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costantino liquori
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Numero di messaggi: 454
Data d'iscrizione: 31.12.08

MessaggioOggetto: Sotto voce   22/06/09, 01:23 pm

La mia è una missione, una seria e doverosa intenzione di cambiare il mondo, l’intenzione di svegliarlo, di farlo finalmente reagire. Un messaggio d’amore a tutto campo. Sono stanco e dispiaciuto di vedere passare, sotto la mia finestra, un esercito di depressi, tesi, rassegnati e sofferenti, chiusi in se stessi, serrati, assolutamente passivi, remissivi, paurosi. E l’amor proprio dov’è finito? E quel minimo d’orgoglio ? Pecore insomma, pecore ubbidienti in balia di ogni cosa. Come il vento gira si girano loro. Tutti. Incapaci di alzare la testa e di digrignare i denti, molli e servili, tristi, tristissimi.
Ma io ci penso a loro, ho compassione, mi fanno pena e tenerezza, sono il prodotto di un mondo malato. Allora mi spremo il cervello, elaboro ed escogito una strategia alla mia portata. Uno stimolo, una frustata, per il loro bene, per non invecchiare anzi tempo, per recuperare quel poco di vita che ancora scorre nelle loro inutili e timide vene. Bene, ci penso e mi organizzo.
E comunque, per il mio progetto geniale, è fondamentale l’agilità, la velocità, i riflessi pronti, il fiato, la corsa, e un po’ di fantasia. E’ così che, per amore degli altri, la mattina presto, quando la città ancora dorme, mi metto di buzzo buono a macinare chilometri, sotto la pioggia o il sole non mi fermo. Sudo e dimagrisco, e mi guadagno un corpo da velocista, un fulmine, un vero atleta, più magro e più pronto per darmela a gambe.
Scendo in strada e si comincia a ballare.
Il primo è un vecchio, un vecchio e il suo bastone, la scelta più facile. E’ curvo, gobbo, cammina a piccoli passi, arranca e suda, respira a fatica, a fauci aperte. Gli occhi sono socchiusi, concentrati in quel passo e in quello dopo, la testa gli pende in avanti, grossa e pesante, le ginocchia gli sbandano da un lato. Si ferma adesso, spalanca gli occhi, può anche essere che smetterà di vivere lungo la strada. E’ uno strazio vederlo rassegnato sotto il peso dei suoi anni. Se lo merita, comincerò da lui, il mio primo esaltante messaggio. Gli altri siamo noi, sissignore, ed io devo osare!
Mi avvicino, lo osservo di sguincio, ma non alza la testa, lo supero, mi fermo, mi preparo, e ritorno alle sue spalle. Gli sono addosso, addosso al suo orecchio destro che di sicuro non si aspetta la sorpresa. Sono pronto a fare quello che ho provato infinite volte davanti allo specchio. Mi esibisco ora, sotto voce lo faccio.
_ Ciao rincoglionito, ciao buccia inservibile, sei già morto? Stai andando? Ti ci mando io al Creatore o fai da solo? Lo gradisci un calcio nelle palle adesso? _
Non reagisce, non ha sentito niente, cambio orecchio allora, gli giro di dietro.
_ Rincoglionito come va? Lo vuoi il colpo di grazia? Fammi vedere come riprendi vita. Un ultimo guizzo, un po’ di coraggio ? Suvvia buccia reagisci _
Si drizza in piedi, alza il bastone, due giri in alto e colpisce ed io non faccio a tempo a fuggire. Affonda di punta con forza inaspettata, precisione e cattiveria alla bocca dello stomaco, la mia. Due volte o cinque. Cado, sono sorpreso, ho la sua scarpa sul naso. E’ inferocito. Ecco, sono contento, mentre sputo il mio dente. Il risveglio del vecchio c’è stato. Mi rialzo, grondo sangue, scappo e sorrido, gli ho rimescolato la giusta e sacrosanta incazzatura, un soffio di necessaria vitalità, la mia medicina. Un regalo. Bella la prima prova, si continua.
