A dir la verità di latino non capisco proprio nulla: tutte le declinazioni, le coniugazioni, le desinenze e i casi!! A parte “Habemus papam”, l’unica cosa che mi resta in mente è “Carpe diem”, che, per chi non lo sapesse, significa “Cogli l’attimo”. Basandosi su questo detto è stato girato anche un film, “L’attimo fuggente” (che, non per fare sponsor, consiglio di vedere). Ma cosa significa cogliere l’attimo?
Ho tre punti principali per rispondere a questa domanda.
Innanzitutto ritengo che sia un messaggio che accomuna qualunque pezzo del puzzle che compone la nostra vita: dalla scuola, al lavoro, alle amicizie ecc.
In secondo luogo, credo che dobbiate contestualizzare questo pensiero così: siete in mezzo al nulla, attorno a voi c’è solo erba, qualche albero e delle rotaie arrugginite, nient’altro. Avete tante cose che vi frullano per la testa, come, ad esempio, una meta da raggiungere, un sogno da realizzare o un semplice giretto attorno al mondo che vi farà poi tornare nell’esatto punto di partenza, in cui ci sono solo alberi ed erba. L’unico problema: non avete niente con cui muovervi, se non le vostre gambe, ma siete sfiancati dalla camminata compiuta per giungere in quella steppa vuota. Ovviamente, tutta questa stanchezza vana vi provoca molta rabbia e dolore ad ogni muscolo del corpo, perciò vi buttate giù sull’erba secca di quella distesa chiamata “quotidianità”. I giorni passano e voi siete ancora lì, fermi, immobili. È notte fonda, quando un leggero stridio di ferro, accompagnato da un movimento d’aria, vi fa rabbrividire. Siete in dormiveglia e non avete nessuna intenzione di alzarvi, perchè ancora presto, perchè vi fanno troppo male le gambe, ma vi incuriosisce il fatto che dal nulla sia arrivato quel rumore, come di un treno sulle rotaie, e quella folata di vento, che chiameremo “possibilità”; finalmente vi decidete ad alzarvi e ad aprire gli occhi, vi guardate intorno: è arrivato il vostro attimo fuggente, scegliere di cogliere o lasciare andare.
Ah, scusate, in terzo luogo, dico che le possibilità arrivano, ma durano veramente un solo attimo e sono silenziosissime, per questo è difficile captarle e approfittarne o, per lo meno, è difficile riuscirci tutte le volte. Tutto dipende da chi sta aspettando a lato del binario, perché quel treno potrebbe anche fare un rumore assordante e scatenare una bufera, senza suscitare interesse.
Concludo dicendo che la questione “carpe diem”, secondo me, è ricordarsi di salire su tutti i treni, se il capolinea è la nostra felicità.