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 Temistocle

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Monica Porta
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Numero di messaggi: 1254
Età: 40
Data d'iscrizione: 26.06.08

MessaggioOggetto: Temistocle   24/05/09, 05:48 pm

"Il difficile sta nel cominciare".
Carola registrò la frase con la formula 'listen later', la più gettonata per riascoltare con calma i pensieri del suo boss. Naturalmente eliminandoli due secondi dopo aver riavvolto la memoria.
Come tutte le mattine, il dirigente le arrivò alle spalle mentre la donna organizzava la scrivania e sparò la bomba.
E’ singolare come una parola possa definire un'intera categoria. L’inventario di aggettivi che lo determinano ne esprimono le qualità con un'approssimazione pressoché nulla: perdente, strafottente, incompetente e spesso, ahimè, pure ripetente sono ormai d'uso comune ed hanno il loro perché.
Temistocle il tiranno, dopo aver deposto il suo sapere, regalò al gruppo un sorriso radioso e tornò nel suo ufficio.
"Chi non sa fare, non sa comandare".
Tommaso, collega di Carola e vero esperto informatico del piccolo team, pronunciò la frase con una smorfia ma le sue parole si sparsero come sempre dietro la schiena di Temistocle.
Non v'era mai una volta che il Capo si fermasse ad ascoltarlo, perdendosi così ottimi consigli sempre regalati.
"Tu hai capito che voleva?" intervenne Gina, terza e purtroppo ultima risorsa dell'ufficio.
"Eccolo lì, il week-end a Monaco e a noi riserva l'ultimo sbrocco" concluse seria Carola scuotendo la testa, le mani a massaggiarsi le tempie.
“Ragazze, credo che avremo dei problemi: vedo un codice rosso in linea”.
Le due colleghe si girarono ad osservarlo per una manciata di secondi, poi Gina si distrasse preparandosi il primo espresso della giornata.
Carola la seguì in scia. Solo le otto di mattina e già i suoi neuroni richiedevano il tributo quotidiano. Naturalmente se lo concesse senza remora, in fondo per lei era solo il secondo.
Il delicato aroma si sparse nell'ufficio mentre si serviva.
"Ha un grave problema di comunicazione. Non drena quando parla” disse Tommaso togliendole la caraffa di mano e versandosi a sua volta la bevanda, il bicchiere di plastica che gli scottava tra le mani.
Tommaso era già al terzo ma non sapeva mai resistere al profumo di caffè. Il trio aveva investito una fortuna per l'ultimo modello di Saeco Vienna, affettuosamente ribattezzata Angelo, ma ne valeva la pena. L'Angelo riusciva a macinare i chicchi al momento, una vera delizia per il palato, gradita anche dallo stomaco dei tre.
Contro ogni pronostico, la notizia risultò vera.
“Il difficile sta proprio nel cominciare, ragazzi”- riprese Temistocle serio convocando il gruppo l'ora successiva per una riunione lampo nel suo ufficio – siamo ad una svolta epocale, la società ha bisogno di tutto il vostro appoggio e sostegno per affrontare il momento...e sono sicuro che saprete farcela. Sì, voi ce la farete”.
Il Capo si interruppe, sotto lo sguardo stranito di Carola e Gina, facendo segno a Tommaso di proseguire in sua vece.
Carola, in piedi accanto a Tommaso, direzionò lo sguardo interrogativo sul collega.
Il fatto che Tommaso la invitasse a sedersi non presagiva nulla di buono. Lui, il moderatore per eccellenza, utilizzava raramente questa tecnica quasi ipnotica, di solito si affidava alla sua abilità oratoria per calmare gli animi. Soprattutto quello di Carola, la prima a scattare di fronte alle novità. La donna riavvolse la memoria e impallidì. Il suo collega aveva già tentato di avvertirla. Il segnale era davvero in rosso: “ragazze, occhio, siamo nella melma” dicevano i suoi occhi spaventati. Senza contare che quel voi, enfatizzato dal Capo, aveva un sapore decisamente asprigno.
