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Massimiliano Procellaria Top


Numero di messaggi: 249 Età: 31 Data d'iscrizione: 03.10.08
 | Oggetto: una via popolare 02/06/09, 11:11 pm | |
| Le porte di alcuni balconi sono aperte; sull’uscio, poggiati alla ringhiera, assorti nelle preoccupazioni che giorno dopo giorno sono chiamati ad affrontare, stanno alcuni uomini da poco rincasati da lavoro, che distrattamente fumano. Salvatore è un uomo di quarant’otto anni che vive in un piccolo appartamento. È il titolare dell’officina sotto casa; ha una moglie e due figlie. Spesso si rimprovera di vivere lì, in quella via troppo popolare e mal frequentata che ritiene pericolosa per le figlie. È un uomo che non ha mai avuto né ideali né ambizioni, tenuto conto che da quando era bambino vive lì, ed ha imparato che quello non era certo il luogo per coltivare così nobili propositi. Nonostante questo, apprezza l’anima popolare che pervade quel quartiere, le genuine risate delle donne dirimpetto l’una con l’altra, quei ragazzini che rincorrono un sogno dietro ad un pallone; lo stesso che aveva anche lui. L’allegria nel vedere quei ragazzini, si mescola ad una forte amarezza: la consapevolezza che nessuno di loro arriverà mai a coronare quel sogno. Quella via è lunga un centinaio di metri, una pavimentazione di san pietrini logori, consumati, varie buche che si riempiono d’acqua piovana in inverno. Le pareti esterne delle case, scalcinate o annerite dall’umidità, sono ricoperte a tratti, da edere selvagge e ramoscelli di rampicanti spogli; delle luci arancio dai lampioni mal funzionanti, danno alla via un’aria sinistra. Sui davanzali dei balconi stanno dei vasi d’argilla con gerani di vari colori e piccole piante grasse. Per terra cartacce, pacchi di sigarette e volantini che pubblicizzano finanziarie che concedono prestiti, sono saltuariamente raccolte dai netturbini di turno. In qualche edificio si legge il cartello “affitasi”, solitamente bivani destinati ad immigrati irregolari. Nella mansarda di un vecchio edificio a tre piani, vive Marinella, una madre appena ventenne. Una ragazza semplice, paffuta, con dei grandi occhi chiari, i capelli spesso tirati indietro da un cerchietto e dei braccialetti tribali di legno. Si alza di buon’ora ogni mattino, riscalda il latte per la sua bambina, che prepara ogni sera prima di andare a letto. Con cura, sistema la testolina della figlia sul suo avambraccio e, quasi avendo paura di farle male, le imbocca il biberon. È uno dei momenti più belli dell’intera giornata, quello in cui, alle prime luci dell’alba, in quel chiarore tenue, nel silenzio della città ancora assopita, tiene in braccio la sua creatura, godendosi a pieno quegli attimi, consapevole che non ritorneranno più. Ogni mattina alle sette e trenta esce da casa , accompagna la piccola all’asilo e si reca al supermarket dove fa le pulizie. Per strada, il solito apprendista della falegnameria le fischia dietro, ormai abituata, gli alza il dito medio da lontano ed aumenta il passo. A metà della via, come un’immobile speranza, l’effigie di una Madonna addolorata che guarda verso il basso, quasi volesse distogliere lo sguardo dal bambino che abbraccia e che, al contrario ha un’espressione vispa e curiosa. Tutto il giorno e per tutti i giorni dell’anno, ha sempre un cero acceso e dei fiori freschi: margherite selvatiche, gigli, garofani, rose, che gli abitanti alternandosi, non le fanno mai mancare. Di fronte, una fontana dove di frequente le donne vanno a riempire bottiglie di plastica. Un’anziana donna in particolare va ogni mattina, recitando una preghiera davanti l’immagine sacra e, successivamente riempiendo le bottiglie. È una signora quasi ottantenne, vedova da una decina d’anni, vestita di nero e curva su se stessa ma ancora autosufficiente. Quando incontra qualcuno, al contrario di molti altri anziani, non rimpiange gli anni passati, e, in strettissimo dialetto, esterna la sua impazienza nell’aspettare il programma televisivo che più preferisce. Sotto l’effigie, di frequente, parcheggia una “Opel tigra” gialla con delle abbaglianti luci di color blu elettrico posizionate sotto i fari posteriori e sul lunotto. Scende un ragazzo di circa vent’anni che veste sportivo con degli occhiali scuri a goccia, i capelli a doppio taglio con dei ciuffi bagnati che scendono sulla fronte, jeans scuri strappati alle ginocchia ed un giubbotto bianco; porta un minuscolo brillante all’orecchio sinistro ed una catenina d’oro al collo. Va a trovare il suo amico anch’egli ventenne che vive con la madre e la sorella più piccola. Di solito dalla sua