron vuole far riflettere lo spettatore sulla minaccia che l’uomo rappresenta per il pianeta, e per farlo ambienta la storia su Pandora, un 

mondo che richiama in modo più che evidente la Terra.

Oltre all’impatto psicologico che il film intende avere sul pubblico, Avatar è senza dubbio un capolavoro anche dal punto di vista della realizzazione grafica. 

Tenendo conto che il primo film è uscito nel 2009, quando le innovazioni tecniche non erano ancora così sviluppate come oggi, la tecnologia utilizzata da Cameron ha 

cambiato il modo di fare cinema e dei videogiochi 3D negli anni successivi.

Cameron ha messo a punto un sistema di motion capture grazie al quale riesce a catturare i movimenti del corpo e le espressioni facciali degli attori, attraverso apposite tute dotate di sensori. Le riprese vengono poi trasferite in digitale, rielaborate e renderizzate, creando modelli virtuali. Questo processo consente ai personaggi di assumere sembianze più realistiche e movimenti più naturali.

Per la realizzazione di Avatar è stato necessario ricorrere anche alla performance capture, un ottimo metodo per catturare meglio espressioni facciali e movimenti più specifici di mani e occhi, oltre che per girare scene sott’acqua, che rappresentano la vera sfida del secondo capitolo (Avatar: la via dell’acqua).

Proprio per questo motivo il regista ha dovuto aspettare oltre 15 anni prima di poter girare il primo film, poiché negli anni ’90 ancora non c’erano i mezzi necessari per realizzare il suo progetto.

Tutti i film della saga superano le tre ore di durata: la loro realizzazione richiede un budget elevatissimo e, soprattutto, anni di lavoro e sviluppo.

Fortunatamente tutti gli sforzi di James Cameron sono sempre stati riconosciuti, anche per i sequel. Tuttavia, ad oggi il primo film di Avatar è ancora in cima alla classifica dei film con più incassi di sempre: con un guadagno di 2,92 miliardi di dollari, si conferma il film con più successo di sempre.

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