Ogni anno, il 25 dicembre, festeggiamo il Natale che rappresenta la natività del Signore, cioè il giorno in cui si commemora la nascita di Gesù. 

In realtà, questo non fu il giorno della sua nascita, della quale non si conosce la data. 

La Chiesa dei primi tempi dava per scontato che non si conoscesse il compleanno del Messia, e qualche pontefice arrivò persino a castigare, con la scomunica, chi si azzardava a proporne qualcuna. 

Vi sono argomentazioni scientifiche che confermano l’impossibilità che Gesù sia nato in pieno inverno. Il freddo, in Medio Oriente, non permetteva che ci fossero pastori che accudivano i loro greggi, né che alcun bambino nascesse in una grotta, come viceversa afferma Luca nel suo Vangelo: tutti sarebbero morti congelati. 

Dalle fonti disponibili, si deduce quindi che Gesù sarebbe nato tra marzo e giugno, appunto nella primavera boreale. 

Allora perché celebrare la nascita di Cristo a dicembre? 

La scelta del 25 dicembre fu stabilita ufficialmente da Papa Liberio nell’anno 354 per sovrapporla all’inizio del periodo delle tradizionali celebrazioni pagane del Solstizio d’Inverno. 

La data non fu casuale: il 25 dicembre coincideva con la grande festa pagana dedicata al Sole.   

A Roma si celebrava il “dies natalis Solis invictis” (giorno natale del Sole invitto) che rappresentava la vittoria della luce sulla notte più lunga dell’anno (chiara allusione al solstizio d’inverno). 

In altre parole le più importanti celebrazioni rituali del passato servivano ad assicurare i migliori auspici per i futuri raccolti in vista del risveglio, al termine dell’inverno, della terra feconda e dei suoi frutti. 

Chi, secondo le più note tradizioni religiose, è nato il 25 dicembre? 

Praticamente tutte le più importanti divinità della Storia e i “grandi maestri dell’umanità” sono nati quel giorno da una madre vergine (e molti di loro sono pure resuscitati). 

Fra di essi, ricordiamo Attis, un’antica divinità frigia che nacque lo stesso giorno di Gesù dalla vergine Nana. Ci sono due versioni della sua morte: in una si evira sotto un albero di pino per poi spirare; nell’altra viene seppellito e risorge dopo tre giorni. 

Anche Krishna, dio orientale, nasce quel giorno dal grembo della vergine Devaki. In questo caso, le circostanze che accomunano la sua storia a quella di Gesù sono ancora più numerose: il suo arrivo, come nella nostra tradizione, viene annunciato da una stella e un sovrano, il re Kansa, ordina di assassinare tutti i maschi nati nella stessa notte. Anche Krishna è rappresentato crocifisso e, disceso agli inferi, ascende ai Cieli il terzo giorno. 

In Egitto, Horus fu partorito da Iside, illibata come le altre madri. Anche la sua nascita è annunciata da una stella e assistita da tre saggi. Suo padre si chiama Seb che tradotto sarebbe Giuseppe. Viene crocifisso fra due ladroni e, il terzo giorno (dopo questo avvenimento), resuscita. 

 Ricordiamo anche Dioniso, il dio greco della vite, venuto al mondo in una grotta da una giovane casta. A lui furono attribuiti diversi miracoli, tra cui quello di avere trasformato l’acqua in vino. 

Più a oriente, tra i nati il 25 dicembre, citiamo anche le figure di Buddha e Zoroastro, illuminati e concepiti da vergini. Infine Mitra, dio persiano, che emette il suo primo vagito in una grotta, visitata da pastori 

portatori di doni. 

Rinunciando a continuare la ricerca di altre fondamentali figure storiche venute al mondo il 25 dicembre, pare più utile soffermarsi sul significato simbolico che queste nascite rappresentano. Si è già detto che al solstizio d’inverno si attribuiva un alto valore evocativo di buona sorte e raccolti floridi. Trasferendo questo concetto a ciascuna persona, il Natale può essere immaginato come l’occasione propizia per una rinascita interiore che segni il passaggio in ciascuna persona dalle tenebre, dell’ignoranza, della cattiveria, dell’egoismo e di tutte le brutture che sono parte della natura umana, alla luce della speranza, della generosità e dell’amore fraterno. 

                                         Emma Cristiano, 2AC 

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