Negli ultimi giorni è arrivata una notizia che ha sorpreso e meravigliato tutti i fan dell’animazione nipponica : la conferma dello Studio Ghibli che Miyazaki è al lavoro per un nuovo film. Miyazaki nel 2023 aveva annunciato il proprio pensionamento dopo la produzione di “Il Ragazzo e L’Airone”, ora però è tornato al lavoro per il suo capolavoro finale.
In attesa della nuova pellicola di Miyazaki ripercorreremo la storia del regista nipponico e dei suoi più importanti successi.
L’INFANZIA DI H.MIYAZAKI
La storia di Hayao Miyazaki inizia nel 5 gennaio 1941 ad Akebonocho (Tokyo) nel pieno del secondo conflitto mondiale, nato da Katsuji Miyazaki che si stava arricchendo grazie all’azienda di famiglia che produceva componenti per gli aerei e i caccia “Zero”, fondamentali nell’areonautica Giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Hayao fin da piccolo si rese conto della differenza e della sua distanza economica dalla gente povera, e per lui fu ed è tuttora impossibile non sentirne il peso e il senso di colpa : in un’intervista disse che da bambino detestava l’idea che il padre si guadagnasse da vivere contribuendo alla guerra.
La madre invece era una donna molto colta la quale ,però, poco dopo la nascita di Hayao fu costretta in ospedale per nove lunghi anni a
causa di una tubercolo, e questo segnò profondamente Miyazaki tanto che nelle sue opere ricorre spesso una figura materna o femminile con gravi problemi di salute (come nel “Il Mio Vicino Totoro”, oppure in “Si Alza Il Vento”).
Miyazaki, per questo, si staccò presto dalla sua famiglia.
Nel 1944 ,durante un’evacuazione di Tokyo, la famiglia Miyazaki fu trasportata in maniera privilegiata in un rifugio e durante il percorso una signora si mise a correre dietro l’automobile che trasportava la famiglia di Hayao implorando di essere trasportata non venendo ,però, accolta : Miyazaki se ne incolpò terribilmente dicendo in una sua intervista:”se ci fosse stato un bambino capace di dire falla salire, penso che un padre e una madre avrebbero fermato l’auto”.
Miyazaki forse si perdonò solo con la nascita del figlio Goro, che gli permise di tagliare i rapporti con la sua famiglia il cui comportamento disumano lo aveva tanto distrutto nella sua giovinezza.
Durante i primi studi, dal 1947 al 1952, Hayao venne conquistato dai manga, primo tra tutti Sabaku No Mao (The Devil Of The Desert) di Tetsuji Fukushima, pubblicato a puntate sul mensile “Hounen Shoujo Bokeno”. Questo manga fu il primo amore di Miyazaki, e influenzerà varie opere come “Laputa Castello Nel Cielo”. Dall’amore per i manga all’amore per l’animazione fu un passo breve per Miyazaki, che dopo un periodo di pausa prima del college si buttò da cima a fondo nell’animazione, riuscendo ad essere assunto dalla Toei Animation negli anni ‘60.
LE OPERE
Miyazaki lavorò per qualche anno come intercalatore, cioè disegnatore delle scene in mezzo a due frame, e nel 1964 ottenne l’incarico di capo animatore.
La prima serie di Miyazaki fu Shonen Ninja Kaze no Fujimaru (Fujimaru of the wind), conosciuta in occidente come Kid Samurai, tratta dai fumetti di Sanpei Shirato e andata in onda dal 1964 al 1965.
La storia non è originale di Miyazaki però rientrava pienamente nei canoni e nel gusto dell’epoca : la produzione animata nipponica, forse per le ferite aperte lasciate dalla guerra, era profondamente segnata dalla sofferenza e del continuo scontro tra il bene e il male che cercano di prevalere sull’uomo.
In Kid Samurai,Fujimaru ha il potere del Vento e lo usa per opporsi al Male, ed è deducibile che il Vento rappresenti il Soffio Vitale, ovvero l’anima che ha il potere di non far prevalere il Male sulla razza umana.
Dopo questa serie Miyazaki produsse altre svariate serie come per esempio “Sally la Maga”, “Sarutobi Ecchan”, “Panda! Go, Panda!” che gettò le basi per il personaggio di Totoro, “Marco, dagli Appennini alle Ande” ambientato nella nostra Italia e una su tutte “Heidi, La Ragazza delle Alpi” (Arupusu no shojo Haiji), basata sull’omonimo romanzo per ragazzi scritto nel 1880 da Johanna Spyri e trasformata in serie Tv nel 1974 con la regia di Takahata e le scene e il layout di H. Miyazaki. Heidi è descritta dallo stesso Miyazaki come creatrice di un’era, e ha trovato il suo inaspettato successo grazie alla semplicità, le puntate infatti non raccontano eventi roboanti, ma una semplice vita quotidiana di una bambina orfana in campagna che lavora, gioca con l’amico Peter, piange, ride, sente il disagio della diversità di essere orfana rimanendo,però, il simbolo della bontà e della purezza dei bambini.
