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| Oggetto: maria 17/05/08, 04:12 pm | |
| Quattro giri di palazzo Con l’amico tuo più pazzo La radice di amicizia ha il gusto della liquirizia. Se la vita non ti piace Lasci il cuore nella brace
Erano sempre in tre. “Treccazzari” diceva chi li vedeva al bar “Trecca”.
In effetti si erano chiesti più volte se Mariobancone facesse di cognome Trecca o se avesse inventato il tutto per evitare una ligaboutade alla “Bar Mario”. Piace un po’ a tutti Ligabue, ma lui. il Liga, nel gioco delle parti, mangia tutto e Mario, sebbene sia nato prima - non solo della canzone - dello stesso “rocher” emiliano, si è visto rubare l’insegna dalla entusiasta fama del musicista (che Mario, poi e in effetti, assomiglia proprio al Guccini di “Radiofreccia”). Il bar per forza di cose è più moderno. Ci sono i nuovi giovani, coi cellulari, non c’è più il flipper, non ci sono più neanche i videogiochi (che vivono ormai in cattività nei computer e possono essere cacciati sul web da qualsiasi pioniere coi brufoli armato con regolare licenza di adsl), e non ci sono i peluche, né i boeri. E non c’è l’ombra di Benni, nossignore.
Erano e sono i soliti treccazzari.
Erode (esistono genitori che giocano un solo giorno nella vitae a volte quel giorno è quando devono decidere il nome dei propri figli), è il più giovane e nevrotico. Darko (in realtà Marco, sul web si fa chiamare ro-biro-bi) è di umore spesso cupo, ragione per cui è diventato Darko, è un tipo sovrappeso, il suo pregio migliore, che è poi il suo difetto migliore, è quello di assomigliare sempre a qualcuno, mentre nessuno in realtà assomiglia a lui. Ermanno, ribattezzato Ermafrodato, è invece tipo strano, forse frocio, più probabilmente bisex, semplicemente - e cioè in ogni modo - un amico.
- Allora? Che famo?
- Cinema?
- Porno?
- No. Pensavo ad un film bello.
- Non sono belli i porno?
- Io sono ermafrodito, ma tu Erode sei un figaribaldino.
- A me mi piace la fica.
- “A me mi” non si dice.
- Ma se “a te ti” piace allora magari lo dici.
- Ma “fica” si può dire?
- Sì che si può. Il problema è che tu la dici solo. Ce l’hai in punta di lingua, ma solo per il breve gusto di 4 lettere.
- Esatto, ha ragione, sei un inguaribile segaiolo.
- E tu sei un frocio.
- Per me non fa differenza. Il sesso non ha sesso. Non sono frocio. Lo sai bene.
- Ok, niente cinema.
Ad Ermanno piace Erode, ma Erode è un tipo complicato e sempliciotto oltre che un amico, il che complica le cose terribilmente. Arriva Mary, con la penna, la frangetta lucida e il blocco notes.
- Io prendo una “sciuepss”, voi?
- Io anche, anzi no, io prendo un crodino.
Mary lavora al bar da anni, ha un grembiulino nero sporco di farina e un culo tondo sporco di una giornata di lavoro. Segna tutto senza alzare gli occhi. Alla fine sbuffa facendo volare la frangetta che gli cade sull’occhi sinistro.
- Mary esci con me stasera?
Mary batte un punto sulla carta, chiude la penna, osserva Ermanno, rilegge l’ordine, si scansa la frangetta e replica.
- Volete patatine o pistacchi?
Darko le fa l’occhiolino.
- Si possono avere tutti e due?
Mary alza le spalle e va via. Ermanno le manda un bacino. Erode rimane con un punto interrogativo e la faccia delusa.
- Erode, non volevi andare al cinema porno? Volevi portare anche lei con noi, oppure andarci solo con lei? Ma soprattutto volevi suggerirle qualcosa?
- Ahi ahi piccolo Erode, mi sa che ti sei innamorato. Un bacio è un apostrofotografabile tra la privacy e youtube. Ad ogni modo il passo dalle seghe vere a quelle mentali è breve, anche perché poi torni irreparabilmente a quelle vere, mettici l’aggravante che - si dice - che Mary non sia mai uscita con alcuno.