Dopo anni di lavoro, Carola si era resa conto che soffriva di un'insolita, rara patologia. Le novità avevano l'effetto di scoordinare i suoi ritmi di lavoro, procurandole tutti quei fastidiosi effetti collaterali che presagivano un attacco di influenza.
Al primo accenno, la gola cominciò a bruciarle, il naso diede il suo stop emettendo quei rapidi starnuti tipici di un fattore allergico di grosse proporzioni.
Purtroppo, non c'era nulla di esagerato nel terrore di Carola, almeno questa volta. Gina era ridotta ad un cencio, Tommaso faticava a trovare le parole per finire le frasi che rimanevano così smozzicate. Questo diede a Carola un ulteriore elemento per visualizzare il disastro che si stava per abbattere sulle loro teste.
"Il programma Ginner costa troppo, ragazze. Passeremo ad Aida.
“A cosa?” trillò Gina.
“Aida. Sì, è una società sconosciuta. Ha vinto l'appalto... perché non riesco a stupirmi?".
Lo sguardo severo di Tommaso si posò su Temistocle che riuscì a borbottare solo un bofff, soffocato da un colpo di tosse.
A quelle parole il malessere di Carola si dileguò. Da sempre era una accesa sostenitrice delle pari opportunità. Non quelle intese dall'omonimo ministro;quelle erano nate solo per farla impazzire ogni due anni. Lei intendeva le opportunità vere. Era giusto, anzi doveroso, dare spazio alle nuove voci perché il talento è pur sempre talento.
La faccia allibita dei suoi colleghi non la scoraggiò.
"Oggi è un nuovo giorno" dichiarò con un sorriso allegro.
"Forse non mi sono espresso chiaramente".
"Ma sì, ti ho capito Tommaso. E' solo che ti ammazzi prima di cadere. Diamogli un po' di fiducia, gente.".
"Brava, Carola. Questo è lo spirito giusto. Prendete esempio, ragazzi. Su, l'ottimismo è la virtù dei forti".
La sparata del suo Capo la fece vacillare. Quando le dava ragione la fregatura era sempre dietro l'angolo.
"Io credo proprio di non essere stato chiaro. Ci riprovo: il programma è solo involucro, non conoscono le nostre regole. Non solo dovremo testare tutto ma, in primis, spiegare come vogliamo che ragioni il software, per poi formare i colleghi - sparò infine Tommaso guadagnandosi la sedia.
La fronte imperlata, gli occhi a triglia impigliati alla rete, cercava disperatamente altre parole ma niente, nulla più gli uscì dalla bocca e rimase lì, muto, ad osservare l'effetto del suo breve discorso.
Lo sguardo ebete del suo Capo diede la mazzata. Il consiglio dei grandi colli alti aveva approvato la mozione. Ergo, erano fottuti.
Carola chiuse gli occhi perdendo il tempo, una smorfia le disegnò la bocca.
“E così il gruppo di lavoro è già formato”.
Gina squadrò dura Temistocle.
“La notizia non era ancora ufficiale. Ho pensato a Tommaso per le sue qualità informatiche, voi lo affiancherete”.
"Cioè, dobbiamo dire ad Aida come fare i conteggi e poi spiegarlo pure a cascata?".
"Cioè sì. La tua visione è ok. Hai presente le correnti in una cascata? E noi che ci nuotiamo contro, ci vedi? Comincia a ripassare la materia, Carola. Ne avrai bisogno" la scimmiottò Tommaso sbuffando tensione.
L' ultima sortita aveva un sapore decisamente orribile ma ormai la frittata era fatta. Carola si riprese ed organizzò la sfida. Era sempre la prima a reagire di fronte alle difficoltà, nonostante i suoi disturbi allergici. Togliendo i sistemi periferici, quei lavori inutili ma gratificanti che permettevano alla mente di svagarsi allegramente, avrebbero guadagnato tempo prezioso.
"Di buone intenzioni è lastricato l'inferno" le rispose Gina mentre Carola incrociava le dita cercando di annullare l'ultima della sua collega.