Dopo Heidi susseguirono altre svariate serie Tv, fino ad arrivare al 1979 quando riuscì ad ottenere la regia del film ispirato alle avventure del ladro-gentiluomo. Nasce così Lupin III “Il castello di Cagliostro”, definito da Steven Spielberg il più grande film d’avventura mai realizzato.
Ad affascinare Miyazaki fu la modernità di Lupin, figlio del suo tempo e anticipatore di tendenze e i sentimenti del decennio successivo, cioè gli anni ‘80.
Lupin nel film è umano, semplice, ingenuo ma abbastanza intelligente per accettare le sue debolezze, prima tra tutte l’amore per Margot, e la sua tendenza a fare il ladro forse solo per il piacere dell’avventura e l’adrenalina di correre il rischio di scoprire nuove situazioni e nuove soluzioni per esse.
Nel frattempo si viene a formare lo Studio Ghibli e dopo “Nausicaa nella valle del Vento” e “Laputa Castello Nel Cielo”, nel 1988 venne prodotto “Il Mio Vicino Totoro”, simbolo dello Studio Ghibli.
Forse non è il miglior film di Miyazaki però racchiude completamente la sua essenza, un universo poeticamente credibile, eppure senza regole, sintetizza poesia, nostalgia, il legame con la famiglia e il rispetto della sacralità della natura della cultura giapponese, in quanto Totoro è uno spirito protettore della foresta che si mostra solo alle protagoniste, due sorelle Mei e Satsuki, trasferitesi insieme al padre in campagna per restare vicino alla madre, costretta a stare in ospedale.
Nell’universo di Totoro il punto di vista dei bambini è la chiave di volta, infatti i “Nerini del Buio” e lo stesso Totoro si prostrano solo ai bambini e davanti alla loro purezza, alla loro spensierata gioia e alle loro lacrime.
Miyazaki ha voluto inserire in questo film un messaggio molto forte : lo stesso Hayao disse “c’è un legame tra la profondità della natura e quella del cuore umano, incomprensibile e misterioso, un legame che va tutelato.”.
L’impatto del film “Il Mio Vicino Totoro”, in Giappone e non solo, Totoro è diventato simbolo della sacralità della natura ed è ormai una mascotte in tutto il Sol Levante, con associazioni come Totoro no Furusato Foundation che tutela la Foresta di Sayama, che negli anni ha raccolto più di 3 milioni di dollari.
“Una città che la gente desideri visitare. Un cielo nel quale la gente voglia volare. Un rifugio segreto che noi stessi vorremmo. E un mondo edificante, senza problemi e agitazioni. Una volta, la Terra era un bel posto. Facciamo un film così”.
Queste sono le parole che Miyazaki spese per descrivere l’intenzione e il lavoro dietro a “Porco Rosso”, prodotto nel 1992 che riprende e approfondisce alcuni dei temi fondamentali di Miyazaki, tra volo, guerra e condanna al fascismo. Descrivere Porco Rosso è quasi un’impresa impossibile :questo film è il simbolo della libertà, un inno alla felicità, all’emancipazione femminile, e al disgusto verso la malvagità umana.
Il protagonista è Marco, un aviatore che combatte nella prima guerra mondiale nei cieli dell’Italia, il quale dopo la Prima guerra mondiale si trasformò in un maiale, il perchè non ci viene spiegato però è intuibile che Miyazaki abbia scelto il maiale come simbolo del disgusto, infatti la nostra società vede da sempre il maiale come un animale sporco, e in questo caso Marco diventa disgustato dall’essere umano dopo aver visto di cosa è capace durante La grande guerra, nella quale tutti i suoi amici hanno trovato la morte.
Iconica è diventata la frase pronunciata da Marco nel momento in cui un ufficiale dell’aeronautica italiana gli chiede di tornare a combattere :“Preferisco essere un maiale, che essere un fascista”.
Con “Porco Rosso” Miyazaki cerca di farsi perdonare, da tutto il dolore inflitto dalla sua famiglia nella Seconda guerra mondiale di cui anche lui si sente pienamente colpevole, e infatti a fine film Marco riesce a cambiare e si intravede nella sua ombra la sua figura, tornata umana, grazie a un bacio di Fio, personaggio fondamentale per tutta la storia che svolge il ruolo di aiutante del protagonista. Il finale è aperto, nel quale si può decifrare che Marco riesce a superare i sensi di colpa e il disgusto per l’essere umano grazie all’amore.