- Io non sono “alcuno” e non me ne frega un cazzo dei “si dice”. Mary è bella e non solo perché ha il culo meno scontato di un happy hour. Io lo vedo come mi guarda.
- E come ti guarda?
- Ermannonrompere! Mi guarda e basta. E tu, tu sei il solito cinico del cazzo.
- Secondo te, Darko, come lo guarda Mary il nostro “yeah-Erode-erculeo” qui?
- Dagli una chance Erma. Erode è un tipo un po’ ruvido, ma è un tipo semplice, si sveglia Erode, va al lavoro (gli rode), poi in palestra (erculeo), quindi al bar (eroderculeo) e poi va a dormire (e lì sogna). Non chiede molto alla vita. E’ un uomo come tanti, in cerca di un’anima gemella. Mary lo guarda. Ha ragione Erode. Lo osserva da dietro il bancone. Io sono convinto che la ragazza parli poco per timidezza, ma vale la pena seguire le sensazioni. E poi magari Erode ci racconta se quel culo parla più di lei.
- Hai ragione, non ci avevo pensato. Magari dietro le fibre tese del nostro amico Erode erculeo, dietro quei muscolacci che lo confezionano così nevrotico, chissà forse c’è un cuore. E magari quel po’po’ di pisello trova un riparo definitivo. Voglio dire abbiamo trovato la concorrente che scavicchia e apre il paccodono che il nostro (qui!) custodisce tra le gambe, salvo lucidarlo di tanto in tanto con le proprie manine.
- Sei uno stronzo! Sono silenzioso, non mi rode il culo. E non è colpa mia se mi chiamo Erode. E poi semmai mi stanno sul cazzo gli ermafroditi come te, non di certo i bambini…
- Non ti piacciono i bambini?
Un crodino, apparso improvvisamente sotto i suoi occhi dentro un bicchiere sudato, ballarancione cercando un equilibrio tutto suo. In primo piano c’è l’anello di vetro blu di Mary che tira via la mano, portandosi dietro lo sguardo di Erode e sparecchiando il precedente interrogativo per servirne uno nuovo.
- Ce l’hai con me?
Poi serve le due “sciuepps” e le due ciotole di “criccheccrocce” e pistacchi.
- Sì, sì con te!
- Ce l’ha proprio con te, vero Mary?
- Io mi chiamo Maria.
- Maria?
- Ma ti chiamano tutti Mary.
- E infatti non rispondo a tutti, non conosco tutti. Né tu ora mi stai rispondendo.
- Io? I bambini? Perché me lo chiedi?
- Non ne stavi discutendo con Ermanno?
- Parlavo di bambini?
- Devi sapere Maria che mentre ad Ermanno piacciono i bambini (ma anche le bambine) cresciuti almeno diciott’anni, ad Erode piacciono le bambine grandi (tipo quelle che lavorano ai bar). Il suo appunto sui bambini faceva riferimento al suo “colpevolizzante” nome, pace all’anima di mamma e papà.
- Vero Maria. Parlavamo di preferenze e Eroderculeo - qui - ha precisato che odia i froci ma non i bambini. Battuta infelice che si presterebbe a molte manipolazioni, ma che - siccome io gli voglio bene - vuol dire che lui è per la famiglia.
- Cazzo dici? La famiglia?
Maria si gira verso di lui.
- Non ti piacerebbe farti una famiglia un giorno?
- Magari trovi una ragazza orfana di padre, figlia unica e con la madre bona, in quel caso si può pensare di farsi quella famiglia, vero Erode?
- Sei una “testé” di cazzo. Non lo ascoltare, per favore.
- Non lo ascolto, ma non sento neanche la tua risposta.
-Una famiglia? Sì, cioè boh. Io ho la palestra e poi ho…
- … poi cosa?
- E poi ecco perché gli Erode Erculeo.
Maria sorride, deve andare, chiede scusa. Torna dentro il bar. Da dietro è proprio un bel vedere con la “vu” di veramente interscambiabile con le esse del “sì-sì” silenzioso recitato dalle capocchie ciondolanti di Darko e Ermanno che rispondono, bicchiere sulle labbra, ad una questione silenziosa e retorica.