auto rimbombano i bassi di una martellante musica house , ma quella volta, ha tenuto l’impianto cd spento. Porta in mano una piccola guantiera di cannoli alla ricotta. È solito presentarsi con dolciumi o biscotti. Appena entrato, poggia il vassoio sul tavolo e si lamenta del fortissimo mal di testa, dicendo che sicuramente qualcuno gli deve avere fatto l’occhiatura ^ , forse la sera prima quando si era scolato al pub, un cocktail dietro l’altro. Chiede alla signora di fare qualcosa per il suo mal di testa, con le sue preghiere e rituali che, come tutti sanno, riescono a sconfiggere il malocchio ed a schiacciare l’invidia di cui si è stati vittima. La donna gli dice di sdraiarsi sul divano e di aspettarla. Va di là e porta con sé la figlia che più volte le aveva chiesto di assistere alla pratica di esorcizzazione. Prende un piccolo vassoio d’argento, dell’olio, acque e delle monete antiche. Versa i due liquidi nel vassoio ed attorno dispone le monete. Poi recita dei “Padre Nostro” ad “Ave Maria”. Dopo mezz’ora torna dal ragazzo dicendogli che era stato vittima di una forte iettatura, uno sguardo carico di rancore, proveniente da una ragazza. Lui dopo essersi rimesso in piedi, con la testa decisamente più leggera, e ringraziando, dice che sicuramente deve essere stata la sue ex, rivista al pub. La donna gli consiglia di non guardarla più negli occhi e di distoglierle lo sguardo da dosso qualora dovesse incontrarla nuovamente. Il ragazzo mangia un cannolo lamentandosi che non sta più lavorando, nemmeno quei lavori saltuari come carrozziere, muratore o aiutante nella bancarella di frutta e verdura del padre. Continuando così, non saprà neanche come fare a pagare le rate dell’auto, e il padre gli ha già detto di non fare affidamento su di lui. Madre e figlia lo rassicurano che presto troverà un lavoro. Si sente con le spalle al muro…all’auto, alle sue uscite ed alla sua dignità, non ci pensa nemmeno di rinunciare, così tiene sempre più in considerazione la proposta che tempo addietro aveva ricevuto, di fare da corriere nel passaggio di cocaina. D’altronde, si diceva di essere un ragazzo furbo ed intelligente benché non avesse portato a termine le scuole superiori e, se fosse stato attento, avrebbe potuto anche trattenere un po’ di roba per sé. Dopo la breve discussione, si avvia con l’amico all’auto. Poco dopo essere rimaste sole, madre e figlia escono per comprare del pane e se troveranno delle buone offerte, del prosciutto o del formaggio, per i quali entrambe andavano matte. Per quella settimana, ed era già la terza, nessuna leccornia. Per strada incrociano la signora Maria; non si guardano più in faccia da quando questa, se l’è presa perché madre e figlia non le conservavano più un posto in Chiesa la domenica mattina. Tornando a casa, vedono una moto-ape, quella del rigattiere, parcheggiata sul marciapiede davanti al portone di un palazzo. È piena di cianfrusaglie, reti da letto, tavole, mobiletti di legno marcio, vecchi ed arrugginiti utensili di falegnameria e dei secchi incrostati di calce. Dal primo piano del palazzo, una donna sbraita ed inveisce contro il rigattiere dandogli del maleducato e del disonesto, dicendo che non ne può più di avere tutto quel rottame ogni giorno sotto il balcone, quella puzza di legno e gli insetti che le entrano in casa. Minaccia di chiamare i carabinieri ed intanto butte secchiate d’acqua calda sulla moto-ape. Il volto le si infiamma dalla collera…la sorella dall’interno le grida di rientrare e di non adirarsi così, ricordandole che soffre di pressione alta e che così facendo, rischia un malore. L’uomo dal canto suo, non si fa certo intimorire da quelle strilla e, a sua volta minaccia di sfondare il portone e di prenderla a bastonate fin dentro casa, urlandole anche che l’ammazza e che da lì a poco sarebbe ritornato col coltello in tasca. Quella di decina di curiosi che s’erano affacciati dalle porte ed ai balconi rientrano di gran fretta, sentendo la pericolosità delle parole di quell’uomo che, non era certo conosciuto per la sua bontà e sangue freddo. La donna viene tirata dentro a forza dalla sorella che si affretta a barricarsi dentro. La moto-ape resta parcheggiata lì. La notte che si appresta, è un continuo latrare di branchi di cani randagi, un rovistare tra buste d’immondizia.
^ occhiatura = iettatura della quale si crede di essere stati vittima per uno sguardo di rancore o di invidia. _________________ tanto più il dolore scaverà a fondo nel vostro cuore, tanto piu capace sarà di contenere gioia
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|  | | Giuseppe Buscemi Star