I mesi passarono veloci mentre il trio testava il nuovo sistema operativo. Ed ogni giorno una novità faceva capolino a salutarli trascinando con sé una miriade di anomalie da risolvere.
“Questi bevono, e di brutto”.
Gina chiuse così la prima impressione sui nuovi programmatori di Aida.
“Dagli tempo...”
“Carola, ma ti ascolti? Questi risolvono i problemi a manina, ti rendi conto? Una posizione alla volta. Ammazza, abbiamo un migliaio di dipendenti da sistemare. Si ballerà , vedrete”.
“Sii più chiara nelle mail. Non stare a girarci intorno col fraseggio”.
“Non meriti nemmeno una risposta, collega. E della lentezza del software, ne vogliamo parlare?”
Tommaso sbuffò ascoltando il cicaleccio delle due. L'espressione tesa, gli occhi puntati sul monitor, avevano preoccupato Carola fin dal mattino. L'aria era satura di tensione.
Ci pensò Temistocle ad accendere la miccia. Era la sua specialità.
Entrò con passo marziale, come al solito si posizionò di fianco a Carola battendo i tacchi e sbirciandole le gambe.
La donna emise il flebile sob quotidiano. Tommaso invece esplose.
“Aida è una lumaca. Che dice Gennaro?”.
L'espressione dura, il tono grave causò la scintilla. In due secondi l'ufficio era già in fiamme.
“Non usare quel tono con me, Tommaso”.
“ Dimmi che hai fatto controllare la compatibilità con il sistema prima di far firmare quel dannato contratto”.
“Non sei tenuto a conoscere questi dettagli”.
Il pugno poderoso di Tommaso si abbatté sulla scrivania facendo sobbalzare le sue due colleghe.
“Ah no? Una transazione ogni 15 minuti, hai un'idea dello spreco di tempo? E' un problema di compatibilità tra i due sistemi. Ma perché, perché continuo a parlare con te? Fanculo, io ho chiuso con questa merda”.
Tommaso sbottò sbattendo la porta dietro di sé.
“Non finisce qui” gli urlò Temistocle.
Carola si tolse gli occhiali massaggiandosi le tempie. La sua emicrania stava raggiungendo lo zenith.
“Avete sentito, lo avete sentito tutte e due” sbottò Temistocle misurando l'ufficio in passi.
“Io non ho sentito proprio niente” gli rispose Gina, ricominciando a lavorare.
“Bravo Capo. In cinque minuti hai riorganizzato l'ufficio. Il corso sulla comunicazione inter-personale ha dato i suoi frutti, a quanto pare” chiuse Carola, sarcastica.
“Che fai, lo difendi?”
“Hai chiamato Gennaro?”.
“No, va bene? Lo sa fare da solo il suo lavoro”.
“Tommaso ha ragione, vero?”
“Non lo so”.
“Non lo sai? Tu non lo sai? E cosa sai tu?”.
Temistocle non rispose. Si limitò a sbattere la porta mentre usciva dal locale.
“Quando la stupidità è associata al potere...”
“...ora sai quel che può accadere” Carola terminò la frase della sua collega con un sorriso tirato.
“Chiedo scusa” Tommaso rientrò dieci minuti dopo, la faccia imbarazzata che parlava da sola.
Carola e Gina si girarono limitandosi ad un sorriso ed un alzata di spalle.
“Mi tocca un rimprovero scritto?”
Tommaso si avvicinò a Carola cercando il suo sguardo.
“Perché, cos'è successo? - gli sorrise la donna - Piccoli passi, Tommaso. Usciamo da questo casino e poi presentiamo un conto coi fiocchi al tiranno”.
Gina li guardò sbalordita e scoppiò a ridere.
“Di illusi è pieno il mondo, ragazzi. Sperate, sperate anche per me, please” chiuse ridendo.
Nel pomeriggio Temistocle riunì il gruppo. Evitò lo sguardo di Tommaso comunicando che i programmatori della società si erano attivati per velocizzare il sistema.
Il linguaggio corporeo del Capo era evidente.
“Chiudiamola qui senza farci male” sembravano dire le sue mani mentre stritolava l'aria mentre Tommaso riprendeva a respirare.
"Evidenziate le macro anomalie. Noi li paghiamo, faranno ciò che vogliamo".
