“Mono no aware” è un concetto quasi filosofico giapponese. Ma cosa significa? Possiamo tradurlo con “la malinconia gentile delle cose” oppure “la consapevolezza della loro impermanenza”. Bene, ma cosa vuol dire tutto questo? Partiamo dalle origini: il termine è stato teorizzato nel XVIII secolo dal filosofo giapponese Motoori Norinaga. Quest’ultimo sosteneva che il fulcro della letteratura giapponese fosse la capacità di commuoversi davanti alla transitorietà delle cose. Cercando di comprendere questo concetto riusciamo a individuare tre punti di base: tutto passa, la bellezza nasce proprio da questo e la nostra risposta è una malinconia gentile. Per rimanere in tema prendiamo come esempio i fiori di ciliegio: durano pochissimi giorni e proprio la loro breve vita li rende così affascinanti. Oppure le farfalle: passano una vita intera da bruchi e, quando finalmente sbocciano in bellissime creature alate, il loro incantesimo finirà dopo un giorno soltanto. E allora perché, quando tutto finisce, proviamo una dolce malinconia? Forse perché siamo grati di aver vissuto quella bellezza, seppur per poco tempo; ci crogioliamo, dunque, nel ricordo di un tempo vissuto. Questo concetto è così centrale in certe culture, come quella giapponese, perché nulla dura effettivamente per sempre, neppure noi. È diventato un modo di sentire e capire il mondo. L’idea che tutto sia destinato a finire potrebbe sopraffare e causare ansia, ma io credo che sia il modo migliore per contrastarla. Non si tratta di accettare passivamente un fiume di azioni e sconfitte, ma di capire che tutto è momentaneo: il dolore, la perdita, la sconfitta. Pensiamo a una nostra giornata: ci svegliamo, fuori piove, hai dimenticato l’ombrello, le macchine che corrono sull’asfalto ti schizzano l’acqua delle pozzanghere dappertutto e tu sei arrabbiato con il mondo. Ma poi arriva la sera, la giornata finisce e guardi il tuo film preferito. Questo momento dura meno rispetto a tutta la giornata sfortunata, ma proprio per questo è bellissimo. Murasaki Shikibu diceva: “In questo mondo, dove nulla dura, è proprio la fragilità delle cose che commuove il cuore”. Amori, stagioni e relazioni passano come le fioriture dei ciliegi. Tutto questo genera un’infinita malinconia, ma la nostalgia è la sfortuna di chi è stato fortunato in passato.
Sofia Ierardi 1BC