Quando convivi sin da molto piccola con uno sport a livello agonistico, impari a metterti in discussione sin dai primi tempi. Impari a dare il massimo in tutte le vasche, sudando anche quando la voglia è poca e gli obiettivi sembrano irraggiungibili. Impari che per essere atleta con la “A” maiuscola devi fare dei sacrifici: rinunciare a feste e uscite, rinunciare a pasti e svaghi, rinunciare a tempo libero e sonno. Impari quanto i numeri siano importati, arrivando a fare i conti anche solo con i centesimi. Impari a trasformare il paragone con gli altri in un gradino di crescita e visione differente, migliore. Impari a viaggiare e muoverti da sola, per gare e trasferte, costruendo un bagaglio di esperienze che il tempo renderà ricordi malinconici. Impari che sono gli errori che si fanno in gara lo spunto per migliorarsi, e che solo attraverso la loro comprensione e la loro rielaborazione riuscirai a sbloccarti. Impari a fare della squadra la tua seconda famiglia, a fare della piscina la tua seconda casa, dello spogliatoio la tua seconda cameretta e dell’acqua il tuo “posto sicuro”. Impari a dosare le emozioni, a gestirle, prima in allenamento e poi in gara. Impari a diventare grande, forse un po’ prima degli altri, consapevole che quello che fai è grande e non spesso compreso da tutti. Impari l’ascolto, delle persone più grandi e delle loro esperienze, e anche l’ascolto di te stessa, del tuo fisico e della tua testa. 

E così ho dovuto ascoltarmi anche io, per l’ultima volta, e ho dovuto scegliere di lasciarlo andare. Dopo dieci anni, non rimettere piede in vasca il primo giorno di settembre mi ha turbato parecchio e ancora mi devo abituare alla nuova routine. Il fatto è che sono ancora convinta che avrei potuto continuare, ma poi penso a quanto ci abbia riflettuto a riguardo e che la mia è stata una scelta fatta non tanto perché lo volessi, ma più perché ho pensato fosse la cosa più giusta per stare bene. Ci ho pensato fino allo sfinimento, credetemi, quando ancora non erano reali e percettibili le conseguenze, e, nonostante il nuoto continuerà a far parte delle mie giornate, non penso che mai passerà il rimorso per aver lasciato il mondo dell’agonismo. Allora, quando ancora faccio fatica ad accettare questa scelta e necessito di autoconvincermi che ho fatto ciò che è giusto, metto da parte i pensieri verso tutto quello che il nuoto mi ha regalato in questi anni, dalle emozioni più incredibili fino all’insegnamento dell’amore più puro; così posso far spazio a quello che invece, inevitabilmente, questo sport mi ha tolto, a ciò che non mi ha più restituito e, infine, a ciò che poteva essere e che ormai non sarà mai più.   

Per un’atleta, accettare i cambiamenti della propria persona, spesso dovuti a condizioni esterne dalla sfera sportiva, è un processo lungo, doloroso, in salita e ricco di autocoscienza. Si arriva ad un momento del percorso natatorio nel quale andare in piscina diventa così pesante, fisicamente, ma soprattutto mentalmente, che si preferisce stare a casa – cosa inimmaginabile per i “noi” del passato. Si raggiunge uno stato di esaurimento, stanchezza e continua insoddisfazione verso qualcosa che prima, invece, ci stimolava talmente tanto da non farci pensare ad altro. Nasce il desiderio di voler ritornare indietro nel tempo, in particolare a quando il nuoto era al centro della nostra vita e a quando i pomeriggi senza di lui sembravano persi. Si raggiunge uno stato di rifiuto verso quello sport che ci ha accompagnato per tutta la vita – il nostro sport, il mio. 

Adesso non riesco più ad entrare in acqua tutti i giorni: non trovo più soddisfazione nel fare allenamenti di ore ed ore, ma nuoto solo quando la voglia urla. A volte preferisco fare palestra, oppure provare altri sport, e non piango più per degli allenamenti o delle gare andate male. L’acqua è ora un passatempo e non più un dovere verso la mia ambizione perfezionistica o i sogni della me piccolina. Ho notato che trasmettere la mia passione ai bimbi o ad altre persone mi rende davvero felice, e dedicarmi alla piscina in cui nuoto da sempre mi fa sentire soddisfatta e utile. Ma sono consapevole che c’è stato un tempo in cui spaccarmi di allenamenti era l’unica soluzione per mettere a tacere tutto il dolore e l’ansia che avevo dentro. C’è stato un tempo in cui, se non vedevo la piscina per un giorno stavo male, e se non riuscivo a raggiungere i miei obiettivi mi disperavo per ore. C’è stato un tempo in cui ero fiera dei miei 7km al giorno e in cui mi sentivo bene, sempre più fluida e a mio agio in vasca. C’è stato un tempo in cui ero convinta di potercela fare a raggiungere ciò che sognavo, e uno in cui ero anche convinta che il nuoto avrebbe costituito il mio futuro. C’è stato un tempo in cui nessuno o niente poteva impedire alle mie gambe di battere, alle mie braccia di girare, al mio corpo di avanzare, ai miei denti di stringersi e alla mia testa di superarsi. 

L’acqua non mi vedrà più tuffarmi per prima dopo aver sentito il “DENTROOO” del mio allenatore, non mi accoglierà più dopo una lunga e orribile giornata a scuola, non mi consolerà più dalle fatiche e dalle fragilità della mia persona, e non mi occuperà più i pensieri anche fuori dalla vasca. L’acqua non sentirà più le mie lamentele per l’allenamento troppo difficile, ma non sentirà neanche più i gossip tra una serie e l’altra con i compagni di corsia, i confronti con allenatori e amici, i miei racconti e le mie tante parole rispetto a milioni di argomenti differenti; non sentirà più la gioia con la quale la spostavo e non mi sentirà più farne un solido appoggio per il mio corpo stanco e felicemente esausto dalla sua messa alla prova. 

L’acqua però mi trasmetterà per sempre la sua forza attrattiva e reciproca sarà per sempre la mia attrazione verso di lei. L’acqua è stata, è ora e sarà per sempre parte di me, della mia vita, dei miei ricordi e dei miei racconti. L’acqua mi ha cresciuta e ha trasformato la piccola bambina con la cuffia troppo grande per la sua testolina, in una ragazza capace di viverci al suo interno per ore. L’acqua mi ha cambiata e fatta diventare la persona che sono ora, perché io sono acqua e per sempre lo sarò. 

                            Irene Bettin, 5Be

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *