Il consumismo è un fenomeno economico-sociale caratteristico delle nazioni più industrializzate e consiste nell’acquisto incontrollato di prodotti non necessari per la nostra personale confortevolezza. Ciò è causato dall’esponenziale evoluzione delle tecniche pubblicitarie, le quali riescono a condizionare le persone a tal punto da far credere che l’acquisto di un determinato bene sia necessario; e ciò comporta un aumento della produzione. Detto ciò, non vi pare che ogni strumento digitale, che noi abbiamo a disposizione sappia tutto quello che noi desideriamo ottenere in quell’istante? 

Per esempio, io sono solito cantare nel mio tempo libero e ho effettuato delle ricerche per acquistare un microfono nuovo. Dopo qualche giorno, girovagando su YouTube ho trovato delle pubblicità di prodotti molto simili a quello che avevo acquistato in precedenza, e ciò mi ha incentivato a visionarle. A me non ha causato alcun tipo di smanie secondo le quali avrei dovuto comprare necessariamente quei microfoni, ma per molte persone non è così. Osservando le azioni di chi mi circonda, ho potuto notare una concezione molto materialista del nostro pianeta, dove conta soltanto avere soldi o comunque dare una parvenza di ricchezza. Questa situazione è causata dall’idealizzazione dell’essere umano da parte dei social, della televisione e dei media in generale. Questi mezzi di comunicazione mostrano un modello da imitare, e se non viene replicato in modo dettagliato la persona non vale più nulla. Ci stiamo consumando sempre più e quando saremo polvere forse ci accorgeremo di ciò che in realtà siamo. Lì incomberà un bivio: o verremo spazzati via dal vento oppure la polvere si raggrupperà e darà vita ad un qualcosa di vero. 

Il Natale si inserisce quindi in questo discorso come un insieme di contraddizioni: è a tutti gli effetti una festa, e per giunta religiosa, ma è oramai diventata prevalentemente un’occasione economica. Questo è evidente in ogni ambito: siamo costantemente assaliti da immagini pubblicitarie di ogni tipo, partendo dal cibo, passando per i regali e arrivando alla sfera sociale in generale. Il nostro approccio risulta condizionato dal desiderio (indotto?) di “comprare, comprare, comprare”. 

La differenza tra il Natale dei giorni nostri e quello degli anni anteguerra è spiccato: al tempo i bambini non desideravano i tanti e costosi regali di oggi, si accontentavano di giocattoli semplici e qualche dolciume. Il boom economico ci ha quindi spinti a desiderare sempre di più (e qui entra in gioco anche la pubblicità, che condiziona veramente tutti), pena il sentirsi inferiori ai coetanei soddisfatti. 

Quindi, fino a che punto risulta un’occasione di celebrazione? Probabilmente non è soltanto “colpa” dei commercianti, in quanto risentiamo delle tradizioni filosofiche del nichilismo e del materialismo, che hanno permesso in primo luogo l’esistenza di tale mentalità. In generale fa quindi riflettere il contrasto tra il Natale considerato come celebrazione religiosa e il Natale come attività di divertimento, in quanto le due accezioni sembrano inconciliabili a prima vista, anche se non troppo dissimili di fondo (lo spirito del donare è comune). 

In conclusione, non è certamente sbagliato passare bene questa festività, che dopotutto si concentra sull’altruismo (“a Natale siamo tutti più buoni”) e in generale la felicità e l’allegria, ma è l’ennesima dimostrazione di come il consumismo permea ogni dimensione umana nei Paesi sviluppati. 

Prina Aleksandra 5AE e Davide Telazzi 3FL

2 pensiero su “NATALE E CONSUMISMO: UNA RELAZIONE TUTTO MENO CHE ANGELICA”

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