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 "Che tu sia per me il coltello"

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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: "Che tu sia per me il coltello"   22/02/10, 11:16 pm

San Valentino, la festa degli innamorati inventata dai pescatori di non so quale nordica flotta per vendere più pesce assimilata dalla ancora più folta flotta dei mercanti che dell’amore hanno fatto scempio, con milioni di perline colorate pezzi di vetro residui e macinati sminuzzati nei viali e nelle piazze nelle vetrine specchi per le allodole di noi amanti infedeli.
Infedeli sì, convinti che un mazzo di rose o uno zaffiro diamante possano cambiare il nostro modo di essere nell’unico giorno dell’amore industriale a prezzi tutto sommato modici: un fiore, un bacio al cioccolato, una cena.
E gli altri di giorni? Passato l’amore nel dimenticatoio istituzionale, a posto con la nostra coscienza prendi tre paghi forse, torniamo al tran tran quotidiano tra un “ti amo” o “TVTTB” al cellulare che non sappiamo più scrivere parole d’inchiostro. L’incontro fugace in un hotel certo dà pace ai sensi offuscati da tutti i carati sparati dal vuoto dello schermo di un rilassante blu intenso come i suoi occhi accesi come due brillanti blu oltremare.
Strane domande vengono suggerite da questo tempo infame, avaro e maligno come un tumore curato a baci e carezze, mai sazio e forse per questo incurabile.
Calma per favore, oggi non è ieri e vedo nello specchio sul muro di questo squallido bar che il blu di Prussia ha dichiarato guerra al blu cobalto dichiarandolo radioattivo mentre il blu pervinca ha vinto la scommessa col blues che non centra un cazzo. Allucinazioni… Due Martini…