- Che culo!
- Sì, decisamente retorico domandarsi quanto valga.
- Dici che è un culo retorico?
- Se intendi definirlo “magniloquente”, allora sì, per gli altri sinonimi potremmo discutere.
- Io direi che è retorico nel senso che di ana(l)gramma.
- E cioè
- Retorico, Erotico. Analgramma. La elle non serve, si capisce.
- Basta! Siete due deficienti!
- Erode posa il bicchiere, vagamente ingelosito dalle considerazioni dei suoi amici sulle curve di Maria.
- Cazzo, sei geloso? Guarda che le piaci! Magari se imparassi a scioglierti un poco. Sei nervoso come un bambino alla festa delle medie. E poi comunque c’ha un bel culo, fattene una ragione.
- Ha ragione Darko. Stasera magari niente porno e niente canottiera. Ti metti una maglia normale ed esci con Maria. Ma non le parlare dei glutei e degli esercizi per migliorarne l’aspetto. Niente palestra, né bibitoni applicati alla filosofia degli integratori alimentari. Non romperle i coglioni con la tua teoria dell’altezza compensabile dalla massa muscolare. Se esce con te, le vai bene, sei all’altezza. Ti basti.
- Darko, tu dici che ci uscirebbe con me?
- Beh, non aveva mai parlato prima. Oggi ha tenuto a precisare che si chiama Maria. Ma la prima domanda l’ha fatta a te. Ti ha chiesto se ti piacciono i bambini.
- Appunto, che significa?
- Non significa nulla. E’ curiosa di sapere se sei soltanto un “Erode erculeo” o se hai, per esempio, un’idea sulla vita.
- O magari ti vuole incastrare.
- E se avesse ragione Ermanno?
- E se la smettessi di dar retta ad Erma solo quando conferma i tuoi dubbi? Sai una cosa, psicologicamente sei più bisex di lui. Non importa che tipo di idee, basta che ti giustifichino e le fai tue, specie quelle che servono a concimare i tuoi dubbi di merda.
- Bella questa, Darko. “Concimare i tuoi dubbi di merda”. Intendevi concimare di merda i dubbi, cioè con la “emme”, ovvero ti riferivi ai suoi dubbi di merda, aggettivo squalificativo?
- Lascia perdere Erma, mangia un pistacchio.
- Tu Darko sai usare le parole. Mi servirebbero.
- Cazzate Erode e poi non sarebbe originale “cyrhanno” già pensato. E comunque tempo fa, quando partecipai ad un forum su internet, sempre col nick “ro-biro-bi”, per molti ero un vampiro, un darkogitato, così come disegnato dalle mie pensabili forme, e invece ero, come del resto sono, una specie di oste bavarese, tondo come un boccale, con gli occhi azzurri chiusi sulla riflessione e i capelli stanchi, ormai marroni, memori di esser stati biondi. Uno “speleologo dell’introspezione” come disse Wagena. Ora ho dei capelli pessimi, mi rimangono gli occhi azzurri, ma del resto se i capelli affondano le radici in una testa contenente stranumore non si può pretendere che la crescita sia regolare.
- Rimane il fatto che tu sai usare le parole Darko. Almeno quel fascino ti appartiene.
- Sì, ma le parole sono solo segni di una volontà e le persone troppo spesso cercano nei segni una bellezza ipotizzata.
- Che intendi dire Ermanno?
- Quello che hai detto tu. Siccome sai usare bene le parole e siccome sei il “dottor stranumore”, chi non ti conosce si arroga il diritto – sacrosanto – di immaginarti magro (al limite parzialmente scremato), vestito di scuro, pallido, vellutato ed assolutamente affascinante. Dark(o) per l’appunto.
- Già. Capisci quindi perché i vampiri non vengono nelle foto? E’ insostenibile l’idea di non ritrovarsi in uno specchio.
- Essere o sembrare. E’ anche il mio dramma. Sono costretto a vivere in un corpo che aspira al metro e settanta, ecco perché lo levigo in palestra, dimenticando troppo spesso di fare il tagliando al cervello.
- Ogni tanto dici qualcosa giusta Erode e metti in fila un domino di parole senza canottiera.
