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 Terapia e pallottole

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Mauro Scicchitano
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Numero di messaggi: 150
Data d'iscrizione: 20.10.08

MessaggioOggetto: Terapia e pallottole   13/11/08, 11:07 am

Quante volte capita di aver bisogno di qualcuno con cui parlare? Spesso.
Decisamente spesso.
E poi per me è un momentaccio, ho un sacco di problemi e di fisse strane, mi sento a disagio, insomma ho bisogno di un aiuto, ma non posso tormentare gli amici di sempre, non mi piace l’idea.
Per l’appunto puoi parlare con un amico, ma non sempre lo trovi disponibile. Oppure con il gatto, ma non ho il gatto.
Come fare? Ci vorrebbe un analista.
Sì, sì, lo psicologo. Ecco. Questa è la soluzione.
Allora, come si fa? E che ne so, cerchiamo sulla guida del telefono, no? Prendo le Pagine Gialle, lì c’è tutto, vuoi che non ci siano anche gli analisti?
L’operazione è rapida. A Pavia ce ne sono cinque o sei, scopro.
Ci vuole poco. Uomo o donna? Uomo, decisamente, con le donne c’è il rischio del transfer, non va bene. E poi metti che sia racchia, sai che dramma? Ecco, l’ho trovato.
Un bel riquadro grande, ha un nome serio e telefono con segreteria attiva 24 ore su 24.

Bene, dottor Freud, sei mio. O io sono tuo. Dipende.

Telefono per un appuntamento.

“Buongiorno, senta io ho bisogno di parlarle, quando posso venire da lei?”.

“Perchè ha bisogno di parlarmi?” – chiede lui, bene, la terapia comincia qui, bravo professore, mi piaci.

Spiego brevemente che ho un periodo un pò sbalestrato e lui mi dà appuntamento per giovedì, alle sei.

“Va bene, ci sarò, grazie”.

“Di nulla, ah, solo per sapere, chi le ha dato il numero?”.

“L’ho trovato sulle Pagine Gialle, era il box più grande, sono miope”.

“Scusi, ma lei ha bisogno di un analista o dell’oculista?” – mi chiede lui stupito.

“Analista, che domande, quando ho letto avevo gli occhiali”.

“Capisco, va bene, allora ci vediamo giovedì”.

Confesso di aver atteso il momento con ansia e con molte aspettative. Chissà come sarà mi chiedo. Intanto devo dire che il posto è stupendo. Una vecchia casa nel centro storico della città, perfettamente ristrutturata, con un cortile assolutamente delizioso. Al piano terra, proprio su questo cortile, lo studio. Quando suono al campanello sono leggermente emozionato, ma deciso.

Driiinnn! Pochi secondi e viene ad aprirmi, il dottor Freud. Un signore sulla cinquantina, bene, penso io, avrà esperienza. Rotondetto e con un paio di baffetti un tantino buffi ma che gli danno un’aria simpatica.

Presentazioni di rito e mi fa accomodare nello studio vero e proprio.

“Preferisce il divano o la sedia?” – cielo, no, la sedia andrà benissimo.

Io mi siedo, lui si siede. Dall’altro lato di una scrivania in mogano, bella e perfettamente ordinata. Io non riuscerei a tenere la scrivania così ordinata. Osservo l’ambiente. Due grandi scaffali alle sue spalle, pieni zeppi di libri, di alcuni riesco a leggere i titoli, ma sono veramente tanti, troppi per osservarli tutti. Su una colonna un grande orologio a pendolo, segna le sei. Esatte.

“Le sedute durano 45 minuti, al termine sentirà il rintocco del pendolo” – mi dice lui, come a marcare un confine preciso tra tempo di terapia e tempo cosmico.

“Capito, chiaro, grazie”.

In realta per me è la prima volta e non so bene come funzioni. Quindi mi aspetto che succeda qualcosa. Voglio dire, una domanda, una dichiarazione, insomma, un evento che dia il via alle operazioni. Niente.

Lui non parla. Io non parlo. Entrambi muti. Ci osserviamo. Seri ma non immusoniti. Io guardo lui e lui guarda me. Il silenzio è palpabile. Sento distintamente il pendolo fare tlic-tlac. Siamo in un posto tranquillo, non c’è rumore di strada. Tlic-tlac. Ah, ho capito. E’ una terapia. E’ fatta così. Sarà una di quelle tecniche nuove, del resto non so nulla della materia, per cui semplicemente mi adeguo alla situazione. Io osservo lui e lui osserva me. Noto che non c’è imbarazzo da parte di nessuno dei due. Solo qualche leggero movimento di assestamento sulle rispettive sedie. Per evitare le piaghe da decubito. Io intanto ripenso alla mia vita un pò sbarellata, alle persone che amo e a quelle che odio. Alcuni eventi mi scorrono davanti agli occhi come un film al rallentatore. Sono immerso nei miei pensieri quando all’improvviso sento il pendolo, DLENG-DLENG-DLENG.

Sono finiti i 45 minuti. Il mio nuovo analista mi sorride, si alza, e mi dice, con voce tranquilla:”La seduta è terminata”.

