Ad oggi quello del Green Pass è uno dei temi più discussi della politica italiana e non solo, che, a partire dal 6 agosto di questo 2021 è divenuto indispensabile per poter accedere ad un numero considerevole di locali, mostre, circoli culturali, fiere, spettacoli e così via. 

Seppur assai contestata, la certificazione verde continua a “dominare” il nostro quotidiano e la Presidenza del Consiglio dei Ministri si esprime favorevolmente alla sua costante estensione, come trapelato dalle ultime conferenze stampa di Palazzo Chigi. 

Il “documento”, scaricabile dal sito del Ministero della Salute dopo la vaccinazione, a seguito dell’effettuazione di un test molecolare con esito negativo o dopo la guarigione dal covid19, continua a dividere le forze parlamentari, le quali si confrontano su differenti tematiche a riguardo: dalla durata agli ambiti di applicazione, dalla sua efficacia alla sicurezza dei vaccini. 

A questi interminabili tavoli di trattative si aggiungono poi estremismi e negazionismi, da sommare ad un’imparagonabile crisi economica che corre di pari passo ai danni, quantificati in vite umane, che il Coronavirus ha causato e sta ancora causando in Italia e non solo. 

Con l’applicazione e l’estensione della certificazione verde il premier sottolinea come la vaccinazione influisca positivamente sulla curva epidemiologica, riducendo contagi e decessi e garantendo l’accesso a strutture al chiuso, meno soggette al ricambio d’aria, solamente a persone vaccinate, con una minore possibilità di trasmissione di patogeni. 

Ma il solo possesso del Green Pass è in grado di precludere ogni probabilità di contagio o di trasmissione del virus? Ovviamente no.  

Pur diminuendo notevolmente, quasi azzerando il rischio di ritrovarsi in terapia intensiva, sicuramente non impedisce ad un vaccinato di non contagiare un’altra persona, probabilità che comunque si riduce se anche l’altro si è sottoposto a vaccinazione. 

La certificazione di per sé potrebbe essere uno strumento utile, posizione inoltre condivisa dall’infettivologo genovese Matteo Bassetti, il quale si è più volte espresso a favore del suo utilizzo, con lo scopo di indurre la popolazione a vaccinarsi. 

Ma attenzione, a partire dal 15 ottobre è indispensabile possederla anche per recarsi sul posto di lavoro, onde evitare la sospensione e l’interruzione della retribuzione. Ecco dunque lo stesso Bassetti prendere le distanze da tale provvedimento, affermando che “deve essere uno strumento per stimolare la vaccinazione. Se invece diviene uno strumento per far spendere alla gente duecento euro al mese di tampone, è una stupidaggine!” 

Molti no-vax e no green pass, rifacendosi agli artt.1 e 4 della nostra Costituzione, hanno impugnato la sua applicazione ribadendo che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” che “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”, reclamando in tal modo un principio sancito dalla Carta Costituzionale stessa. 

Altri invece hanno citato l’art. 36 del regolamento UE 953/2021 il quale recita che “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici […], o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non esserlo.” 

Verificando, in realtà non esisterebbe una norma che impedisce la distinzione tra vaccinati e non, il regolamento comprende in tutto 17 articoli, ed il fantomatico art. 36 risulterebbe un “considerando”, la cui funzione è motivare testi legislativi, non creare diritto.  

Inoltre a causa di un primo errore di traduzione del testo in lingua italiana risultavano esclusi coloro che per scelta personale non si erano sottoposti a vaccinazione, non condizionando così le scelte politiche italiane. 

Ad oggi sono presenti ancora molteplici contraddizioni circa l’applicabilità della certificazione, la quale risulterebbe, ad esempio, indispensabile per l’utilizzo di treni a lunga percorrenza, ma non di convogli regionali. 

Ma attenzione, la necessità di esibire il Green Pass risulta strettamente correlata alla sola tipologia di treno e non alla tratta percorsa, in quanto sarebbe obbligatoria per coprire la distanza da Milano Centrale a Pavia a bordo di un Intercity (circa 46 km) e non per viaggiare da Aosta a Catanzaro (circa 1340 km) cambiando differenti regionali. 

Alla luce di tutti questi aspetti molte sono state le manifestazioni di protesta, spesso anche violente, contro quella che viene definita ancora oggi una vera e propria dittatura sanitaria da ferventi no-vax, alcuni dei quali colpevoli di assalti e sommosse, tra cui ricordiamo gli episodi degli scorsi sabati. 

Di tenore decisamente diverso l’opera prestata dai sanitari impegnati nei numerosi hub vaccinali sparsi sull’intero territorio nazionale che si sono prodigati affinché la campagna vaccinale, sotto la direzione del Commissario straordinario, Gen. Francesco Paolo Figliuolo, potesse procedere per il meglio, raggiungendo i tanto agognati traguardi prefissati. 

Senza ombra di dubbio a livello locale merita di essere citato il centro vaccinale sito presso la palestra della ex scuola Pizzigoni, qui a Saronno, avviato il 12 aprile di quest’anno grazie al costante impegno di medici e volontari e che, in data 10 settembre, ha raggiunto l’importante cifra di 73 mila vaccini somministrati. 

Christian Monti, 1^BE

 

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