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lacrime di plastica

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miaghi
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Registrato il : 04/01/08
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MessaggioOggetto: lacrime di plastica   Ven 8 Ago - 10:11

Comunque la sensazione di libertà e di rinascita tra le righe è difficile da spiegare, per questo forse è più facile scrivere (empatica-mente) che non leggere (simpatica-mente).

Osservare il mondo, rimanendo in equilibrio sulla schiena del destino, con i piedi in fila indiana, è come scrivere. Non è randagio colui che legge. Chi va incontro alla vita, chi sfida una notte qualsiasi è colui che sta cercando di tirar fuori la meraviglia degli attimi distrattati, quelli cioé biasimati dalla superficialità, abbandonati dall’evidenza, quelli nascosti tra le righe, sotto un marciapiede, dietro una cassetta della frutta, nello sguardo parallelo del re dei cartonauti, nelle luci del vetro esploso di una lente di un uomo che ha chiuso un occhio, l’ennesimo, sulla sua goffaggine. Quegli attimi, messi in equilibro dalla fortuna che attende l’anima giusta da farla inciampare sull’incipit di un disegno che dovendo divenire unisce infiniti punti intersecati con altrettante speranze, sono le trame minimali che costituiscono il filo logico che insegue il folle che pretende di vedere l’indice della luna puntato su di lui. Costui, maledetto dalla normalità, costretto ad essere lontano da chiunque ma mai troppo da nulla. scrive delle vita secondo i propri passi, mettendoli in fila lungo una bisettrice che lo condurrà ad allontanarsi fino a perdere i tratti dei confini delle proprie origini.
Tutti gli altri quando questi è passato, leggono le sue impressioni, lasciate a terra, come polline in attesa del vento migliore. E lo fanno comodi, senza sporcare i propri passi, senza scendere dal marciapiede, rimanendo sopra le righe, masticando un ciuinganno, rammaricandosi di tanto in tanto di non essere stati lì, live, durante quell’e-mozione, distraendosi dal brulicare silenzioso dei frammenti di vita, che si riuniscono come ombra che si attaccherà ai piedi di un altro uomo che cammina tra le righe, con lo sguardo basso, senza farsi ingannare dall’orizzonte di carta.

Il far follie non appartiene al folle. Il folle è colui che la follia la descrive. Un clown vagheggia l'impossibile ma si assume la responsabilità del possibile. Permette agli altri di sorridere, ma li riaccompagna tutti con i piedi per terra. Lui guida. E' l'unico sobrio in questa gita di anime!
Il trucco c’è e si preoccupa sempre, almeno lui, di mostrarlo a tutti.

Coraggio, continua a meravigliarti, masturba il tuo ego. Nessuno ti rimprovera se godi, uomo. Evita solo di sbrodolare il tuo gaudio su chi non sta gioendo.

Se vuoi emozionarti, dopo aver sorriso, prova con storie di speranza o di disillusione, ma evita – te ne prego - il dramma. L’innocenza non si nutre sempre delle stesse porcate, non costringermi ad un fast food emozionale, non ti serve vincere facile, le lacrime di plastica ti fanno chiudere gli occhi prima ancora di accendere la miccia alle parole. L’applauso che esplode è quello di chi si guarda intorno preoccupandosi soltanto di non stonare.

Io sono un omino, un clowne, un patetico romantico, un silenzioso urlatore, mi piace parlare, anche da solo,devo potermi far compagnia, ché troppo spesso rimango da solo. E quando sono solo, lontano anche dalla mia ombra, non immagini quante cretinate sia in grado di scrivere. E tu le leggi immaginando che io sia qualcosa di spettacolare. In effetti lo sono.

Devo trovare il circo con una gabbia che mi ospitino.
Venghino signori, venghino, l’attrazione delle attrazioni, scrittore animato di notte, animale scritturato di giorno. Bestia intorno al cuore. Condannato a dover dire dietro un paravento. Stufo di sentir dire le solite cazzate.

Dammi un soldino allora e ti farò vedere che “se lo vorrei potessi morire” di congiuntivi-te, ma solo per i tuoi occhi.

Non ci credi?
Sono un tipo divertente, non ti ho mai detto però che mi sono mai divertito. Particip’io presente o passato, comunque, partecipo io. Non è la stessa cosa, ma a te che te ne frega?

Io sono un clown e posso solo piangere sui ricordi.
E tu ora provi a seguire me? Ok, se esce l'idea la mettiamo sul muretto e ci scambiamo le figurine come vecchi bimbi che non danno via nulla per scontato. La vita, almeno loro, non la danno via a saldi.

