Quando si nomina il carnevale, alla maggior parte delle persone vengono subito in mente le maschere e gli abiti sfarzosi di quello veneziano. 

Proprio per questo, ogni anno, migliaia di persone partono e giungono alla Serenissima per vederla piena di persone che si pavoneggiano con i loro costumi in piazza San Marco. 

La tradizione del Carnevale di Venezia ha origini molto antiche: non si sa di preciso quando incominciò, ma sappiamo solo che la prima volta in cui la parola “carnevale” comparve risale a un documento del 1094; inoltre, esistettero altre festività con dei festeggiamenti simili prima del Carnevale stesso. Infatti, già all’epoca dell’antica Roma, si festeggiavano i Saturnali, delle feste dedicate a Saturno e a Plutone, caratterizzate da abbondanti banchetti, danze e divertimento, e alle quali potevano partecipare uomini e donne di ogni ceto sociale (persino gli schiavi, che per quei giorni  venivano considerati liberi). 

Nel periodo che va dal Giovedì Grasso al Martedì Grasso, l’immagine delle maschere e dei costumi veneziani ci circonda: quando guardiamo il telegiornale o quando scrolliamo i post su Instagram, appaiono qua e là dei faccioni, solitamente bianchi, decorati con pietre colorate, strass e brillantini. Anche nell’antichità le persone si travestivano durante il carnevale: uomini, donne, bambini, ricchi, poveri, stranieri, locali; tutti indossavano un costume o almeno una maschera! 

Ecco qui le maschere più tradizionali e più indossate: 

La Bauta 

La Moretta 

La Gnaga 

 Il medico della peste

La maschera, una volta indossata, conferiva a ognuno un velo di mistero: secondo me, il mistero, all’epoca, consisteva in un qualcosa di necessario, poiché, soprattutto nel ‘700 ( il secolo d’oro del Carnevale di Venezia), molti non potevano più sopportare le restrizioni sociali che spesso venivano imposte; svagarsi senza subire delle conseguenze di tipo sociale era una liberazione, soprattutto per i nobili, per l’alta borghesia e per le donne.  

Francesca Angelillo 3^AL 

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