Giulietta D’Amico (Detta a’ Scrittrice)
Proprio a metà della salita, sotto i cipressi più antichi di Rocca Felice, c’è la villetta di pietra serena della signorina Giulietta D’Amico.
Da anni, quando passo a portare la posta, mi offre il caffè, mi fa accomodare in giardino sul dondolo vicino al cipresso e sotto l’ombra e la frescura, mi passa la sudata che ho fatto per salire fino lì sopra.
Intanto che aspetto mi legge qualcosa che ha scritto e certe volte anch’io le porto le cose che scrivo, per farmi consigliare se valgono o le devo buttare.
- Buongiorno Signorina Giulietta, tengo posta per voi.
Dico allungandole la busta celeste che agito per fargliela vedere.
La Signorina Giulietta, che tutti chiamano Tetta, è sempre contenta quando mi vede, mi dà un buon giorno cortese che m’aggiusta la giornata così faccio meno fatica per arrivare fino a ‘ngoppa ‘o paese.
- Buongiorno Filibè. Ferdinando O’ Sostituto stamattina non c’è? E adesso chi me lo dice se la lettera che hai portato è posta buona o cattiva ?
La signora D’amico, detta “ a’ Scrittrice “ scherza con tutti. E’una donna bellissima e intelligentissima, la conosco da quando portava i calzettoni. Le rispondo sorridente:
- O’ sostituto stamattina non c’è. E mentre lo dico mi metto a sedere e proseguo:
- lo ha chiamato il sindaco Anzalone per una cosa riservata; si è fatto la barba, si è infilato nel vestito pulito, si è messo la coppola nuova, e di corsa è andato a sentire che voleva Don Anzalone .
Non sono sicuro dell’età precisa della signorina Tetta D’Amico, per delicatezza non l’ho mai chiesta, forse quaranta, cinquant’anni, difficile da dire, ma la sua bellezza ancora si fa notare. È sempre vissuta a “ Villa D’Amico”, la villetta a due piani che sta proprio all’inizio del paese. Si era trasferita per un periodo all’università, ma appena laureata è tornata ed è rimasta al paese legata agli amici d’infanzia, ai sogni di cambiamenti sociali e alle lotte politiche che faceva nella sezione giovanile del partito comunista di Rocca Felice. Diceva che nella vita ci sono migliaia di cose da fare, ma che si possono fare anche restando in un paesino come Rocca Felice.
Non ha più i genitori, morirono sotto il terremoto, vive con un cane lupo: un pastore belga che si chiama Beppe.
La chiamano a’ Scrittrice perché ha la mania di scrivere, un’ossessione che lei stessa chiama a’ cundanna. E se qualcuno le dice una frase, lei ci pensa su un attimo e subito s’inventa una storia, come se l’avesse incastrata nella memoria.
Scriveva in continuazione anche alle elementari: nei bagni della scuola, sui seggi del comune, sui muri del campo sportivo, sui manifesti politici e su i muri di casa D’Amico.
Era la disperazione di mamma Giuliana, anche se il padre Augusto, che era assessore alla cultura di Rocca Felice, diceva di lei che era “la figlia sempre sognata, orgoglio della vita mia.”
Da grande divenne pure l’orgoglio del paese; partecipò a una trasmissione televisiva, un quiz dove vinse il primo premio. Fu da allora che diventò la consulente personale del sindaco Anzalone; scrisse i suoi discorsi in campagna elettorale, quelli che fecero arrevotare tutta la regione.
Secondo me fu merito suo se avvenne il sorpasso epocale dei comunisti a Rocca Felice, dopo 25 anni di giunta democristiana!
Da anni insegna alle scuole medie di Rocca e tutti ce la invidiano.
E’ alta, bruna, elegante nei modi e nel portamento, insomma, na vera signora.
Ha un viso delicato e senza spigoli, due occhi grandi, neri e sinceri. Si è laureata in lettere classiche a Napoli, ed è stata lei che mi ha incoraggiato a scrivere le mie osservazioni spontanee, come le chiama lei.
Una volta le feci leggere una cosa che tenevo dentro un cassetto e lei, insieme al fidanzato Giuseppe Aiello, detto “ o’ Psicologo”, mi dissero che ero bravo.
Secondo loro tenevo un talento strano e forse da maturare, ma che potevo far uscire, piano, piano.
“ Ma vui veramente dicite? “ Dissi allora io.
E ‘o Psicologo, uomo cortese e gentile rispose:
- Filibè, mi chiamano o’ Psicologo pecchè questo è mestiere mio, ste cose e conosco. Tu non sei malato; nun dà retta. Tu ti sei scocciato di vivere solo. Stammi a sentire, trovati una donna o un interesse e vedrai che rinasci. La scrittura aiuta a sciogliere i pensieri. E poi, sai che ti dico? Se proprio non trovi una femmena brava come Giulietta mia, scrivi, così almeno ti diverti e vedi che scrivendo, scrivendo, t’impari.
Per la verità non ci ho mai creduto che sono bravo davvero, ma scrivere mi piace e ogni tanto faccio leggere qualcosa alla signorina D’amico, tanto lei è gentile.
Certo, o’ saccio, non tengo speranza di diventare scrittore, per questo dico alla signorina Tetta: - 'nun 'pazziamm cu ste fantasie, io faccio ‘o postino, che è stu scrittore?
La lettera che ho portato stamattina alla signorina D’Amico però è strana, Nù mistero.