«A lei come piacciono le donne?» Trasalii sentendo quelle parole. Alzai lo sguardo su quel paio di tette parlanti pur non avendo labbra.
«Bah! Non sono un grande esperto in materia.» Rispondo a quelle spalle nude.
«Nessuno lo è; persino le stesse donne non lo sono, ma è come con il fuoco, non c'è bisogno di avvicinarsi troppo alla fiamma per capire che ti puoi bruciare.»
Le palpebre faticosamente si alzarono sino a quelle labbra parlanti rosse, diobono, rossissime come il sole al tramonto.
«Il fuoco lo puoi spiegare, la donna no. E’ un mistero il più bel mistero del creato. Ogni donna è come una cipolla o un carciofo: ad ogni strato, ad ogni foglia corrisponde un mistero e poi ancora un altro e così via…»
«Prima volta che vengo paragonata ad un carciofo o ad una cipolla, giuro!» esclamarono quelle labbra.
Alzai i miei occhi a mettere a fuoco i suoi occhi. Neri, nerissimi. E profondi.
Indugiai un poco in quelle pozze di liquido nero poi distolsi lo sguardo che pareva frugarmi dentro.
«Mi spiace di aver detto ciò che ho detto prima di aver guardato chi parlasse.» Dissi un po’ confuso e sbirciando nella sua scollatura generosa nonostante il freddo. « Ad ogni modo è così per me. Prendiamo lei, ad esempio. Mi ha colto impreparato, dopo un paio di Martini lo sono sempre, e in un primo momento mi siete apparsa come non siete: una seccatrice in cerca di avventure.»
«E invece?» domandò curiosa.
«E invece no, non siete una scocciatrice e abbiamo svelato il primo segreto. Via il primo strato di quella cipolla o carciofo anche se sia l’una che l’altro sono salutari.»
Lei rise contagiando anche me in una risata liberatoria dei pensieri tristi che svanirono, allora, come fantasmi esorcizzati.
«Hai ragione. Marilia.» disse passando subito al “tu” porgendomi una mano dalle dita lunghe, affusolate e dalla stretta vivace.
Strinsi quella mano con la voglia di stringere altro tra le mie mani e la mia espressione era evidentemente eloquente tanto che lei disse «Mi stai spogliando con gli occhi?» prima che potessi dirle il mio nome.
Mi sentii arrossire come un adolescente colto in fallo dalla prof mentre le sbirciava le cosce.
«Io… sì è vero. E’ la seconda volta che mi hai pizzicato. Ma credo tu indossi abiti e biancheria trasparente, almeno ai miei occhi. Mi chiamo Bruno.»
Cominciò così un milione di anni fa col freddo che appannava gelido i vetri di quel pub.
Uscimmo sotto una danza di fiocchi di neve del tutto incuranti dell’inverno, continuando a parlare di ogni cosa ci passasse per la mente.
«Credi nel destino?» mi domandò centrandomi con una palla di neve. «Dipende. Se ciò che accadrà mi piacerà allora ci credo certamente.» le risposi agguantandola per la vita.
«Dai, seriamente. Ci credi nel destino?»
«Lo devi cercare il destino e se non ti piace lo devi poter cambiare. Mica lo trovi in un supermercato a un tanto al chilo il destino.»
«Invece no!» esclamò con slancio, «Lui è lì che aspetta paziente non importa dove se per strada o in un bar pronto a saltarti addosso…»
Cademmo sulla neve e all’improvviso il tempo si fermò. Ci baciammo e allora seppi che aveva ragione lei, che il destino è un rapace saccheggiatore di emozioni, di sentimenti, di passioni. Le prende tutte e ne fa un mixer come con il Martini ed è subito amore.
Via di corsa. Casa è qui vicino.
Ci spogliammo frenetici lasciando i vestiti sparsi dappertutto continuando a baciarci per non lasciare mai il contatto coi nostri corpi.
Volle essere presa in piedi contro il muro freddo e poi sul tappeto toccò a me essere preso dalla sua bocca, dalle sue mani.
Stesi sul tappeto mano nella mano guardavamo la neve mulinare nella luce dei lampioni.
«Sai Marilia, hai ragione riguardo al destino. Le coincidenze, il caso, la fatalità esistono. Tu ed io ne siamo la prova.»
«Hai visto? Tu sei il mio destino, quel bar era il mio destino e sai cosa mi ha colpito di te tanto da attaccare bottone? Il modo in cui ti guardavi allo specchio di fronte a te, come se fosse una porta da attraversare e scomparire.»
«Già.» Attizzai il fuoco nel camino aggiungendo legna. «Vorrei davvero sparire, almeno per un po’.»
«Forse siamo simili, anch’io vorrei sparire.» E cominciò a raccontarmi della sua vita, di come pensava il suo futuro di donna, di madre e di come tutto fosse naufragato sotto i colpi tremendi di una sorte cinica.
«Avevo gli occhi chiusi alla realtà e non volevo aprirli. Eppure i segnali erano lì in bella vista. Ero e sono stufa di ascoltare il fracasso del mondo che si spezza...Eppure mi sarebbe bastata una carezza… Ma perché ti racconto questo? In fondo siamo estranei a noi due.» «Lo siamo certo un po’ meno di qualche ora fà» le sorrisi, «Ci è più facile svelarsi, confessarsi a chi non è coinvolto nella nostra vita.»


