Nel tradizionale appuntamento di fine anno, lo scorso 31 dicembre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto il suo consueto messaggio alla cittadinanza. Il discorso, l’undicesimo dal suo insediamento al Quirinale, è stato trasmesso a reti unificate sui canali Rai e seguito da oltre 11 milioni di telespettatori, rappresentando per il Capo dello Stato un’ulteriore occasione per invitare i concittadini ad una riflessione profonda circa la situazione geopolitica internazionale, ormai critica da quasi un quadriennio.

In primo luogo, Mattarella ha definito espressamente l’anno appena conclusosi come “non facile”, per via delle ragioni ben note alla cittadinanza, ed auspicando l’incontro di un tempo migliore, rivolgendo le proprie aspettative al raggiungimento di una soluzione a livello internazionale, che possa finalmente 

portare alla cessazione delle ostilità russo-ucraine e nella Striscia di Gaza.

Dinanzi ai danni provocati dai conflitti e prendendo atto degli ingenti costi umani, diretti ed indiretti, che essi hanno arrecato a diverse popolazioni, il Capo dello Stato ha definito “sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte”, senza mai rivolgersi direttamente a nessun leader delle potenze coinvolte negli scontri, ma esprimendo chiaramente le proprie istanze di pace a nome della Repubblica.

Come ormai da tradizione, il Presidente ha rivolto al Pontefice “gli auguri più affettuosi del popolo italiano”, ribadendo l’esortazione del nuovo Papa, Leone XIV, a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace e la riconciliazione” e richiamando alla necessità, sottolineata dal Santo Padre nei giorni prossimi al Natale, di “disarmare le parole”.

Mattarella ha proseguito evidenziando come l’affermazione della libertà e la costruzione della pace, necessarie ed ormai improcrastinabili a livello mondiale, rappresentino “l’atto fondativo della nostra Repubblica” e raffigurino la “responsabilità di essere cittadini” in un’epoca difficile e complessa. 

Ricordando l’imminente anniversario degli 80 anni dalla nascita dell’Italia democratica, che sarà celebrato il prossimo 2 giugno, Mattarella ha voluto sfogliare un album immaginario della storia della Repubblica, ripercorrendo attraverso vari fotogrammi le tappe fondamentali che hanno segnato gli ultimi otto decenni, un periodo relativamente breve “se guardato con gli occhi della grande storia”, ma cionondimeno di “alto significato”. Il Capo dello Stato ha evidenziato il ruolo delle donne, finalmente chiamate anch’esse alle urne il 2 e 3 giugno 1946 per decidere la forma istituzionale dello Stato e contestualmente eleggere i membri dell’Assemblea Costituente, che nell’anno e mezzo successivo, trovando la sintesi di una dialettica politica ricca di contrasti e convergenze “composero i tasselli della nostra Carta Costituzionale”.

Il Presidente ha ricordato poi la firma dei Trattati di Roma del 1957, che rappresentarono il segno tangibile del ruolo italiano “nella costruzione di una nuova Europa, la quale anche grazie alle relazioni transatlantiche accelerò il processo di ricostruzione postbellica.

Negli anni del miracolo economico Mattarella ha sottolineato l’importanza delle riforme e della maggiore tutela dei lavoratori, leva fondamentale dello sviluppo, per passare a ricordare l’impegno dello Stato sociale attraverso politiche di Welfare, in primo luogo l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978.

Il Capo dello Stato scorrendo il film della memoria  ha descritto le pagine più buie e drammatiche dell’Italia repubblicana: gli anni di piombo, le stragi, il terrorismo, avanzando poi di circa un quindicennio per citare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia.

Il nuovo secolo e l’ingresso nel terzo millennio, ha proseguito Mattarella, hanno rappresentato un periodo di grande cambiamento “dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta”.

Nel complesso quindi occorre allontanarsi dalle singole e numerose tessere che compongono il mosaico degli ultimi 80 anni, al fine di coglierne il significato profondo e generale e, seppur senza negarne lacune e contraddizioni,  il Capo dello Stato ha chiaramente affermato che “l’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo: possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”.