Quindi, deciso, arrivo dritto fino a piazza della Moretta, dove un grande albero di tiglio, venuto fuori, a dispetto del marciapiede, difende con la sua ombra una panchina storta e moribonda. Lì seduta c’è il simbolo della rinuncia, la resa senza condizioni in persona. C’è l’abbandono. E’ seduta circondata dai suoi stracci e cartoni, un giorno lontano possedeva anche un’età. Guarda il suo pezzo di pane secco e ammuffito, lo tiene incredula con le sue mani lerce e, lentamente, lo avvicina alla bocca, indifesa anche quella, senza denti. Nel suo sudicio orecchio il mio bisbiglio.
_ Lurido cencio, questo pane è il mio _
Glielo sfilo dalle mani e lo lancio per strada. Lei non si muove, forse un poco piange. No così non va bene, la benedetta reazione non c’è, è urgente che io ricominci. Mi riavvicino e le sussurro ancora.
_ Ti darò fuoco, lo farò adesso _
Ma aldilà della strada sento gridare.
Due grandi gambe e due braccia impazienti hanno intenzione d’arrivarmi addosso, vogliono farmela pagare davvero. Ed anche un altro, fermo e mummificato davanti al negozio del tappezziere, si muove, all’improvviso reagisce, grida.
_ Maledetto schifoso razzista, massacratore, maniaco _
Me le dicono tutte, devo correre, vado, per un pelo non hanno il mio scalpo. Ecco qui, sono felice, la mia frusta funziona a dovere, ho finalmente ragione e amore da vendere. Decido.
Il mio deve essere un lavoro a tutto campo, questa è una città che ospita anche intere carovane di stranieri, sono a Piazza Venezia e comincio a correre, mi getto a capofitto in un grumo di folla, una comitiva in viaggio, con cappelli e fazzoletti dello stesso colore. Tiro schiaffi e spintoni, sussurro oscenità. Scappo via veloce come il vento, dietro di me perplessità, rabbia e vera e autentica furia. Ritorno ancora indietro e mi concentro su una fermata del tram molto affollata, mi getto là in mezzo a mani aperte, tiro giù tutti. Sussurro
_ Salve schiavi, come va? _
_ Sono venuto a spezzare le vostre catene, popolo di codardi _
Ancora con l’affanno, esco dal vicolo che s’inserisce sul corso Vittorio Emanuele, sul fiume in piena di automobili e smog, dove il rumore dei motori e le sirene delle ambulanze la fanno da padrone. Attraverso le strisce infilandomi in una processione di sguardi bassi e di pensieri annebbiati. Vanno e vengono piedi di tutte le misure.
Cammino al fianco di una donna, a due, a dieci che dondolano le braccia e le borse, infilate in un loro oscuro e personale tunnel. Lei ha i capelli di nessun colore, gli occhi bellissimi di una bambola triste, la carnagione bianca, le cosce tese e nascoste da una brutta gonna e due seni tenuti prigionieri. Sono pronto, lo faccio, sottovoce.
_ Ciao Troiona, l’hai gustato anche oggi, quante volte? La puoi dare anche a me? _
Sobbalza, ma si riprende.
_ Certo, ma perché no? _
Me lo dice senza nemmeno girarsi a guardare.
Passiamo le strisce e una mia mano è già sul suo sedere. S’infila in un portone, invece di desistere e darmela a gambe finisce che la seguo.
Appena entriamo nella penombra mi piego sotto i colpi della sua borsa possente, pesante come il piombo, Sanguino e sono in ginocchio davanti a lei.
_ Continua, cosa stavi dicendo ?_
E picchia e insiste con decisione e perfidia. Mi prende a calci adesso. Colpi su colpi senza un grido di rabbia, poi arriva altra gente, spunta dal buio, mi trascinano fuori. Ci guardiamo e scopro il suo dispiacere. Le manette e le sbarre, ed io che tento di spiegare ad una faccia di alluminio qual è la mia missione.
Lo dico sotto voce
_ Non le avrei torto un capello, l’ho fatto per svegliarla, per allenarla a reagire, per vero amore insomma _
_ Mi sa che lei si è bevuto il cervello!_
_ Questo è un fatto _