Questa fu l'ultima frase boriosa pronunciata dal Capo. Scoprì che Aida non era di facili costumi, che la matematica doveva comunque esserle impostata correttamente nelle regole per garantire un buon risultato e che gli errori si sarebbero sparsi a macchia d'olio.
In breve tempo l'azienda, da trent'anni esempio per società satellite, si svilì fino a diventare l'ombra di se stessa.
Tutto ciò che era certo divenne incerto. L'unico baluardo rimaneva il dato cartaceo con conseguente recupero di documenti polverosi ed ammuffiti provenienti dagli archivi.
Lavoratori con buste paghe sfalsate, date di anzianità che giocavano a poker con quelle di assunzione perché il passaggio dei dati da un sistema all'altro fu approvato con inserimento manuale. Aida si accollò il lavoro di recupero e incrociò i dati lavorandoli manualmente, posizione per posizione.
L'idea arrivava dal più grande dei colli alti: l'amministratore delegato. Impossibile opporsi. Infatti nessuno dei suoi accoliti lo fece.
Il solo pensare di migrare migliaia di posizioni in automatico l'aveva fatto impallidire. Che idea ridicola e che costo esorbitante gli era stato presentato in preventivo!
Temistocle si accollò l'occhiata severa del collo alto che poi girò ai suoi sottoposti, colpevoli del reato più grave in assoluto: l'aver reso ridicolo il proprio Capo di fronte al superiore.
I tre piccoli impiegati accusarono il colpo (e l'inevitabile sfuriata) ma non piansero sul latte versato. Si rimboccarono le maniche aspettando il sole che tornò dopo aver coniato un nuovo livello di stress, quello da programma.
Alla fine i tre uscirono dal tunnel contando solo sulla loro coesione e competenza.
E soprattutto sulla incapacità a lasciar cadere la penna dopo il termine dell'orario lavorativo.
Nessuna promozione o bonus fu concesso al team per aver risolto le anomalie del sistema . I colli alti le definirono quisquilie statisticamente accettabili durante un cambio di sistema. E risero sul conto dettagliato presentato da Carola. Gina strinse i denti evitando il famigerato “ve l'avevo detto, ragazzi” e sorrise ai due colleghi che, delusi, si contavano le dita per la rabbia.
Decisi a vendicarsi, i piccoli impiegati chiusero entrambi gli occhi sulle posizioni dei dirigenti.
Non dovettero attendere molto. Sapevano che Aida avrebbe fatto il suo dovere il 27 del mese.
L'urlo dei grandi capi si levò a tributare infine le quisquilie. Alcuni codici retributivi appartenenti all'area dirigenziale, infatti, avevano la bizzarra tendenza a mischiarsi con quelle professionali.
Ed il mancato intervento manuale del trio portò refoli di allegria condivisa tra le basse sfere. Le cifre non erano da capogiro ma ben arrotondavano la busta paga dei più deboli.
I sindacati si scossero dal torpore, agilmente istruiti dai tre, ed insorsero invocando il mantenimento dei bonus ormai entrati in busta paga. Bonus fantasma, per quanto ne sapeva il bilancio aziendale.
“Cattiva, cattiva Aida” disse Carola sorridendo a Temistocle che, furente, le sventolava la sua
busta paga sotto gli occhi.
“E stronza, questo è” intervenne Gina storcendo la bocca.
“E bastarda. L'avevo detto che era pericoloso un programma donna. Non è solo superstizione. Porta proprio sfiga” chiuse Tommaso, gli occhi bassi a cercare il monitor.
“Come avete fatto a non accorgervi?”.
“Eh... Capo. Il lavoro ci sommerge. Sono mesi che ti chiediamo un aiuto” disse Carola con un ghigno da paralisi facciale.
Temistocle borbottò per poi risponderle con un sorriso sghembo.
“Forse se spegneste quella radio...”.
Eh no, la radio non si tocca!” intervenne Gina.
L'espressione supplichevole dei sottoposti infine convinse la resa.
“Vedrò cosa posso fare per alleggerirvi” chiuse uscendo dall'ufficio.
Un allegro motivetto si diffuse nell'aria mentre i tre formavano un coro...