Le nostre vite si accomodarono come per incanto. L’amore scandiva le nostre giornate con tocchi leggeri, intensi o semplicemente di routine. Eravamo come i licheni: una perfetta simbiosi di alga e fungo.
Ma ci sono luoghi, nel mondo, che hanno un destino di crosta spoglia e nessuna grazia. Questo posto dal magnifico panorama è uno di quelli oggi.
Solo alzando gli occhi si incontra consolazione a questa pena: è il cielo, azzurro e limpido, puro.
L’abisso si apre all’improvviso, profonda ferita riarsa dal sole e consumata dai venti di mille e mille anni.
Universo di rocce spaccate, polverizzate e modellate dal capriccio di madre natura a formare dune mobili nello spazio, pietre che cantano il fluire del tempo, di tutti i tempi del mondo.
E sul ciglio dell’orrido un ciuffo d’erba verde a ricordare che la vita è anche lì, nei dirupi scoscesi e nelle gole ombrose, in precipizi aspri e anfratti nascosti.
Davanti a tanta magnificenza il pensiero si perde nascondendosi oltre l’orizzonte, al limite estremo dell’immaginazione.
Indugia il silenzio rotto solo dal respiro dell’aria, di quella stessa aria che sfugge a fatica dalla gola, come la vita che esce dai pori del tuo corpo mai abbastanza amato.
Cosa resta delle parole e dei pensieri che ci scambiavamo come adolescenti inquieti, ridendo con occhi lucidi di felicità? E le corse su quegli stessi cigli ultimi, a pochi centimetri dall’oblio e le arrampicate a mani nude sui pinnacoli a picco sul mare a raccogliere frammenti di quella stessa vita verde per sentirci noi ancora vivi? E per mare in barca a vela, (Leonida primo l’avevi battezzata, dicendo che era un bellissimo nome maschio per una barca femmina) ascoltando in silenzio le onde e godendo degli spruzzi, e le tue grida ai gabbiani e il rimando di quelli? E l’eco nella piccola baia delle nostre canzoni e dei nostri sospiri, dove anche i pini sembravano inchinarsi al nostro amore, bagnando i loro rami nell’acqua salata? Cosa resta?
Nulla, nulla, nulla.
Dio, il nulla!
Eri l’amazzone Liliana, l’ultima della sua stirpe, su quel cavallo bianco mentre cavalcavi veloce davanti a me, in una gara assurda a pensarci adesso. Poi uno scarto improvviso della bestia, il tuo volo, il tonfo sordo del tuo corpo sul muretto.
Coma. Comacomacomacomaaaaa!
Quel che mi fa più male non è la paura di perderti no, è il vederti spegnere poco a poco, goccia a goccia, in quello stillicidio lento da cui non v’è ritorno.
Nessuna cura! Nessuna speranza.
Nessun miracolo potrà far riaprire i tuoi occhi o far alzare le tue mani nelle carezze.
Muta la bocca, muta anche l’anima persa chissà dove in quei meandri incommensurabili di sinapsi e neuroni.
E non mi fanno staccare la spina! I medici dicono che non si deve, il prete che solo Dio può.
Stronzate! A chi può piacere un dio così degenerato? Non dovrebbe essere pietà e misericordia?
"Voglio che tu sia per me il coltello ed io lo sarò per te, lo prometto” ricordi quante volte ce lo siamo detti?
La decisione è presa. Me l’ha suggerita il terzo Martini.
Vengo da te.
Ce ne andremo insieme amore mio, ce ne andremo adesso e troveremo consolazione in quel cielo terso che tanto abbiamo caro.
Torneremo in armonia, uniti e indivisibili come i licheni, come gli angeli.
E diremo a Dio che l’amore è al di sopra degli uomini.
E di lui stesso.
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Daniela Micheli
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   22/02/10, 11:27 pm

Password attivata.
Notte a tutti.

_________________
Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 09:26 am

buongiorno a tutti sperando lo sia anche per Daniela
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turirubino
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 10:23 am

Ciao PdG, ciao a tutti.
Sono le 9.20 e ancora nessuno ha avuto il coraggio di affrontare questo coltello???
Allora mi butto, va! Rolling Eyes

Racconto “forte”, cangiante, in qualche modo “instabile”, che riesce a impegnare il lettore su un piano emozionale. Una prima parte da “flusso di pensiero” è subito seguita da un dialogo molto realistico, con l'emergere dei personaggi e lo sviluppo del loro incontro, e infine dai ricordi che rapidamente conducono al drammatico finale, di nuovo intimo e molto intenso.
Un racconto non facile, a mio giudizio, per il quale non so dirti se gli gioverebbe un maggior respiro o se vada bene così, con la sua ampia zona d'ombra, con tutto il “non detto” che resta affidato all'integrazione del lettore o semplicemente sospeso.
Per restare alla partizione di cui ti dicevo, trovo l'inizio un po' forzato e non del tutto congruo, quanto al contenuto (San Valentino, la fiera delle banalità e del formalismo, il discorso un po' oscuro sui blu ecc...), con lo sviluppo del racconto nel suo complesso. Non mi convince, insomma. scratch
La seconda, il dialogo, dà una connotazione decisamente corporea, “erotica”, all'incontro fra i protagonisti. E' seguita da poche righe che in estrema sintesi ci dicono dello sviluppo di un'unione ben più completa e appagante. E' soprattutto qui, io credo, che il racconto soffre di una eccessiva contrazione e corre il rischio dell'indefinizione e sommarietà.
Poi... poi viene il bello, PdG.
Si fa per dire, certo... mi riferisco al piano letterario del tuo racconto.
Da qui in poi, bisogna leggere senza andare troppo per il sottile. Leggere e basta. Leggere e lasciare che il tuo testo ci commuova.
Si capisce che l'ultima parte è quella che preferisco?
Che mi è piaciuta molto molto? cheers