Bevendo il caffè, tengo gli occhi chiusi per trattenere l’aroma, e quando li apro, noto che la signorina Giulietta leggendo, si era stranita.
- Filibè, ma che mi hai portato stamattina? Sta lettera non so di chi sia. Se la vede Giuseppe Aiello, il fidanzato mio, succede ‘na guerra.
La lettera è indirizzata giusta:
Alla cortese Signoria Giulietta D’Amico,
Via del risorgimento, 22. Rocca Felice.
Mi sembra che non ci sono stranezze, quando l’ho analizzata. Certo mi ero accorto che non aveva mittente, ma questo può succedere. Certo, ha una forma più piccola delle lettere normali, ma ho pensato che anche questo non vuol dire niente. Magari la manda qualcuno che si vuole distinguere. E poi, quella carta celeste così delicata, potrebbe significare che l’ha spedita un uomo raffinato. L’indirizzo scritto con la penna nera di china in stampatello, lascia pensare che chi l’ha scritta è una persona formale che ci tiene a farsi capire.
Così mentre penso le dico :
- Signorì, scusate se mi permetto, ma ve la posso leggere io?
Ma la signora Giulietta scuote la testa convinta e prosegue :
- Filibè sarebbe molto scorretto farti leggere una lettera che non è per te, e nemmeno per me, ma siccome è indirizzata a me, te la posso leggere io, così non si offende nessuno. Sempre se tu sei d’accordo.
Il cane che vive in casa D’amico, vive all’ombra della padrona. Se ti metti a contare i suoi passi, ti accorgi che ne fa quanti la scrittrice. La segue in silenzio e da come la guarda si capisce che la conosce bene. Sente le emozioni che prova, e per quanto sia solo un cane addestrato a fare la guardia, se lo guardi negli occhi capisci che proteggere la padrona, è la sua missione. Ora lo vedo smanioso. Pare aver capito che Giulietta ha cambiato umore. Si infila tra le gambe della padrona e gioca con lei per distrarla, cerca di prenderle la busta che tiene in mano. Scodinzola, orecchie tese, come se la lettera fosse un pericolo. Poi si mette ad abbaiare; la signorina Tetta lo accarezza, e lui le lecca la mano per ricambiare.
Li guardo e capisco.
Tetta D’Amico è al sicuro con quel cane, e pure il cane con lei.
Sorrido e annuisco.
La scrittrice, mi guarda, apre la busta e legge la lettera misteriosa.
Napoli 20 settembre.
Prova ad immaginare chi sono. Cerca di ricordare. Se ti sforzi puoi farlo.
Chiudi gli occhi adesso, e trattieni il respiro. Respira piano ma profondo.
Resta seduta, gambe incrociate, mani serrate incollate alla sedia.
Ecco, brava; ferma così.
Adesso ascolta.
Le senti?
Sono parole che rotolano. Ti vengono incontro e ti fanno le smorfie.
Gli insegni il girotondo?
Attenta.
Una esce dal mucchio, sembra sfuggita come una carezza calda e inattesa. Si ferma vicino alla bocca e ti chiede di chiudere gli occhi.
Si sente speciale, non farci caso, è solo smarrita.
Vuole fuggire.
Non vuole essere strozzata in gola come altre volte.
Vuole uscire. Che fai l’ascolti?
Non aprire gli occhi Giulietta, non ancora, ti prego, respira piano. Sorridi e scolta.
Ho solo parole per te. Quelle che tengo recluse da anni, qui dentro di me.
Le vuoi?
Eri tu il mago delle parole. Ricordi?
Dicevi: - prenditi cura delle parole, non le sciupare.-
Tu le parole le sai curare, districare, incatenare e incastrare.
Tu non sei come me.
Non ti potrò mai più avere. Lo so!
Apri gli occhi e respira: sono tornato.
Prendimi, con tutte le parole più belle che c’è.
--------
La faccia che ho fatto mentre la signorina Tetta leggeva, non la saprei spigare, ma la potete immaginare. Tengo ancora la bocca aperta, quando ci penso.
La signora Giulietta adesso è rossa in viso. Forse si è pentita di averla letta, oppure ha capito chi l’ha scritta.
È silenziosa quando si gira.
Mi appoggia una mano sulla spalla e mi dice:
- Filibè, adesso tengo da fare. Tra poco arriva Giuseppe e non ho fatto niente da mangiare. Facciamo così. La lettera la tengo io mentre penso a chi può averla mandata. Però tu non lo dire a nessuno che l’ho ricevuta. E se ne arriva un’altra, per favore portamela pure di notte.
Si dice che la signorina Tetta abbia avuto un solo amore nella sua vita, prima di Giuseppe Aiello detto “ o’ Psicologo”.
Un fidanzato di Napoli. Qui a Rocca nessuno lo ha conosciuto, le amiche di Giulietta dicono che si dovevano sposare, ma qualcuna insinua che quel fidanzato non è mai esistito.
Quella lettera celeste, è “ Nù mistero “, ma la signora Giulietta può stare tranquilla con me. Per questo la rassicuro:
- Signorì non vi preoccupate, se v’arriva qualunque cosa, l’avrete all’istante, e per il resto, state tranquilla, sono una tomba.
A Rocca Felice i misteri sono sempre più fitti che altrove.
Ogni cosa spesso si tinge di giallo perché è alimentata da chi ci ricama sopra per mesi. E chi sa come mai, quando si scoprono gli altarini e salta fuori la verità, si capisce che è sempre diversa dalle mille che hanno circolato per mesi.