- Ma poi mi arrogo subito subito il diritto di non immaginarti che lo pigli in quel posto, caro Ermanculano.
- Volgare e banale!
- Sei tu che non ami far differenze tra ciò che appare volgare e ciò che invece no.
- Punti di vista. E poi che ne sai che sia io a prenderlo in culo? Magari è esattamente il contrario.
- Non girare la frittata.
- Giravo la mia posizione. Ma poi scusa, è volgare metterlo in quel posto ad uno e non lo è invece ad una?
- Punti di vista.
- A me piace il culo delle donne.
- Non parlavo di estetica, parlavo di “ospitalità” relativa.
- Punto di vista. Al margine della tua falloquace idea, laddove inizia la donna c’è anche un’ipotesi di tecnica invasiva, laddove un permesso significa una sostanziale differenza.
- Infatti. Tu per esempio, Erode, non dirmi che non lo faresti con Maria.
- Erode ha la faccia strana, è rosso in volto, guarda Ermano e fa cenno, a labbra serrate, di tacere, poi solleva lo sguardo e sorride impacciato. Maria è appena arrivata.
- Allora ragazzi serve altro, posso servirvi per altro?
La ragazza non si rende conto che il suo sorriso, quasi malizioso, si incastra perfettamente, complice la sua “felice” scelta di parole, in un blob di considerazioni che mettono in imbarazzo i tre seduti al tavolo. La domanda non ottiene risposta. Ermanno sorride di spalle. Darko beve. Erode abbassa lo sguardo.
- Allora? Avete perso la lingua?
Erode cerca di cambiare discorso.
- Senti Maria, sai tu – è un indovinello – che pantaloni porta un erborista?
- Maria infila le dita nei bicchieri vuoti, prende lo scontrino e i soldi con l’altra mano. Poi risponde.
- Ci penso! Ok?
E se ne va.
- Che cazzo di domanda è? (Che pantaloni porta un erborista?)
- Avresti preferito gli chiedessi il culo? (Porta i Ginseng!)
- Semmai “le” chiedessi, sono io che di tanto in tanto – fa virgolette con le dita – “gli” chiedessi a “un” qualcuno. E, diversamente da te, mi capita che lo ottenessi.
- Sei presuntuoso (oltre che un esteta del cazzo)!. Te ne stai seduto, gambe strette… al caffè parigino.
Darko ride, ha capito che questa partita è tutta loro e tace.
- Mai stato a Parigi.
- E infatti dicevo che al caffè pari Gino.
- Gino chi? Quella checca che rimorchia i ragazzetti coi cappuccini?
- Esatto. Al caffè pari…Gino.
- Va bene ti passo la battuta (compresa quella del jeaseng con la g).
Darko chiama Maria che si avvicina. Le dice qualcosa all’orecchio. Lei fa un cenno e se ne va.
- Che le hai domandato?
- E’ un segreto.
Maria torna, si avvicina ad Erode, gli apre una mano, ci mette un biglietto e se ne va.
- Che c’è scritto?
Domanda Ermanno.
- E’ un numero di cellulare.
- Bella Erode. Allora ci vediamo domani.
- Non ci vediamo stasera?
Ermano gli tira uno schiaffo in fronte.
- Sei un deficiente!
- Erode. Stasera giochi tu. Noi ti invidieremo quel culo da lontano. Almeno fino a domani quando magari sarai innamorato e geloso, quando cioè il discorso “culo di Maria” sarà off limits.
- Allora vado? Sì! Allora ci vediamo.
- Contaci.
- Siete due!
- Cazzo dici?
- Hai detto contaci. Siete due.
- Trova qualche cosa di meglio per stasera. All’inizio sei divertente, poi potresti diventare controproducente.
- Ricorda però: noi ti vogliamo bene.
- Lo pensi anche tu Erma?
- Lo penso.
- Allora ciao.
- Allora…
Quattro giri di palazzo Con l’amico tuo più pazzo
La radice di amicizia ha il gusto della liquirizia.
Se la vita non ti piace lasci il cuore nella brace,
poi un giorno, anche per gioco arriva chi agita il fuoco.
E tu risorgi, qual fenice, batte il cuore, sei felice |
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