_________________
Turi
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Mario Malgieri
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 10:31 am

Buongiorno a tutti e a te, PdG.
Se Daniela ha voluto farlo apposta non poteva fare meglio. Parlo di creare un contrasto tra la pagina di ieri e quella di oggi. Ma io credo sia stato casuale.
Tanto era sereno, pacato, riposante il racconto "blu e Celeste". tanto questo "che tu sia per me il coltello" è tormentato, urlato, tragico.
Per me, il nocciolo del racconto sta nella parte finale "E non mi fanno staccare la spina! I medici dicono che non si deve, il prete che solo Dio può. Stronzate!".
Un problema già toccato su questo sito, un problema che non ha una risposta univoca e assoluta: ognuno ha diritto alle proprie convinzioni. Ecco, le proprie. E se uno non può più esprimerle, le proprie convinzioni, chi ha il diritto di interpretarle?
Personalmente io non posso che concordare, sia pure con molti tormenti, con il grido che chiude la frase citata. La vita, e ribadisco che è il mio pensiero senza pretesa di verità assoluta, non è solo il battito di un cuore. La persona non è tale perchè respira. Questo può valere forse per una mosca, al massimo per la rana che nuota nello stagno. Una persona umana è tale perchè pensa, elabora, sorride, piange, ama.
Vabbè, mi sono riallacciato al tema della tornata. Qui l'amore è quello estremo, totalizzante, portato avanti sino alle estreme conseguenze.
la scrittura è "trascurata", lo virgoletto per dire che ritengo lo sia per scelta stilistica, per aderenza alla psicologia alterata del personaggio.
Interessante e sopratutto stimolante. Brava PdG.

_________________
Ci sono più cose, Orazio, in cielo e in terra, che in tutte le vostre filosofie (W. Shakespeare)
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 12:49 pm

@ turi rubino
I pensieri che possono scorrere nella mente di un uomo di fronte a scelte estreme penso non siano proprio un esempio di lucidità.
Ho immaginato un luogo anonimo (un bar) con un personaggio seduto al banco che riflette più o meno amaramente sulla più falsa delle feste, di fronte ad uno specchio dove si riflette lo schermo TV blu, davanti al bicchiere vuoto del secondo Martini che lo rendono semiubriaco. Ecco che partono associazioni di idee deliranti, pensieri che si rincorrono senza senso logico, oscuri come tu dici. Pensieri di un uomo disperato insomma, dalla sua impotenza sugli eventi, sul destino.
La parte dialogata (grazie per averlo definito credibile: i dialoghi sono sempre una delle mie parti deboli scratch ) ti sembra troppo contratta? Beh, non è questa la parte importante del racconto: serve più che altro a raccordare le “allucinazioni” della prima parte con la terza parte. I personaggi sono volutamente abbozzati per lasciare spazio alla fantasia del lettore (e poi a me mica piacciono le descrizioni particolareggiate dei personaggi…).

@ Mario
Hai fatto centro.
Del resto per me è impossibile scrivere prescindendo dalle mie convinzioni.
Giuste o sbagliate? E chi può dirlo?
La scrittura trascurata (fa piacere che sia stata da te notata) e stata voluta per cercare di “comunicare al lettore lo stato d’animo del personaggio.

grazie dei bei commenti.

Notizie di Daniela?
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Emma Bricola
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 02:00 pm

Un racconto difficile, molto difficile.Troppo concentrato per essere convincente, ha bisogno di altro spazio, più pagine intendo.
Un abbraccio

_________________
"Bisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, perché è un male pericoloso e contagioso." Pietro Abelardo
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Daniele Dossena
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 02:10 pm

ottimo pezzo.complimenti sinceri e quasi telegrafici, ma non ho altro da aggiungere perchè sarei costretto a quotare tutti gli altri.
Daniele
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 02:20 pm

@ emma e Daniele

Grazie dell'apprezzamento.
Ahimè la mia "vena" scrittorica si esaurisce ben presto ed è già tanto
essere riuscita a scrivere milleottocento parole di senso compiuto.
Buon pranzo
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Marghe Cri
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Data d'iscrizione: 05.02.10

MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 02:33 pm

Ho letto le tue parole dapprima cercando di metterle in ordine, perchè come dice giustamente Turi, la prima parte è instabile, difficile da seguire nel primo momento, almeno fino a che non si arriva alla comprensione che chi parla ha qualche bicchiere di alcool in corpo...