Numero di messaggi: 2783 Età: 45 Data d'iscrizione: 28.04.08
 | Oggetto: Re: una via popolare 05/06/09, 06:48 pm | |
| E' un bel quadro, galante, una serie di immagini e scene che offrono una vista chiara sulla via popolare. Quello che ci hai messo dentro ci sta tutto e forma un'idea completa e addirittura un pelino troppo espressa, secondo me. Penso che puoi migliorare nella forma questo degnissimo racconto, rifinirne l'impianto valido: sforbiciando, evitando di ripetere parole e di rinforzare concetti, stirando un po' il vestito e buttando un occhio ai punti di vista (magari scegliendone uno o nessuno: all'inizio si crede che Salvatore sia destinato a tornare nello sviluppo. Poi le cose invece cambiano e con loro i punti di vista). E' solo una nota a margine di un quadro che mi è piaciuto, nell'insieme. |
|  | | Massimiliano Procellaria Top


Numero di messaggi: 249 Età: 31 Data d'iscrizione: 03.10.08
 | Oggetto: Re: una via popolare 05/06/09, 11:01 pm | |
| ti ringrazio gibbi, per l'attenzione prestata e per il commento costruttivo. In realtà voleva proprio essere un quadro narrato da una voce narrante appunto, senza nessun personaggio che si erga sugli altri personaggi come protagonista. In altre parole, nessun protagonista...solo una voce narrante. Son contento comunque che nel complesso abbia apprezzato il mio racconto :-) _________________ tanto più il dolore scaverà a fondo nel vostro cuore, tanto piu capace sarà di contenere gioia
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|  | | Mario Malgieri Star


Numero di messaggi: 1836 Età: 65 Data d'iscrizione: 12.05.08
 | Oggetto: Re: una via popolare 06/06/09, 10:37 am | |
| Sì, ha ragione Gibbi, sarebbe, anzi è una buona pagina. Pecca forse di "malizia narrativa", che include le osservazioni di Gibbi ma non solo. Mi spiego. In un "racconto" il lettore si attende qualcosa che accadrà. Non necessariamente espresso in tutte le tre fasi, inizio, sviluppo e conclusione, ma comunque un "centro di attrazione". Come avviene in un quadro dove l'autore usa malizie, come linee convergenti, sguardi di figure di contorno, giochi di luce, per attrarre lo sguardo verso quello che lui considera il punto focale della sua opera. Ecco, questo tuo mi ha dato la sensazione di un affresco fitto di personaggi collaterali, ci si aspetta di trovare il centro di attrazione e non c'è. Intendiamoci, questo non vuol dire che sia brutto, o sbagliato: alla fine lascia con un senso di incompiuto che non si merita. _________________ Ci sono più cose, Orazio, in cielo e in terra, che in tutte le vostre filosofie (W. Shakespeare)
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|  | | Giampiero Pieri Star


Numero di messaggi: 2603 Età: 54 Data d'iscrizione: 20.01.08
 | Oggetto: Re: una via popolare 06/06/09, 12:15 pm | |
| Buongorno Galante. Ho letto adesso la tua pagina. La trovo ottima come capacità di osservazione espressa, ma al contrario fatico a trovare un nesso tra i vari tratti che dipingi. Alcuni spunti, come quello della ragazza madre, al principio, sembrano voler iniziare a vivere di vita propria, salvo essere poi stroncati bruscamente da un continuo voltare di pagina che alla fine lascia con un senso di non espresso di quello che, penso, voleva essere il tema: la vita del quartiere nei suoi aspetti anche relazionali. Rigattiere e vecchia signora imbufalita interagiscono sì, ma poi tutto rimane sospeso dal barricarsi in casa delle donne. Penso che tutti questi ottimi bozzetti, essendo accostati casualmente tra di loro, necessiterebbero per essere legati di un filo conduttore che in qualche modo gli accomuni. La tua percezione dell'intera vita di quartiere insomma, col tuo preciso punto di vista. Altrimenti si rischia di leggere il tutto come una mera descrizione senza nessuna partecipazione emotiva della voce narrante. Un piccolissimo refuso: sanpietrino si scrive attaccato. Complimenti per la acuta capacità nel cogliere momenti e tratti dell'ambiente che descrivi, particolari che alle persone che vanno di fretta spesso sfuggono per la vita intera. Piero. _________________ ... mi ritrovai per una selva oscura... Ed ancor oggi son qui che brancolo nel buio!
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|  | | Massimiliano Procellaria Top


Numero di messaggi: 249 Età: 31 Data d'iscrizione: 03.10.08
 | Oggetto: Re: una via popolare 06/06/09, 10:23 pm | |
| ciao mariov. e g&f... grazie innanzitutto x gli ottimi consigli, li ho pure stamapanti e, rileggendoli, spero di metterli a frutto.Per quanto riguarda il testo,se avessi sviluppato troppo ogni singola vicenda(la ragazza madre, il rigattiere ecc) nn cvrei corso il rischio di annoiare il lettore trattendolo troppo su una singlola scena o episodio? avrebbe assunto forse la forma di un abbozzo di romanzo( cosa che è comunque un mio obiettivo MOLTO futuro). spero allora nei prossimi scritti, di personalizzarli, di dargli un'impronta piu forte nei loro modi di fare, parlare, comportarsi ecc. _________________ tanto più il dolore scaverà a fondo nel vostro cuore, tanto piu capace sarà di contenere gioia
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