Nel 2001 Miyazaki e lo Studio Ghibli produssero “La Città Incantata”, un vero e proprio capolavoro, vincitrice di un Oscar e citata da Quentin Tarantino come uno tra i 20 film più belli di sempre, insieme alla “Principessa Mononoke”.
Nella “Città Incantata” la protagonista Chihiro è una ragazzina normale, a tratti mediocre che nella vita potrebbe diventare qualunque cosa, e che però si trova nel limbo pre-adolescenziale, con la sua tipica patina di incertezza. Miyazaki si era infatti accorto che nessuno, tantomeno lo studio Ghibli, parlava ai ragazzi che si trovano nel momento nel quale l’infanzia sfuma nell’adolescenza, e grazie a questa presa di coscienza decise di donarci “La Citta Incantata”, una pellicola prodotta per rispondere alle esigenze d’avventure e di protagonismo dei ragazzi che si trovano in questo limbo.
Tutto il film si basa su delle metafore, infatti inizia con la famiglia di Chihiro che trasloca, e lei che non vuole lasciare quello che già conosce. Sbagliando strada la famiglia si ritrova in un parco divertimenti abbandonato passando una lunga e buia galleria. Addentrati nel parco i genitori di Chihiro vedono un banchetto al quale si saziano e peccano di gola, Chihiro non si lascia andare a nessun piacere e va in esplorazione ed appena torna dai suoi genitori li trova trasformati in maiali. Viene quindi trasportata da un traghetto trasporta spiriti dall’altra parte del fiume, dove entra nelle terme, nelle quali grazie a Kamagi e Rin riesce ad ottenere un contratto come lavoratrice sotto la malvagia strega Yubaba, perdendo il proprio nome e diventando Sen.
Sen grazie alla sua purezza porterà l’umanità fuori da quel mondo corrotto e sporco.
Il suo primo cliente fu lo spirito del cattivo odore che si rivelerà poi uno spirito di un fiume inquinato, di nuovo il forte richiamo di Miyazaki alla salute dell’ambiente. Il secondo è il misterioso e mascherato Kaonashi, il quale è stato fatto entrare da Sen per gentilezza, ma quella maschera nasconde un mostro che alimentando l’avidità degli uomini, finisce per divorare tutto quello che incontra, solo Sen non verrà mossa dalla sua ricchezza e dal suo potere, il resto è magia, storia e amore, mai esplicito e mai coronato, però presente tra Sen e Haku.
Moltissime sono le chiavi di lettura di questo film, che si pone come fondamenti della filosofia Ghibli : torna il potere dei bambini e delle donne,la forza del divenire, torna l’amore come dono, la passione come motrice e la responsabilità come progresso.
Nel 2013 Miyazaki produsse “Si Alza Il Vento”, il quale doveva essere il suo ultimo lungometraggio, però a sorpresa di tutti, dopo svariati anni di lavoro, nel 2023 fece uscire “Il Ragazzo e L’airone”, un misto tra la sua infanzia e il libro “Voi Come Vivrete” di Genzaburo del 1937, che racconta le vicende di una quindicenne alle prese con il passaggio alla vita adulta.
Dopo essersi guardato alle spalle con “Si Alza Il Vento”, nella sua dimensione onirica e sognatrice, Miyazaki ha deciso di pensare al futuro, ha preso le basi del volume che ha letto da bambino, lasciando sospesa la domanda:”Come si vive quando ci lasciano le persone che amiamo? Come vivranno i suoi affetti dopo la sua morte?”, infatti “Il Ragazzo e L’airone” è un lascito al nipote.
L’interrogativo però è più ampio, infatti dopo “ Si Alza il Vento”, nel quale riflette il modo in cui ha vissuto, invitando gli spettatori a fare altrettanto, nel quale ci ha mostrato la forza del sogno ma anche i sacrifici necessari per la sua realizzazione, ora invece riflette su come vivranno i suoi cari e quale sarà la sua eredità umana e artistica.
“Il Ragazzo e L’airone” dominò agli Oscar vincendo il premio come miglior film d’animazione.
Lo Studio Ghibli sta lavorando ad un film basato sul “Corvo” di Edgar Allan Poe, e Miyazaki ha commentato dicendo che gli piacerebbe lavorare insieme a loro.
Nulla è certo, sicuramente la motivazione e la dedizione al lavoro di Miyazaki non mancano. Chissà quale sarà l’ultimo lascito del maestro Hayao, purtroppo noi possiamo solo aspettare e sperare che il nuovo lavoro del regista nipponico esca il più presto possibile.
Gabriel Pelliccioli 4°Bs