La fotografia nacque nel 1826, dalla volontà di uno scienziato (Niepce) e un artista (Daguerre) di rendere l’arte accessibile, di fare della realtà e dei suoi protagonisti un oggetto tascabile, un luogo comodo dove incontrare i propri cari, la propria terra, i propri ricordi. Uno specchio che non riflettesse le rughe di oggi, ma i sorrisi di un tempo; una finestra che non si affacciasse sul grigiore della città, ma sulle onde d’oro della campagna. Trarre dal qui ed ora qualcosa di fugace e istantaneo, che doveva essere catturato dal flash prima che svanisse per sempre. 

Il tempo però, al di fuori della fotografia, scorre e la realtà di oggi è capovolta. Dietro fotografie apparentemente perfette, per qualità, precisione e soggetti, si nascondono segreti non detti, bisogni insoddisfatti ed emozioni proibite. L’obiettivo della fotografia oggi è mostrare qualcosa che non deve esistere per forza, ma che deve solo sembrare vero. Anzi: oggi la fotografia non deve assolutamente ritrarre la realtà per come è, ma per come dovrebbe essere. Niente brufoli, niente rughe, denti super bianchi e corpi da top model: non per ricordare un tempo passato, ma per creare un presente che non c’è mai stato e, soprattutto, un presente che deve essere mostrato. Tutti devono ammirare questo capolavoro, costruito forse da mano umana o forse da ingegno artificiale. Non importa, basta che sia abbastanza sconvolgente da suscitare un like e possibilmente anche qualche commento d’approvazione. 

E’ vero, la fotografia oggi è davvero uno strumento alla portata di tutti (quasi tutti): basta soltanto avere un cellulare e saper sfiorare lo schermo con un dito. È un gesto immediato, popolare, che consente a chiunque di immortalare un abbraccio, un soffio sulle candeline, le smorfie e i momenti divertenti con i propri amici. Ma alla fine, di quelle centinaia di foto tutte uguali, cosa resterà se non qualche gigabyte occupato sul telefonino?  

Se almeno prima la fotografia sostituiva, in parte, un quadro, ora se non la si stampa può sostituire al massimo un messaggio. Certo, è aumentata la qualità della fotografia, ma che ne è del suo valore? 

L’effetto del boom fotografico-mediatico è deleterio: i concerti sono moltiplicati sugli schermi del pubblico, ma pubblico di chi, se tutti hanno le mani alzate per sorreggere un cellulare? E mi raccomando, non bisogna cantare mentre si inquadra il palco, o si sentirà la voce rimbombare nella registrazione. Sono moltiplicati anche i disturbi psichici, di personalità perennemente in dubbio e insoddisfatte della propria esistenza. Soprattutto tra i più giovani, è impressionante come una storia su instagram abbia più valore della propria vita al di fuori dei riflettori: la recente vicenda di Crans Montana è una triste traccia di ciò che sta accadendo proprio ora, mentre le foto e i video mostrano persone che oggi non esistono più. Per non parlare del commercio pornografico, o dei casi di bullismo e cyberbullismo, veicolati proprio da quel mezzo fantascientifico che un tempo era la fotografia. 

Dunque, come ogni strumento, anche la fotografia ha i propri lati positivi e negativi. Tutto dipende da chi la scatta questa fotografia, dalla mano che preme quel tasto e da quella che condivide il risultato. Occorre quindi assumere un atteggiamento verista, proprio come quello che ha adottato Verga mentre riportava minuziosamente la realtà: senza giudicare la fotografia, che è il mezzo, bisogna educare il fotografo ad usare al meglio e per il meglio le proprie capacità, e restituire il valore di quest’ arte e di ciò che essa rappresenta. 

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