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Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista

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MessaggioOggetto: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 11:44 am

Don Gennaro Anzalone

(detto o’ Marxista)



Don Gennaro Anzalone era destinato a diventare il sindaco di Rocca Felice. Teneva i pantaloncini, quando bazzicava la sezione del partito comunista in braccio al padre; era il periodo dell’internazionale, della falce e martello sulle bandiere, del potere operaio come obiettivo sociale. Già da ragazzino lo chiamavano Don Anzalone ‘o Marxisista, e a ventidue anni, era il sindaco più giovane d’Italia.

Abita in cima allo spiazzo bellavista nella casa di famiglia che sta azzeccata alla chiesa del Sacro Cuore, vicino alla torre del conte Ugolino a due passi dalla sezione del partito comunista.
Stamattina ci sono salito: una lettera urgente, senza mittente, riservata, personale, da consegnare nelle sue proprie mani.

Genoveffa, la domestica di casa Anzalone, apre la porta, si pulisce le mani su grembiule, e con aria cortese, aggiustandosi il tuppo, dice: – E’ troppo presto Filibè, - mi fa accomodare e poi aggiunge: - Sua eccellenza dorme ancora, ma voi che ne sapete, quello tiene la capa tosta, lavora come un ciuccio...
Parla indicando la porta in fondo al corridoio, per farmi capire che non lo può svegliare.

Dopo circa un’ora lo vedo comparire: sorriso dipinto sul viso, una vestaglia di seta, ciabatte di pelle, barba lunga e sbadiglio. Saluta e sorride, guardando la busta che tengo in mano.

- Filibè, ma come mai non è venuto o’ sostituto?

Sventolo la busta rossa e lui l’afferra nervoso, si guarda in giro, cercando di nascondere imbarazzo e fastidio, anche se a Rocca Felice tutti saprebbero dire da chi arrivano le lettere per Don Anzalone.

- Eccellenza, mi dovete scusare, - Dico io. - Ferdinando Quagliulo sta poco bene; tiene un febbrone e il dottore dice di stare riguardato. Però lui ha detto che è urgente e sono venuto io…

Maneggia la lettera fingendo di non sapere chi la manda; la volta, la gira, la rivolta. La missiva è di Ginetta ‘a fascistona, abita fuori al paese e quando vuole parlare con Don Gennaro, gli scrive, per evitare i segnali di fumo.

- Ferdinà, grazie assai, non ti dovevi disturbare; mia moglie non c’è, ma accomodati in studio, che ti faccio portare ‘o café e ti dico se c’è una risposta.

Don Anzalone inforca gli occhiali, apre la busta e volta la schiena. Io ne approfitto per guardarmi in giro.

La casa di Don Anzalone mette in soggezione; tutto quel ben di Dio mi fa tornare alla mente quello che diceva mio padre.

- Tutto quello che mi ha lasciato tuo nonno, un giorno sarà tuo figlio mio, datti da fare!

Parlava rivoltando la tasca bucata, ruotando il polso da destra a sinistra col pollice e l’indice a forma di pistola, per farmi capire che non c’era niente da ereditare.

A Don Gennaro invece è andata di lusso. Lo studio pare na casciaforte; ci sta dentro di tutto. Eredità del padre e del nonno Giustino, ex senatore della democrazia cristiana. Dalla finestra affacciata ad Est, filtra luce, illumina tanti oggetti: quadri, argenteria, libri, tappeti, calamai e tre pippe. Dall’altro lato una porta a finestra assicura luce anche di pomeriggio; le pareti, di un rosa particolare, sembrano pittate da un bravo artigiano, ma sono i mobili a richiamare la mia attenzione.
Sfioro con le dita la scrivania, sembra scostarsi. - mobili vecchi. – mi viene da pensare, – ma allora perché mi danno del lei? – mi chiedo impalato davanti a quella scrivania sfacciata, pretenziosa che quasi si solleva da terra, tanto se la tira.
Ad un tratto la stronza si volta e comincia a parlare:

- non fare il fesso Filibè, non mi toccare che mi consumo.

Ma tu vedi la madonna, penso tra me.

Sono mobili fatti su misura, per far apparire la stanza come uscita da una fotografia di cent’anni prima; lucidi, perfetti, senza un granello di polvere o un alone, per loro il tempo non è passato, davvero mi viene da pensare che a guardarli si potrebbero sciupare. E penso tra me: - vuoi vedere che la scrivania adesso s’incazza e mi dice qualcosa?

- Che caspita guardi, pezzente?- Pare dica. - Non siamo mobili vecchi, hai capito? Siamo mobili antichi, cretino!

Ma tu vedi la madonna, penso tra me.

Sta stronza di una vecchia scrivania, mi sta antipatica. La sciantosa mantiene le distanze, si crede un monumento nazionale, non una scrivania spertosata, piena di stucco fino all’ultimo buco.