Il racconto mi ha presa, quindi, fin dalla prima riga: impossibile interrompere la lettura, nonostante le iniziali difficoltà.
Sono stata subito catturata dalle tue parole, dapprima incuriosita ed alla fine commossa e partecipe.
Quello che mi piace non è solo la parte finale, ovviamente coinvolgente, ma l'insieme, il modo stesso in cui racconti la tua storia, lo stile ed il variare di questo nelle tre fasi del testo.

Mi è piaciuto il tuo racconto, molto... lo voglio rileggere più tardi ... mi farai compagnia, credo, per tutto il giorno.
Grazie...

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Nuccio Pepe
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Numero di messaggi: 915
Età: 53
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 04:22 pm

Ciao PdG,
anche a me la prima parte lascia perplesso.
Ti confesso che ho fatto un gioco, un copia e incolla mettendo poi la punteggiatura ( che trovo latitante proprio nella prima parte) a modo mio. E allora l'ho gustato un pizzico in più !
La seconda parte è trascinante, uno stile che trovo consono ai miei gusti.
Una evoluzione di un incontro possibile, uno scenario credibile.
La conclusione è , anch'essa, amaramente realistica.
Come già notato sulle scelte estreme potremmo dissertare per ore, giorni, settimane e mesi.
Ma la parte finale resta coinvolgente, e denota , secondo me, "mestiere", nel senso di scrittura.
PdG promossa.

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Susanna Costa
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Data d'iscrizione: 27.03.09

MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 04:45 pm

Ciao PdG. Mai come in questo caso mi piace non sapere chi sei. Rolling Eyes Sai perché? Perché hai in qualche modo reso parole lo stato confusionale in cui si cade quando gli eventi precipitano e tutto, o niente ha un senso. La prima parte del tuo racconto mi ha suggerito questo. L'ho fatta mia, aggrappandomi al blu e perché no, al Martini.
Il dialogo riporta il racconto ad un piano più vicino, meno intimo, più racconto per voi.
La conclusione è lama. Brava PdG.

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Tutti i dilettanti scrivono volentieri; per questo alcuni di loro scrivono così bene (F.Durrenmatt)
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 05:21 pm

@Marghe
Grazie a te, a voi per il tempo che dedicate alla lettura di questo racconto intimista dal tasso alcolemico piuttosto elevato, quasi un diario delle intenzioni… e mi piace pensare che in qualche modo ho catturato la tua attenzione coinvolgendoti.

@ Nuccio
ben vengano i giochi, penso che il gioco sia la parte più bella ed interessante delle nostre vite. Del resto chi scrive "gioca" con le parole.
Veramente devo confessare che la prima parte in origine era senza punteggiatura. Era un tentativo di trasformare i pensieri in parole e dato che i pensieri-immagini quando fluiscono senza alcuna logica non hanno punteggiatura… ma non ce l’ho fatta ed ho aggiunto qualche virgola e qualche punto per dare una parvenza di senso a… pensieri che senso non hanno. Mi sarebbe gradito se postassi la prima parte “a modo tuo”. Smile
Grazie

Beh Susanna ti ringrazio delle belle parole. Del resto, sapere di avere un platea di lettori attenti e competenti stimola i miei neuroni e qualche volta (poche) riescono a dare forma a raccontini “decenti” pur con tutti i limiti grammaticali che mi ritrovo come vero bagaglio culturale.
Sono lusingato da questi vostri commenti, davvero.
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 05:22 pm

p.s. non ricevo più notifiche alla casella mail.
Ci sono problemi?
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turirubino
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 05:43 pm

La penna del giorno ha scritto:
p.s. non ricevo più notifiche alla casella mail.
Ci sono problemi?