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Ultima modifica di costantino liquori il 22/06/09, 07:52 pm, modificato 1 volta
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Alessandra Grandi
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 01:52 pm

Interessante.

Un pensiero completamente fuori dal comune
che fa riflettere, molto.

Potrebbero veramente capire che si tratta di
VERO AMORE?
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 02:30 pm

Ecco...io voglio estremizzare la realtà ed il modo di ragionare. Il mio è il racconto di un folle

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 03:28 pm

Si estremizza sempre,
si caratterizza un pò di più
per far arrivare il messaggio.

Ci mancherebbe altro che si cominciasse a menar le mani
sui più deboli, i disperati e i senza tetto.

Ma, permettimi,
c'è sempre chi è
e chi ci fa.
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 03:29 pm

certo

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:38 pm

Estremizzare per condannare.
Sai, Cost, l'altra sera ho avuto il culo di sentire parlare Gaetano Saya, sai benissimo chi è.
L'aggressività verbale, la cinestetica, il personaggio intero mi fa pensare che lui non lo farebbe sicuramente Sotto voce, no. E non ne racconterebbe per scuotere.
Non è un racconto di un folle, è la folle realtà di alcuni.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:49 pm

ci sono persone che vanno in giro a fare quello che fa il tuo personaggio ma non credo sia per amore...

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"Bisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, perché è un male pericoloso e contagioso." Pietro Abelardo
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:50 pm

So bene chi è Saya .......

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:51 pm

Sicuro Emma Smile

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:51 pm

Lo so che lo sai. Io non lo sapevo, ora che l'ho visto ho paura. Punto.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:52 pm

Per ciò che (e spero non solo nella mia testa) quell'uomo e ciò che sta portando avanti rappresenta.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:54 pm

Le SA hitleriane

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:57 pm

con tanto di simboli esoterici...
legittimazione alle squadre di violenza, perchè non posso e non riesco a pensare a una loro funzione sociale diversa, considerando da quale "ala" politica vengono proposte e da chi vengono caldeggiate e sostenute.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 07:58 pm

Quel tipo di cattivi non hanno vinto e non vinceranno mai. Almeno spero.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 08:00 pm

La speranza è l'ultima a morire, sì.
Sperem.
Comunque tu, con la tua pagina, mi hai immediatamente ricordato questi personaggi.

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 08:06 pm

E menomale:)

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Natascia Prinzivalli
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 08:16 pm

E' un brano disperato, di chi non vuole arrendersi, di chi si è stancato dei bla, bla, bla.

Uno scuotere dal letargo menti e corpi mummificati, stravolti dalla paura e ossessionati dalla violenza.

Le parole non bastano più, siamo tutti sordi, bisogna ritornare alla fisicità, al contatto viscerale anche se doloroso.

Un racconto quasi messianico, ribaltato, ma non troppo. Tutta colpa di linguaggi babilonici, incomprensibili, indecifrabili il cui unico comun denominatore è il terrore del nostro simile.

Maddalena ha paura e ha tagliato i suoi lunghi capelli.

" E' una notte d'inverno, sono sola a casa, sento un vociare convulso sul pianerottolo, abbasso il volume della televisione per sentire meglio, poi all'improvviso qualcuno suona il campanello. Ho paura, non aspetto nessuno, stranamente Diana non abbaia, mi avvicino guardinga alla porta e senza aprire chiedo chi è. Sono una ragazza sola, mi risponde, ho una bimba di un paio di mesi digiuna e malata, mi dia qualcosa la prego. Non rispondo, ho paura. Torno a letto. Un vicino meno codardo di me, le apre la porta e le da del denaro.
Mi vergogno di me stessa, spesso ripenso a questa storia e la voce di quella ragazza mi è rimasta impressa, come il marchio della mia ignavia. Mi chiedo, ma noi o meglio io, chi amo?"
Tu dici: gli altri siamo noi, giusto aggiungo io, ma quanto è difficile caro Costantino.



Scusa per la lungaggine.

____nat




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Tre atteggiamenti fondamentali dell'uomo che corteggia una donna: il millantatore, quello che fa promesse, quello che implora la mamma. Elias Canetti
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costantino liquori
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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   22/06/09, 08:23 pm

Ciao Natascia. E' difficile, anche perchè le nostre contraddizioni ci accompagneranno fino alla fine

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MessaggioOggetto: Re: Sotto voce   23/06/09, 12:39 am

Daniela Micheli ha scritto:
Lo so che lo sai. Io non lo sapevo, ora che l'ho visto ho paura. Punto.


http://www.youtube.com/watch?v=a9NGxMlcoRA

Comincio seriamente a valutare l'idea di lasciare l'Italia, penso siamo arrivati al dessert !
Fa paura anche a me !

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Il dubbio e' un omaggio alla speranza.
(Isidore Ducasse de Lautreamont)
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