Mario (dedicato al nostro Mario L., con affetto)
La nebbia e l’acqua che scorre piano.
E’ ancora inverno alle rive del Mincio. Solo una leggera bruma scende sulle guance addentando il respiro di una primavera ancora lontana, ancora assopita nel suo torpore.
Tutto scorre lento, il cielo non rincorre le nuvole ma pare assorto, in silenziosa attesa.
Rabbrividiscono i rami nudi eppure hanno quel fremito sottile così simile ad un sospiro.
Qualche airone sull’acqua si attarda e s’invola increspando le ali. Piccoli cerchi nell’acqua. La bellezza di questa natura semiaddormentata raccoglierà nel suo ventre il respiro di uomo.
Tu lo sai , Mario, in fondo è così che voglio immaginare questa cosa. Sebbene un po’ terribile ed anche un po’ magica.
Sì, in fondo è così che ci lascerai questo ricordo di te.
Una traccia malinconica, forse anche un po‘ romantica, tu che romantico non sei mai stato. E il sorriso, la gioia, l’ilarità, la gran forza nella malattia sfumeranno tutte, ma proprio tutte, in questa ultima tua carezza al mondo, dolce e amara insieme.
Accarezzerai le acque, per tornare all’acqua. E per fluire al mare.
Sentirai nel vento la forza della natura e sarai per sempre lì.
E’ come se tutto ti aspettasse, adesso.
L’immobilità ha un suo vago lamento, la mattina stinge adagio le rive di queste acque stagne. Anche loro conoscono il tuo desiderio.
E io voglio immaginare il gesto pietoso di due mani amorevoli e miti che libereranno alla prima folata di vento, l’urna delle tue ceneri.
E vedrò quell’ombra grigiastra innalzarsi nell’aria, libera di ricadere in mille miriadi di te. Tutto sarà lieve, non esisterà mai più il nascere e il morire.
Tutto è e sarà.
Tutto si spargerà nella taciturna vita di un fiume solo per accarezzare un ultima volta le sue acque.
Altrove, dappertutto, qui… ovunque tu sia.
06/03/2006