Credo che tu non le riceva perchè entri nel forum come PdG e non col tuo "vero nick" che è poi quello collegato con la tua mail. Se non accedi col tuo nick il sistema ritiene che tu non abbia ancora letto il primo aggiornamento e... non ti avverte più.
Mamma mia come l'ho spiegato male... speriamo che si capisca qualcosa.. Molto felice

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Turi
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Nuccio Pepe
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 05:58 pm

Citazione:
San Valentino, la festa degli innamorati, inventata dai pescatori di non so quale nordica flotta per vendere più pesce assimilata dalla ancora più folta flotta dei mercanti che dell’amore hanno fatto scempio.
Milioni di perline colorate, pezzi di vetro residui e macinati, sminuzzati nei viali e nelle piazze, nelle vetrine ... specchi per le allodole di noi amanti infedeli.
Infedeli sì, convinti che un mazzo di rose o uno zaffiro diamante possano cambiare il nostro modo di essere nell’unico giorno dell’amore industriale a prezzi tutto sommato modici.
Un fiore, un bacio al cioccolato, una cena.
E gli altri, di giorni? Passato l’amore nel dimenticatoio istituzionale, a posto con la nostra coscienza prendi tre paghi forse, torniamo al tran tran quotidiano tra un “ti amo” o “TVTTB” al cellulare; non sappiamo più scrivere parole d’inchiostro.
L’incontro fugace in un hotel certo dà pace ai sensi offuscati da tutti i carati sparati dal vuoto dello schermo di un rilassante blu intenso come i suoi occhi accesi come due brillanti blu oltremare.
Strane domande vengono suggerite da questo tempo infame, avaro e maligno come un tumore curato a baci e carezze, mai sazio e forse per questo incurabile.
Calma per favore, oggi non è ieri e vedo nello specchio sul muro di questo squallido bar che il blu di Prussia ha dichiarato guerra al blu cobalto dichiarandolo radioattivo mentre il blu pervinca ha vinto la scommessa col blues che non centra un cazzo. Allucinazioni… Due Martini…

Fatto, perdonami ... !!!
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 06:06 pm

Nuccio Pepe ha scritto:
Citazione:
San Valentino, la festa degli innamorati, inventata dai pescatori di non so quale nordica flotta per vendere più pesce assimilata dalla ancora più folta flotta dei mercanti che dell’amore hanno fatto scempio.
Milioni di perline colorate, pezzi di vetro residui e macinati, sminuzzati nei viali e nelle piazze, nelle vetrine ... specchi per le allodole di noi amanti infedeli.
Infedeli sì, convinti che un mazzo di rose o uno zaffiro diamante possano cambiare il nostro modo di essere nell’unico giorno dell’amore industriale a prezzi tutto sommato modici.
Un fiore, un bacio al cioccolato, una cena.
E gli altri, di giorni? Passato l’amore nel dimenticatoio istituzionale, a posto con la nostra coscienza prendi tre paghi forse, torniamo al tran tran quotidiano tra un “ti amo” o “TVTTB” al cellulare; non sappiamo più scrivere parole d’inchiostro.
L’incontro fugace in un hotel certo dà pace ai sensi offuscati da tutti i carati sparati dal vuoto dello schermo di un rilassante blu intenso come i suoi occhi accesi come due brillanti blu oltremare.
Strane domande vengono suggerite da questo tempo infame, avaro e maligno come un tumore curato a baci e carezze, mai sazio e forse per questo incurabile.
Calma per favore, oggi non è ieri e vedo nello specchio sul muro di questo squallido bar che il blu di Prussia ha dichiarato guerra al blu cobalto dichiarandolo radioattivo mentre il blu pervinca ha vinto la scommessa col blues che non centra un cazzo. Allucinazioni… Due Martini…

Fatto, perdonami ... !!!