In conclusione, il Presidente ha evidenziato la dimensione globale ed interdipendente del tempo contemporaneo, ponendo il focus su questioni economiche, ambientali, climatiche e tecnologiche che caratterizzano le nostre vite, al pari dei rischi legati alle pandemie ed alle reti del terrorismo integralista.

Infine, prima di rivolgere ai concittadini gli auguri di un sereno 2026, il Capo dello Stato ha invitato i giovani ad “essere esigenti, coraggiosi e a scegliere il proprio futuro”, superando le descrizioni superficiali di diffidenza e distacco dalla vita politica, economica e sociale.

All’indomani del 31 dicembre, i gruppi parlamentari e le alte cariche dello Stato hanno espresso congiuntamente un vivo apprezzamento delle parole rivolte dal Presidente della Repubblica alla vigilia del nuovo anno, cogliendo positivamente e senza distinzioni politiche il suo messaggio “motivazionale”.

In particolare, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito “efficaci le immagini di storia patria illustrate da Mattarella per gli 80 anni della nostra Repubblica, che ci parlano di unificazione, orgoglio ed appartenenza a un’Italia che davvero rappresenta una storia di successo nel mondo”. Per il Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana degni di nota sono “il forte richiamo alla pace e l’attenzione rivolta ai giovani”, affermando come il futuro si costruisca nel dialogo e nel protagonismo delle nuove generazioni, chiamate ad essere costruttrici del domani.

Da Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che il prossimo 2 giugno “l’Italia si presenta all’anniversario della Repubblica forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciute a livello globale”. Sempre dal Governo, messaggi di ringraziamento al Capo dello Stato sono giunti dai ministri Antonio Tajani, Matteo Salvini e Guido Crosetto, che hanno colto la necessità di un impegno per la pace e la cooperazione internazionale, la valorizzazione dell’importanza del dialogo, disarmando le parole e, vedendo nel messaggio presidenziale “un riferimento imprescindibile per il Paese in una fase storica segnata da straordinaria complessità”. Le parole del Capo dello Stato hanno ricevuto un riscontro positivo anche da Maria Elisabetta Alberti Casellati: la titolare del dicastero per le Riforme, nonché ex Presidente del Senato, ha affermato come il discorso “abbia offerto un affresco alto e rigoroso della storia repubblicana”.

Dalle opposizioni, Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha colto il messaggio di “pace, lavoro giustamente retribuito, giustizia sociale e difesa di sanità pubblica, welfare e ambiente”, attaccando il Governo per le “scelte sbagliate che rischiano di ipotecare il futuro di quei valori e di quei diritti”. Dal Partito Democratico, Elly Schlein ha rivolto il proprio apprezzamento per le parole del Presidente della Repubblica, evidenziando i passaggi interpretabili come moniti all’esecutivo Meloni, sottolineando “il riferimento all’importanza di preservare le conquiste sociali del Servizio Sanitario Nazionale e del sistema previdenziale esteso a tutti, nonché il diritto alla casa e alle retribuzioni eque”.

Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, ha definito ancora una volta Mattarella come “un punto di riferimento per il lavoro quotidiano di ciascuno di noi”, mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha auspicato che “il sostegno alla resistenza in Ucraina non venga meno”. Parole di gratitudine a Mattarella sono giunte dai leader di Italia Viva e Azione, rispettivamente Matteo Renzi e Carlo Calenda, che hanno apprezzato “la nettezza e la chiarezza del Capo dello Stato, che supera mesi e mesi di dibattito spesso improduttivo tra maggioranza e opposizione”.

Di parere discordante è stato invece il generale Roberto Vannacci, il quale ha dichiarato di non aver seguito il discorso del Presidente Mattarella in quanto in compagnia di amici dopo il tuffo della vigilia di Capodanno a Viareggio: il vicesegretario della Lega ha infine aggiunto che “vi sarà, forse, modo di risentire il discorso in differita, non pensando possa perdersi nell’etere”.

Christian Monti, 5^BE

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