Amico mio,
seduti noi, davanti ad un bicchiere di vino rosso, spegniamo il giorno e le sue ultime ore.
Sarà il colore del vino a dare un senso alle parole ed il suo gusto corposo che sciogliendosi diventerà un tutt'uno con lingua, palato e gola per riscaldare l'anima all'arrivo del tramonto.
Resterei immobile qui, a fissare l'angolo più lontano di questa tovaglia spiegazzata se non avessi te davanti, che stimoli i pensieri e, non mi lasci, non mi lasci andare.
Perché adesso fuggirei, lo sai bene.
Così, paziente, tu ti ritrovi a tessere immagini e ricordi che spargi a caso sul tavolo che geometricamente ci divide..
Conosci i miei pensieri e li smonti uno ad uno.
Ed io che sorseggio dal mio e dal tuo bicchiere, fingendo di poterti ingannare, provo a giocare quel gioco strano, per cui gli sguardi, sono allegri e il ridere giocoso.
Nascondo una gamba tra glutei e sedia, piegandola in due, così come ripiegherei tutta me stessa se potessi; allungo il corpo a più non posso, reclino il capo sul braccio che ho distrattamente proteso verso te, il palmo aperto verso l'alto, faccio dell'incavo del gomito il mio cuscino.
Ti guardo e non smetto più il sorriso.
Tra te e me il rubino del vino è ancora acceso.
Se parli tu, sgangheri i miei dubbi, soppesi il cuore a pezzi, ti prendi il mio respiro.
Intanto, dentro, io incontro muri amari e tu lo sai.
E tra quei muri io resto all'angolo. Così dapprima urlo ma poi mi lascio andare al rito del silenzio antico: quello che mi accompagna da quando io, semplicemente sono.
E tu che mi conosci, ti infiltri giusto giusto nella pausa tra uno stato e l'altro, tra l'urlo amaro che non esce mai e il suo silenzio amico..
E quando esausta la mente mia si rifiuta di capire, la svuoti dei pensieri, le togli il gran dolore, mi regali il tuo tempo e l'ultimo sorriso del giorno. Che ormai, inevitabilmente, però muore.
L'essenza tua resta lì a vegliare.
Domani, grazie a te, avrò ancora sorrisi da regalare.
Ed un rubino, rosso così, come il tuo abbraccio, incastrato in mezzo al cuore.
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Tutti i dilettanti scrivono volentieri; per questo alcuni di loro scrivono così bene (F.Durrenmatt)