Mi rimane da scrivere, camminare cioè, non mi mancano cose da raccontare, ne ho un intorno meraviglioso, né idee, seguo tessere di domino ormai da tempo, mi serve solo un attimo, quello giusto da dargli una schicchera e vedere dove mi porta, questa volta.

Taci ora, Enrico, l’hai trovato, se lo perdo questa storia torna a dormire e tu dimentichi il tuo sogno.

Schicchera ora. Meglio il rimorso di un colpo goffo che il rimpianto di un’alternativa.





http://www.youtube.com/watch?v=ClRfnUhVjmI
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rubinia
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ScorpioneBufalo
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Ven 8 Ago - 10:39

Io ci rinuncio a commentarti, dopo che ti leggo ogni parola ha un altro peso.
Però ti leggo e questo credo sia l'unica cosa che conti(per me).
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Daniela Micheli
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Gio 14 Ago - 13:43

Anche io non so mai come commentarti, Rob.
Sempre ti leggo, non sempre lascio un segno del mio passaggio perchè empatica-mente non mi arriva la conferma che simpatica-mente sia gradito il lasciarti sulle tue spiagge, un'orma che dice io ci sono stata.
Qui.
Al circo non delle vanità ma delle verità.

D.
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cinzia tomassini
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AcquarioRatto
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Lun 20 Ott - 15:16

questa è una grande pagina
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Alkimias
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Lun 20 Ott - 21:56

Io sono un omino, un clowne, un patetico romantico, un silenzioso urlatore, mi piace parlare, anche da solo,devo potermi far compagnia, ché troppo spesso rimango da solo. E quando sono solo, lontano anche dalla mia ombra, non immagini quante cretinate sia in grado di scrivere. E tu le leggi immaginando che io sia qualcosa di spettacolare. In effetti lo sono.

Io mi ritaglio questa nel tuo circo.
Pagherei il biglietto se non restasse tutto in famiglia.
grazie; è un bel racconto.
_________________
noi scriviamo per gli altri
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Mar 21 Ott - 0:22

IL POETA CLOWN

( Maria Petronilho POR - O poeta Palhaço - trad. Terenzio Formenti )

poeta ti racconto un caso
che ben da vicino conosco:
c’era una volta un clown
povero e mal messo che aveva
un nasetto rotondo
color cremisi spellato

entrava in scena quando
nelle quinte del circo
se ne stava truccando un altro
che portava un abito ricamato
la risata dipinta sul volto
cappello alla Tartufo
e cantava con voce da contralto

Il pagliaccio del quale io parlo
ad ogni salto volava



come se un sogno lo portasse
ma non rideva
restava sempre muto
quando si trovava al buio
e restava vuoto il circo
si metteva in un canto
e dava voce al suo pianto
e solo liberato
prendeva un foglio dalla tasca
e con un dito intinto
nel sudore del suo volto
andava scrivendo scrivendo
in poesie il suo calvario
di povero pagliaccio che ride

assumendo infine il volto

dell’altro sé serio e triste
ritirato nel suo canto
riscopriva infine il pianto
del suo io profondo il suo abito
essere poeta catalogato
dal petto dilacerato

scegliendo così di essere muto
risuonava alto il suo lamento
tremante finalmente sciolto
malgrado il sipario calato
e la tenda per soffocarlo
risuonava tanto straziante
che spaventava la gente
turbandone il sonno

male nasceva il giorno
impegnato a spazzare la polvere
e dalla carta sulla quale scriveva
- usando i colori del suo volto -
stracciava coriandoli
per infine lavarsi la faccia
e truccarla a nuovo con sembianze di gioia

prendeva posto la gente in platea
il clown entrava in scena
… nella splendente notte rideva !



UP! UP! UP! UP!
_________________
I'm sorry but
I'm only a poor word...
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MessaggioOggetto: Re: lacrime di plastica   Ven 31 Ott - 11:33

Chi va incontro alla vita, chi sfida una notte qualsiasi è colui che sta cercando di tirar fuori la meraviglia degli attimi distrattati, quelli cioé biasimati dalla superficialità, abbandonati dall’evidenza, quelli nascosti tra le righe, sotto un marciapiede, dietro una cassetta della frutta, nello sguardo parallelo del re dei cartonauti, nelle luci del vetro esploso di una lente di un uomo che ha chiuso un occhio, l’ennesimo, sulla sua goffaggine.


leggo questo per dimenticare il circo e il clown e miei sogni al sole, poltiglia per la pioggia. ciao
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