- Pezzente! - Insiste la vocina effeminata che sento nella testa, - io sono una scrivania seria, ma tu che capisci! – Aggiunge. – Tu sei un postino rimbambito e che ne sai di arte?

Sta scrivania mi fa arrevotare il sangue nelle vene, non mi trattengo ed esplodo.

- Weee vecchia scimunita di una scrivania, ma la vuoi finire? Ma tu guarda la madonna. Lo vuoi capire che se piove inchiostro nero, più scuro di come sono, non posso diventare?

Ma lei, con aria superiore, senza scomposi, risponde: - Che vuoi dire pezzente, che sei è uno scarafone nero?

- Scrivania, statti accorta che stu scarafaggio ti spertosa, e ti fa diventare nà gruviera!

Per fortuna che mi viene da ridere. Mi rendo conto che mi sto appiccicando con una scrivania vecchia, penso. - la capa, certe volte, s’arravoglia e ti puoi innervosire per troppa fantasia.

La scrivania avrà cent’anni, forse di più; e mentre lo dico, sorrido, mano sulla bocca, per non farmi sentire dalla stronza, si potrebbe offendere, visto che l’ho fatta più vecchia degli anni che tiene.

- Vuoi sapere gli anni che tengo, pezzente? – Dice la stronza effeminata - Più di quattrocento! – Aggiunge orgogliosa. - E tu sei un postino cretino che non distingue il buco di un ragno, da un tarlo d’autore.
E così mi scappa la pazienza e le rispondo.

- Vecchia rimbambita di una scrivania spertosata, statti accorta, che se m’incazzo, ti graffio i fianchi e ti rovino che non ti possono più restaurare. Sarai anche pregiata, ma stai male combinata quanto a educazione.

Vedo di spalle Don Anzalone e penso che se mi sente ridere mi fa espatriare; smetto di fare il fesso e mi guardo intorno per allontanare i pensieri.

Ci sono tante cornici d’argento. E sotto di ognuna un centrino a uncinetto a misura; dentro ogni cornice, delle foto in bianco e nero; facce sorridenti, guardano e salutano con la mano.

- Sono i figli di Don Anzalone. – Penso. – E come mai non c’è la foto di donna Antonietta, la moglie. - Mi chiedo.

Ma poi, guardando le foto sulla scrivania, e penso che quella della moglie non sarebbe appropriata, azzeccata a quella di un capellone, barbone, baffuto, come quello che mi guarda di sbieco dalla foto. Carletto Marx mi controlla, mentre leggo quello che tiene stampato sotto la pancia:

…. anche le idee, le opinioni e i concetti, insomma, anche la coscienza degli uomini, cambia col cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, della loro esistenza sociale .

Leggendo mi ricordo del discorso elettorale di Don Anzalone. Cominciava così:

- Quando i comunisti mangiavano i bambini, io succhiavo latte, capitale e socialismo scientifico. Quando il capitalismo opprimeva il proletariato, io sognavo la proprietà collettiva e il superamento delle classi sociali...

Il discorso di Don Gennaro fece arrevotare tutta Rocca Felice, per la promessa elettorale che fece.

- Concittadini, - disse - tutti da questo palco hanno fatto promesse. - Aggiunse. – Vi hanno promesso case popolari, strade senza curve, elettricità nelle campagne, tasse solo per il vicino di casa..., e io, non voglio essere da meno.
E per stupire aggiunse.

- Ebbene…, voi mi conoscete: Don Gennaro Anzalone, non promette invano!

Lo disse con l’aria del politico consumato, per quanto fosse la prima campagna elettorale.

- Prometto che nei primi cento giorni…

Ricordo la faccia che delle persone sotto il palco: stavano a bocca aperta.

-Ebbene, prometto che con un arduo progetto…- Disse modulando la voce, mano destra alzata, sinistra sul cuore.

- … IO, DON GENNARO ANZALONE, porterò il mare qui a Rocca Felice!

Lo disse mentre gli altoparlanti cominciarono a suonare l’internazionale, la gente prese ad applaudire e fu allora che sotto il palco si fece avanti Giuseppe Aiello, detto o’ psicologo:

- Don Anzalone, Don Anzalone, - Gridò. - mi faccia parlare per favore. – Aggiunse sovrastando la confusione.
E Don Anzalone, rispose: - Concittadini, lasciatelo parlare. Dove c’è Don Anzalone c’è libertà di parola.

E quello spiritosone di Don Giuseppe Aiello parlò. Quella frase a Rocca Felice se la ricordano tutti.

- Don Anzalone, - Disse serio. - … a Rocca Felice, nessuno sa nuotare, faccia il piacere, non ce lo porti il mare!

Don Anzalone fu eletto, ma il mare non lo portò a Rocca Felice. C’è chi gli rinfaccia quella promessa, anche se a settecento metri sul livello del mare, il mare è davvero difficile da portare. Molti non votano più per lui, ma non credo sia stato per colpa della promessa non mantenuta.

