Quando Marina lo guardò negli occhi e lo baciò, lui non disse nulla.
In spiaggia, di notte, i silenzi raccontano segreti che il mare raccoglie in boccali di schiuma da versare su quella stiva deriva a dissetare la memoria di certi passi che moriranno portati via da un’onda e-motiva.
Marina ruppe quella quiete con un sorriso così fragrante che sembrò lasciarne cadere alcune briciole, alcuni pesci infatti si avvicinarono nella speranza di poter banchettare della stessa gioia.
“Io credo che tu sia una persona particolare, decisamente un “artistoide”!
Tre stelle nuove si accesero mostrandosi interessate.
La canzone del sole si alternava a rutti e risa di giovani chiusi in cerchi spensierati ed incoscienti.
Lui anche era felice ma, a differenza loro, fin troppo cosciente.
Stringeva pensieroso la mano sinistra di Marina che fino allo scorso anno era soltanto la sorella, quella piccola, di un suo amico.
Ma ora lei era una donna, nient’altro, e sentiva di essere attratto dai lei.
Quel bacio gli aveva svelato ulteriori traiettorie per un viaggio nello spazio di nuovi sentimenti.
La spiaggia, il mare e le stelle indicavano come sempre diverse possibili coordinate di un amore profano, ma il cuore, quel maledetto romantico, gli impediva di spiare oltre gli occhi dell’angelo.
“Mi piace! Artistoide, non me lo aveva mai detto nessuno!”
Interruppe i suoi pensieri lui, portandosi la mano sulle labbra ancora impressionate da quel bacio.
Quelli che seguirono furono ulteriori silenzi profumati, sguardi provocatorii, progetti di delirio, stelle discrete e suoni di risacca a distrarre l’impulso di volersi specchiare continuamente nella curiosità degli occhi dell’altro, ad appena un cenno da un altro bacio.
La sabbia era fresca, così dicevano i loro piedi, quel loro abbraccio invece era tiepido e sincero, così giuravano le loro mani nervose.
La testa di Marina, poggiata sulla sua spalla, cercava in un cielo esagerato combinazioni favolose di stelle.
“Io, artistoide di Marina...” ripeteva mentalmente lui dichiarando la contingente appartenenza del suo cuore, mentre ad alta voce, non senza imbarazzo, ripeteva goffamente “...scusa...” quando involontariamente sfiorava il suo seno, al confine di quella felpa rossa col cappuccio.
E Cappuccetto sorrideva ogni volta, accarezzando le mani tormentate del lupo timoroso.
Solo dopo molte stelle cadute ad esclamare chissà quali desideri, dopo tanti “smile” disegnati sulla faccia della luna e dopo mille disegni e progetti lasciati in brutta copia su quel foglio blu notte, Marina si avvicinò a lui, pressandolo con il proprio corpo, quel tanto che lo indusse a chiudere gli occhi.
Quando li riaprì non era successo niente!
Nulla, eppure non era deluso, aveva perso un bacio forse, ma di fronte aveva ancora il suo angelo. Non aveva sognato.
Un angelo che sorride spiega al cuore logiche che il cervello può appena immaginare.
Marina, divertita da quella sua espressione confusa, lo baciò sulla fronte, poi porgendogli una mano lo invitò prima a tornare sulla terra, quindi a sollevarsi in piedi sulla sabbia.
“Andiamo, ché è tardi!”
Lui sarebbe voluto rimanere, dirle molte cose ancora, baciarla di nuovo e poi continuare a cercare con lei stelle cadute da mettere da parte per quando desiderare sembra impossibile.
Ma, e lo aveva scoperto proprio quella notte, era un artistoide e gli artistoidi non sono mai banali.
“Ok!”
Fu allora l’unica cosa che seppe dirle, sollevandosi in piedi e scrollandosi di dosso la sabbia.
La prese sottobraccio, mise sulla spalla il telo “d’amare” e poi la strinse a sè. Lei infilò una mano nella tasca posteriore sinistra dei suoi jeans, lui non osò fare altrettanto, limitandosi a cingerle un fianco.
Dopo qualche passo si fermò, voltandosi come per guardare qualcosa rimasto dietro.
“Cosa stai guardando?”
Domandò lei, appoggiando la propria guancia sulla sua spalla, chiudendo per un attimo gli occhi.
“Niente, anzi tutto...” rispose lui, riprendendo a camminare “... prendo appunti!”
Non ebbe più il coraggio di baciarla quella sera, neanche quando qualche metro più avanti gli fu complice il buio.
Quella, di quella notte, fu la loro prima ed ultima "volta".
Poi non si videro né si sentirono più.
Ogni tanto, ancora oggi, lui si ferma per guardarsi dietro.
Il suo è il cuore di un artistoide. E conosce ragioni che nessuno può comprendere.
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