“Grazie dottore, arrivederci allora”.

“Va bene la prossima settimana, stesso giorno e stessa ora?”.

“Si, certo, va benissimo, grazie ancora”.

Ecco, la mia prima seduta e finita e non ci ho capito niente. Però mi sento bene, rilassato e tranquillo. Sì, queste tecniche moderne funzionano.

La mia prima settimana in analisi passa veloce. Grazie al cielo è giovedì e sono le sei. Bene. Rieccomi qui, in questo delizioso cortile. Dito sul campanello. Driiinnn! Ecco il professor Freud. “Buonasera” – “Buonasera a lei, si accomodi”. Vado deciso verso la sedia, ancora una volta il divano mi sembra eccessivo. Ecco, ora succederà qualcosa. Invece nulla. Come la volta scorsa. Io in silenzio, lui in silenzio. 45 minuti. DLENG-DLENG-DLENG. La mia seconda seduta termina come la prima. Si, questa terapia funziona, non so come, ma funziona. Esco per le strade del centro storico di Pavia e mi sembra di sentire rumori d’altri tempi. Sto davvero bene.

Volete sapere come tenere impegnato un idiota per una settimana? La risposta tra sette giorni, alla stessa ora. Ora alla quale mi ripresento, stesso cortile, stesso campanello, stesso analista.

Questa volta cambia però qualcosa. Siamo nello stesso studio, stesse sedie e stesse posizioni. Stesso pendolo che fa tlic-tlac.

Il mio dottor Freud mi guarda e mi dice:”Guardi che se lei non parla, io non capisco per quale ragione sia venuto qui”.

“Come? Ma non è lei che mi fa le domande?”.

“No, lei deve parlare e io l’ascolto. Poi semmai aggiungo qualche cosa”.

“Ah, ho capito. Ma perchè non me l’ha detto prima?”.

“Lei non me lo ha chiesto”.

Giusto, non fa una grinza. Io devo parlare? Va bene, parlo. Comincio a raccontargli la storia della mia vita. Dall’inizio. Gli racconto ogni mio dramma sentimentale, con tutta la sintesi di cui sono capace, ma calcando sui dettagli più dolorosi, del resto sono qui per curarmi.

Alla dodicesima improbabile e improponibile fidanzata ha gli occhi riversi all’indietro. Quando arriviamo a quota venti vedo un leggero filo di bava uscirgli dalla bocca, ma che schifo! Alla numero ventuno lui mi interrompe, così all’improvviso, con un gesto della mano imperioso e deciso. Ma ti pare il modo, dottor Freud?

“Mi scusi, lei ha il porto d’armi?”.

“No, ci mancherebbe, avrei fatto una strage, le pare?”

“Si, mi pare” – replica lui con aria sconsolata.

Apre lentamente, molto lentamente, un cassetto della scrivania. Ne estrae una pistola a tamburo. Oh cielo, questo è impazzito. Ma non è lui l’analista? Io sono il paziente, che intenzioni ha? Una leggera paura mi pervade. Appoggia l’arnese sul tavolo.

Ho un vago sentore di minaccia, ma cerco di restare tranquillo. Rallento il mio ritmo. Aggiungo dettagli, molti dettagli, in modo da dargli un quadro completo delle situazioni vissute ma soprattutto recuperare tempo.

E’ alla fidanzata numero trentadue che rivedo, in maniera assolutamente precisa un flash, un pò come un dejà-vù, eccellente da un analista, se non fosse per l’immagine che si riferisce a Christopher Walken, il Nick de “Il Cacciatore”, quello della roulette russa tanto per capirci.

Non ho mica finito, guarda che di fidanzate ne ho avute cinquantadue, dottor Freud, perchè ti stai puntando la pistola alla tempia?
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Daniela Micheli
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MessaggioOggetto: Re: Terapia e pallottole   13/11/08, 11:30 am

Per fortuna che vige il segreto professionale, perchè il tuo Dottor Freud avrebbe fatto i soldoni a palate, a vendere a Novella 2000 le 52 puntate....

Ciao Maximo, bentornato

lol!

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maria cristina gea
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MessaggioOggetto: Re: Terapia e pallottole   15/11/08, 10:03 am

E' bellissima. Posso copiarla e farla leggere al mio analista? Very Happy
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Mauro Scicchitano
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Data d'iscrizione: 20.10.08

MessaggioOggetto: Re: Terapia e pallottole   15/11/08, 03:41 pm

Ne hai facoltà.

Salutamelo.

m&m
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Daniela Micheli
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MessaggioOggetto: Re: Terapia e pallottole   15/11/08, 05:10 pm

Grandiose, le sorelle Marinetti!
Come lo sapevi, eh, dimmi, come diavolo facevi a saperlo?


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Nico Mar
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MessaggioOggetto: Re: Terapia e pallottole   21/11/08, 03:36 pm

tutto molto divertente, ma su questa frase Gli racconto ogni mio dramma sentimentale, con tutta la sintesi di cui sono capace, ma calcando sui dettagli più dolorosi, del resto sono qui per curarmi. ho riso di cuore

molto bravo

nico
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Terapia e pallottole

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