Vedo avvicinarsi Don Gennaro e mi scuoto dai pensieri. Lui mi mette la mano sulla spalla e dice:

- Filibè, grazie assai, te ne puoi andare. Non ho una risposta per il mittente. Ferdinando sa quello che deve fare…

Stamattina dalla faccia di Don Gennaro, ho capito come mai, i politici dicono una cosa e ne pensano un’altra, ma questa è un’altra storia, e non tengo tempo per raccontare.

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Pier
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Ultima modifica di Penna Libera il 14/08/08, 11:18 pm, modificato 3 volte
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 12:25 pm

Rivo eh, non sparire PierPennino!
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 01:14 pm

Degna di Guareschi questa tua!
Il tuo Don Gennaro mi ricorda tanto Peppone: non aveva una scrivania così irriverente, ma le promesse.... embè, quelle erano più o meno così.
E questo per stare nella letteratura... Se invece ci spostiamo, ahimè, non nella fantasia ma nella crudele realtà, mi viene in mente altro bieco losco individuo, solo che a lui le buste credo le consegnigno rigorosamente in azzurro e non lesina affatto sulle risposte... Altri colori, ma accomunati dalle medesime promesse. Non voglio scrivere da marinai, ché stai ancora veleggiando....
Sai che mi piace maggiormente di queste pagine? Gli intercalari dialettali, che, pur di altra sonorità, appartengono al già citato Guareschi nonché ad un Camilleri sempre ok. Dall'emiliano al siciliano, ci mancava un bello scarafone napoletano!
Pier...
cheers

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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:24 pm

Grazie daniela. Le tue letture sono un vero regalo. Sono in barca e correggo cose già scritte. ma forse dopo questo episodio potrei continuare... scrivendone dei nuovi... Wink
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Pier
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:26 pm

Un regalo? Ohibò, me la cavo con poco allora...
Pier, è per me un regalo leggervi.
Ed oggi ho letto delle belle cose.
Scrivine dei nuovi, rivedi i vecchi e poi pubblicali.
Così vengo alla presentazione e farò la ruota come un pavoncello a dire "aho, io ce l'ho regalato"....
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:34 pm

Tu sei troppo forte, oltre ad esse una gran bella figa. Wink
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Pier
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:36 pm

Forte come l'aceto balsamico
bella come il cul della padella.

Il cul della padella è rotondo
io son la più bella del mondo

Importante è esserne convinti eheheheh
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:37 pm

Però dentro lo sono davvero Pier, vedessi che limpidezza che è il mio sangue.... Poi è rarissimo, sono gruppo 0 Rh - Wink


perchè io dono, dono, donoooooooooooooooooooooo
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 02:53 pm

Se ne farai una raccolta, se non l'hai ancora titolata, chiamala "I racconti del portalettere". Ciao.
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 08:02 pm

E va bè, Ferdinà non tiene il tempo di raccontare.
TU TROVALO!
Ormai è diventato una specie di appuntamento, come quando aspetti il prossimo numero di un fumetto e ti chiedi cosa o a chi Ferdinà o Filibè consegnerà.
E ogni volta è un piacere leggere come tratteggi i caratteri o descrivi gli ambienti.
Ciao.
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 08:12 pm

Parafrasando una frase famosa potrei dirti: Illustrissimo avete scritto proprio 'na bella cosa!

E chi lo dice? La gente!

Ciao, Eduardo.


______gin
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"Succedono cose davvero terribili. L'esistenza e la vita spezzano continuamente le persone in tutti i cazzo di modi possibili e immaginabili." David Foster Wallace (1962 – 2008)
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 08:23 pm

Gin....................
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 09:07 pm

Grazie assai, bella gente. Wink
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 09:58 pm

rubinia ha scritto:
Gin....................



Troppo bello, per non farlo leggere a tutti!

E mò sai che faccio, metto tutto il nome.

Grazie, grazie e ancora grazie.


_____gin
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   14/08/08, 11:19 pm

Cara Gin grazie assai. Ho letto solo adesso la frase che tieni scritta... sotto. E' bellisisma. drunken
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   15/08/08, 04:56 am

Penna Libera ha scritto:
Cara Gin grazie assai. Ho letto solo adesso la frase che tieni scritta... sotto. E' bellisisma. drunken



Carisssimo, la frase che tengo scritta sotto, altro non è che un commento, che mi fu fatto


da Donna Rubinia.

E' bello assai,assai.

______gin
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   15/08/08, 06:30 pm

Siete belle tutte e due, con tutto il rispetto per tutte le altre siognore/signorine. bounce
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MessaggioOggetto: Re: Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista   15/08/08, 06:47 pm

si dovresti fare una raccolta, non un racconto vero e proprio ma tante storie legate ai personaggi dove la caratterizzazione prende il sopravvento sulla trama sottile che lega tutti quanti: il paese o il postino, decidi tu.
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Don Gennaro Anzalone, detto 'o Marxisista

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