Ma quindi é davvero l’ultima volta?

Allora, facciamo chiarezza: ora vi spiego.

Non vi dirò nulla di particolarmente nuovo o strano in realtà, e non voglio nemmeno risultare la “brillante” della situazione con lo scopo di insegnarvi qualcosa solo perché sono rinchiusa in questa scuola da cinque anni. Volevo scrivervi nel modo che ho attestato essere quello migliore rispetto alle mie capacità, e spero che possa arrivarvi veramente, soprattutto quando queste parole vi rappresenteranno e le sentirete un po’ anche vostre. 

Il fatto é che sono in quinta, come avrete capito, e questo che sto scrivendo é il mio ultimo articolo del giornalino. 

Sapete, in quinta ci sono tante “ultime volte”: l’ultimo primo giorno di scuola, gli ultimi compiti, le ultime vacanze di Natale, l’ultima gita, gli ultimi cento giorni, l’ultima interrogazione, l’ultimo ultimo giorno di scuola, l’ultima pagella, e tante altre mille ultime cose fatte per l’ultima volta;  o meglio, rettifico, fatte per l’ultima volta con in sottofondo la vita al mitico Liceo Legnani… non è mica una cosa da poco! 

Con l’avvento di questo “ultimo” aprile mi sono accorta che tutto questo, in realtà, non lo avevo così tanto notato durante questi mesi, o perlomeno non sapevo come reagire a questa sensazione improvvisa di realizzazione, a cui ancora sinceramente non riesco a dare un nome. 

Per quattro anni ti svegli il lunedì mattina perfettamente certa che, nonostante le miriadi di cose che possono cambiare e la consapevolezza di quanto anche tu come persona possa farlo, tra un anno sarai ancora lì, a svegliarti alla stessa ora, a correre per non perdere il bus, a sperare che il prof manchi, o di aver preso un bel voto in quella verifica, o che arrivino le vacanze il prima possibile per staccare un po’ dalla stessa solita routine. In quinta, invece, la certezza di dove sarai e cosa starai facendo da lì ad un anno è veramente sottile, quasi nulla. 

A volte capiterà che vi sentirete così indietro rispetto a tutti gli altri, con le loro idee già chiare su cosa fare l’anno successivo, che questa sensazione di incertezza vi provocherà solo grande tormento: vi chiederete se starete facendo la scelta giusta, rimuginerete mille volte sempre sulle stesse domande, avrete la sensazione di volere più tempo. Ma, sapete, in realtà neanche loro ne sono così certi in fondo e soprattutto, come in ogni altra cosa, il paragone con gli altri è solo molto soggettivo e non deve avere il potere di mettervi i bastoni tra i pensieri. D’altra parte alcuni di voi, un po’ come me, non vedranno l’ora di mettere piede fuori da quella porta, per l’ultima volta, il prima possibile. Le motivazioni possono essere le più disparate, e state certi che io le capirò, per sempre, tutte quante. 

Ho visto tante cose cambiare in questi anni. A volte penso alle certezze che avevo in prima e poi a quelle che invece mi muovono ora: quanta importanza ho dato a cose che ora non fanno più parte della mia vita? Quante energie ho consumato per stare dietro a delle persone che non hanno mai riconosciuto il mio valore? Quanti passi inutili ho compiuto verso obiettivi pressoché scadenti e senza effettiva importanza?  Forse la verità è che non erano inutili. Forse servivano proprio a questo: a farmi arrivare qui, con qualche consapevolezza in più e qualche certezza in meno.

Perché alla fine crescere è anche questo: cambiare idea, perdere tempo, sbagliare direzione, ritrovarsi sul fondo e poi tornare su, magari un po’ diversi da come ci aspettavamo o come avevamo programmato.

Adesso sì, non resisterei più di un mese ancora al Legnani, ma per quanto stretta mi è stata, la scuola, in alcuni momenti della mia adolescenza, è stata l’unica ancora che mi ha fatto stare con i piedi per terra e l’unica via d’uscita da pensieri rumorosi e incasinati appartenenti alla mia vita fuori da lì.

Poi, d’altronde, sono costretta a ricordarmi di quanto male mi abbia fatto, ed è per questo che posso affermare che non credo mi mancherà davvero.

E forse va bene così, perché alcune cose non sono fatte per restare, ma solo per insegnarti qualcosa e poi lasciarti andare per la tua strada, quella che ti aspetta veramente, quella migliore, più luminosa.

Quindi sì, questa è davvero l’ultima volta.

Passo e chiudo. . 

                            Irene Bettin, 5Be

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