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Registrato il : 08/02/08 Messaggi : 533
 | Oggetto: Essere Romani 17/07/08, 07:29 pm | |
| Dopo aver chiarito l’uso alimentare nel dialetto romano ed i parallelismi tra essere filoni e fare il mollicone passiamo ad illustrare la corrente di pensiero che fa riferimento al mondo animale. Impossibile per una romana tacere su questo tema sarebbe come “tenè un cecio in bocca”, come un segreto de Maria Carzetta, pe’ capisse. Non bisogna stupirsi di come gli animali facciano ancora parte del lessico quotidiano. Infatti Roma, fino all’unità d’Italia, è stata sempre un paesone circondato da campagna dove si viveva di caccia, pesca e allevamento. Quando poi ci fu l’inurbamento massivo dalle località circostanti molti si portarono gli animali in casa. La mia bisnonna aveva le galline e la tartaruga sulla terrazzetta. Quando tolse le galline mise i pappagallini. Mia madre ha un dito ricucito male a causa del morso “der conijo” con il quale la mattina divideva “er pane ammollato ner latte”. Gli animali più facili a essere cacciati erano sinonimo di imbecille da cui “stai a fà er faggiano” oppure “ anvedi quello quant’è tordo” o anche “ ‘sto cojione a’ abboccato come ‘na trota” Sui gatti si apre un capitolo a parte che gli storici potrebbero far risalire alla venerazione verso il mondo egizio e alle ben note tresche tra generali romani e regine africane. La verità è che tra paludi, fiumi e acquitrini ci sono sempre stati più topi che persone e i gatti erano utili …fino a quando i topi e gatti non si sono fatti furbi ed ora assistiamo a scene contro natura di gatti che ti si arrampicano sulla testa se vedono un topo. Insomma se è vero che il cane è “er mejio amico dell’omo” si può dire che “ li romani so’ i mejio amichi delli gatti”. Infatti la tradizione ha denominato gattare le donne che portano le “cofane de pasta de risurta” ai gatti mischiate “cor pormone e colli rigaji de pollo oppuramente de conijio”. Sono pastrocchi oggi normalmente posti in piatti di plastica, nel passato nella carta pajia del pane, vicino alle serrande dei negozi chiusi oppure nell’ anfratto di un rudere, cosa facile perché di resti storici ce ne sono ovunque, anche in periferia. Con questo non si pensi che i cani non vengano amati, è solo che si tratta di un amore diverso, meno coccoloso, in parte anche meno rispettoso per via della notoria subalternità dei canidi rispetto ai felinidi . Di? Infatti è frase comune “manco alli cani” per significare che una certa azione o situazione non si potrebbe infliggere nemmeno a un cane che, notoriamente, prende le botte ma dopo cinque minuti scodinzola felice, non si saprà mai di cosa. Non c’è dubbio che da un romano occorre farsi rispettare, anche se sei cane. Ne sa qualcosa il papato che è stato spesso oggetto di scherno da parte del popolo, Pasquino docet . Qualcuno potrebbe pensare che i papi non c’entrino nulla con gli animali ed in particolare con i cani. ERRORE! Una delle frasi più famose sui cani e sul genere femminile è proprio legata al soglio pontificio. Eh sì! Perché “la cagna della sòra Camilla che tutti la vonno e nìsuno se la pijia” era la sorella di un Papa. Non la cagna, la sòra Camilla, che era la sorella der papa tosto, Sisto V, all’anagrafe Felice Peretti, nato povero da famiglia marchigiana ed eletto al soglio pontificio per via della sua intransigenza per il fatto che faceva come cazzo je pareva. Ma non vogliamo parlare del Papa, i romani come me evitano volentieri, siamo fondamentalmente anticlericali, magari proprio per colpa di Sisto V che fece venire i suoi amici marchigiani a riscuotere le tasse da cui il detto “ mejio un morto in casa che un marchigiano alla porta”. Insomma Camilla aveva molti pretendenti ma si sa che chi “troppo vòle, nulla strigne”, va in bianco insomma. Questo andare in bianco avrebbe riferimenti importanti nella verginità femminea e nell’usanza di esporre le lenzuola simbolo di deflorazione dopo la prima notte di nozze. Ma a Roma non si usava per via del famoso S.P.Q.R che è stato abbondantemente tradotto in Sono Puttane Queste Romane. Cosa non vera, l’amore non è meretricio e le romane so bòne de core e puro de sise, perché mai negarsi ai piaceri di una carne che natura ha dato? Insomma la storia ci racconta che la sòra Camilla alla fine si fece sora, monaca per capirci e si sposò con la fede senza metterla mai al dito. Allora, ancora qualcuno pensa che i roman so’ ‘gnoranti? Non è vero, hanno memoria storica. Comunque non conosco nessun romano che abbia messo nome alla figlia Camilla, nemmeno dopo Carlo d’Inghilterra e le merendine alla carota. |
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Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: Essere Romani 21/07/08, 09:41 am | |
| oddio, tartamara, io la chiamerei Camilla mia figlia... forse perchè sono romana di prima generazione? bella pagina e, se me lo permetti, Forza Roma, in tutti i sensi! B |
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Massimo Guisso Star


  Età : 52 Registrato il : 07/01/08 Messaggi : 8516
 | Oggetto: Re: Essere Romani 21/07/08, 10:25 am | |
|  _________________ Scrivere può essere solo un passatempo. |
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