Mica hai peccato perché ci sia il perdono! Laughing
Certamente il testo così punteggiato è migliore dell'originale. Emmeloprendo!
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Nuccio Pepe
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Numero di messaggi: 915
Età: 53
Data d'iscrizione: 13.12.08

MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 06:26 pm

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Annamaria Giannini
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Numero di messaggi: 948
Età: 44
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 07:32 pm

Una penna giovane secondo me, spigliata, con qualche esagerazione per quanto riguarda l'uso degli aggettivi, e poca confidenza con la punteggiatura. Ma se è come penso, presto dovremo scavalcare le virgole nei suoi scritti.A me è successo così. Mò che ho imparato ad usarla ( quasi) la spargo ovunque.
Scrivi Pdg, ti piace farlo e si sente.
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Luca Curatoli
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Numero di messaggi: 2065
Data d'iscrizione: 04.01.08

MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 08:20 pm

si parte con quello che mi è sembrato un lungo incipit slegato: pensieri all'ingrosso, quando sarebbe bastato sviluppare quello sguardo nelle ultime righe: il bevitore vede riflesso nello specchio, un blu di Prussia, cobalto, raddioattivo, pervinca, blues.... quel passaggio mi è piaciuto.

nell'incontro sfumature retrò e cadute tipo "«Mi spiace di aver detto ciò che ho detto prima di aver guardato chi parlasse.»", mentre sempre nel finale, si raggiunge, secondo me, qualcosa di più corposo, come la confessione di lei che vorrebbe sparire; e lui a ruota.

poi tutto diviene denso e suggestivo, si cambia di nuovo registro.
anche se qui si è cercato un aggancio con la citazione della proposta del round. non era facile scrivere dell'amore come di un coltello
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 08:35 pm

Quanta ragione nelle tue parole Annamaria; poca, anzi, pochissima confidenza con le virgole, quanto troppa con gli aggettivi! Laughing
In effetti sono penna giovane... dentro ed avendo molto tempo davanti (almeno quanto ne ho già dietro spero) ripasserò l'uso delle virgole e dei punti e virgole, dei due punti e dei puntini di sospensione... sperando di non fare confusione Wink
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PDG Lunedì
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 08:51 pm

Pensieri slegati senza un filo logico, all’ingrosso appunto.
Luca, sono pensieri di disperazione, di sgomento.
Ho saltato i Puffi e i poliziotti nell’elencazione dei vari “blu”.
Il protagonista della storia è un po’ retrò? Può darsi ma non penso che sia una caduta di stile aver detto ciò che ha detto mentre fissava sconsolato il suo bicchiere vuoto.
Un incontro casuale o forse no, forse il “destino” ci ha messo davvero lo zampino, chi può dirlo?
Poi… poi la storia prende un binario sventurato, direi… morto. Wink
Una storia d’amore dal finale tragico.
Grazie e a domani.
Il Capo ha detto stop!
a tutti
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Natascia Prinzivalli
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 09:11 pm

Esasperazioni e forzature nella prima parte. Realistica e commovente la parte finale.

____nat

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"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
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Annamaria Giannini
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 10:30 pm

La penna del giorno ha scritto:
Quanta ragione nelle tue parole Annamaria; poca, anzi, pochissima confidenza con le virgole, quanto troppa con gli aggettivi! Laughing
In effetti sono penna giovane... dentro ed avendo molto tempo davanti (almeno quanto ne ho già dietro spero) ripasserò l'uso delle virgole e dei punti e virgole, dei due punti e dei puntini di sospensione... sperando di non fare confusione Wink


il bello è la condivisione. Io sono una spugna, assorbo ovunque posso e cerco di migliorarmi. Sono felice di farmi criticare, perchè imparo.
Leggi tanto, e visto che è il tuo punto debole presta particolare attenzione alla punteggiatura.
Non amo molto i puntini di sospensione. Il loro uso deve essere( secondo me) limitatissimo a casi ecezionali o si rschia didare allo scritto un' espressione...balbettante. Un consiglio che mi fu dato poco tempo fa e mi è prezioso, soprattutto quando tento di comporre versi? Rileggiti, una due tre volte. Dove inciampi intervieni, lima, cambia, poi rileggiti ancora.
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MessaggioOggetto: Re: "Che tu sia per me il coltello"   23/02/10, 10:51 pm

PDG, le sfighe nn vengono mai da sole... C'avrei un poco di febbre alta, probabilmente causa i ponti ai denti che sto mettendomi... Insomma, ripasso, promesso...
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"Che tu sia per me il coltello"

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