*hoodwincked song uncut

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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   25/05/09, 04:38 pm

Notevolissimo. E difficile da scrivere: racconto d'insieme con linguaggio prevalentemente diretto. Una vera chicca. In genere i racconti del quotidiano mi paiono scialbi. Questo no, tutt'altro. All'inizio bisogna entrare bene nell'ingranaggio. Dopo va da solo. E ho apprezzato un sacco certe licenze sfacciate (allitterazioni, ripetizioni, verbi mancanti, assonanze...) che hanno saputo stuzzicare in un contesto di per sé assai "normale".
Braverrima.
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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   25/05/09, 09:08 pm

Noooooooooooooooo
Aida noooooooooooooooooooooooooooo
diglielo al tuo capo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io lo so perchè ha vinto l'appalto, dovevate intepellare ME!
Avete contrattato le ore di addestramento?
FATELO!

Monica, inutile dirti che questa tua è scritta divinamente e arriva così vera, reale e sentita che...
Oddio, ma forse perchè sto calvario l'ho vissuto prima di te!?!?!?
Spero comunque, con tutto il cuore, che non sia l'Aida che dico io.
Ma sai sì?!?!?

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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   27/05/09, 06:06 pm

Gibbì ha scritto:
E ho apprezzato un sacco certe licenze sfacciate (allitterazioni, ripetizioni, verbi mancanti, assonanze...) che hanno saputo stuzzicare in un contesto di per sé assai "normale".
Braverrima.


Eh no Very Happy lo sai che sono lenta di mio ad organizzare. Ci mancava l'aiuto di Temistocle. E si impegna parecchio, credimi.

Grazie per la lettura. Prendo nota dei consigli

Monica

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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   27/05/09, 06:07 pm

Daniela Micheli ha scritto:
Noooooooooooooooo
Aida noooooooooooooooooooooooooooo
diglielo al tuo capo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io lo so perchè ha vinto l'appalto, dovevate intepellare ME!
Avete contrattato le ore di addestramento?
FATELO!


Di come si inginoccha una azienda florida vivendo perdenti, ricchi e contenti? Sì, è lo stesso film tuo, sì sì
Avrei dovuto postarlo in diario. Non era ancora pronto per una lettura decente ma ne avevo bisogno per affrontare la settimana.
I rimedi tradizionali mi hanno lasciato a piedi... invece la terapia ha funzionato. Non glielo posso dire che è un perdente, ma l'ho detto a tanti altri. Per ora mi basta come rivincita sul Capo Very Happy

Monica

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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   27/05/09, 07:17 pm

Incredibile! mi sembrava di vivere la situazione. Non è per caso siamo colleghi e non lo sappiamo??. Anch'io lavoro in una grand'azienda di... biipppp.....
piaciutissimo.

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... mi ritrovai per una selva oscura... Ed ancor oggi son qui che brancolo nel buio!
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MessaggioOggetto: Re: Temistocle   24/06/09, 04:17 pm

Dialoghi che scivolano e raccontano molto di più di ciò che dicono cheers . Eccaspita se è pronto!
A meno che tu non avessi in mente un'idea diversa Cool

molto apprezzati i nomi, creativa Monica Smile

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nico
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Temistocle

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