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| Autore | Messaggio |
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PDG Lunedì Star


Numero di messaggi: 9394 Data d'iscrizione: 09.01.08
 | Oggetto: NELLE MIE MANI 24/03/09, 11:06 pm | |
| Ho chiesto il trasferimento, impegnandomi a cambiare la mia vita. Ho solo quarant’anni e voglio uscire dalla spirale di effimera felicità per la quale sono arrivata ad abitare gli appartamenti statali. Stamane, quando mi hanno fatto scendere dal cellulare, mi sono guardata intorno e ho saputo che sarei riuscita a mantenere il giuramento fatto a me stessa. C’è un grande giardino con molti fiori, ci sono delle panchine e la guardia mi ha detto che quando la stagione lo consente, i colloqui con le famiglie avvengono qui, all’aperto. Ho percorso un corridoio nell’ala dove ci sono gli alloggi del personale, gli uffici amministrativi e l’ambulatorio. Mi hanno fatto accomodare in una stanza: qui mi attendevano due psicologhe e la direttrice; avevano dei moduli davanti, mi hanno rivolto parecchie domande e ho risposto a tutte quante, mentre loro compilavano il questionario. Dopo mi hanno fatto parlare un po’ di me, a ruota libera, di cosa facevo prima, se avevo studiato, come ero arrivata a farmi e cosa mi sarebbe piaciuto fare lì dentro. Mi hanno detto che qui troverò solamente compagne accusate e condannate per detenzione e spaccio di stupefacenti; non troverò droga, nemmeno in cambio di favori e di regali esterni che saranno sempre perquisiti. Nelle celle non sono consentite bombole di gas per cucinare, si pranza tutte assieme nel refettorio, i farmaci sono somministrati solo e unicamente a giudizio della dottoressa. Avrò le mie crisi di astinenza, starò male e pregherò, urlando, che mi facciano uscire. Hanno rimarcato che non mi sarà facile disintossicarmi se io non ne sono convinta per prima, se per davvero voglio lasciare la bestia fuori dalla mia vita. M’informano che l’obiettivo primario della struttura non è nascondere al mondo persone come noi e i nostri crimini, ma rieducarci per riprenderci in mano la nostra vita. A differenza di altri centri simili, il loro vanto è seguire alla lettera ciò che dice l’articolo costituzionale: dare un’opportunità, un aiuto concreto, per correggere il nostro destino e ricominciare da capo. Ho annuito, mentre ho raccontato loro che lo voglio fare anche per mia figlia. La rivoglio con me, Giada, è cioè che più desidero. Non la vedo da mesi, ho solamente una sua foto, me l’ha fatta avere la signora che l’ha in affido; ogni tanto mi scrive, mi dice che cresce e sta bene. Le racconta che presto la sua vera mamma andrà a prenderla. Ho mostrato la foto alla direttrice, ha sorriso gentile e mi ha fatto i complimenti per la mia piccola. Poi mi hanno fatto accomodare nella mia cella. Per arrivarci ho percorso parecchi corridoi; anche qui ci sono cancelli chiusi a chiave, le sbarre, le guardie penitenziarie preposte alla sicurezza. Non ho ancora visto un uomo. Mi sono meravigliata nel trovare solamente due letti per stanza, un lusso insperato, soprattutto se confrontato allo stanzone dove ho dormito fino alla sera precedente e dove ogni minima esigenza di intimità era annullata dalla mancanza di spazio. La mia compagna di cella è bionda, mi accoglie in piedi, con un sorriso. “Ciao, benvenuta, io sono Anna. Come ti chiami? Quello è il tuo letto, poi ti faccio vedere dove puoi sistemare le tue cose, ma dopo, ora dobbiamo scendere per il pranzo”. Appoggio la mia sacca sul letto che Anna m’indica, mentre mi spiega che la sveglia è alle sette, alle nove iniziano le attività di studio, alle undici passeggiata in cortile, alle dodici il pranzo. Il pomeriggio una nuova passeggiata prima dei laboratori nelle stanze polivalenti, fino alle diciannove, ora della cena; la giornata si chiude alle venti e trenta. Mi dice che nessuna guardia verrà a battere sulle sbarre, che restano chiuse solo di notte; per il resto del giorno si è libere di circolare tra una cella e l’altra. Mi domanda quale attività ho scelto. Le rispondo che ho dato la mia collaborazione al gruppo scrittura e alle cucine, spiegandole che una vita fa ero una brava cuoca, prima di conoscere lui e il suo mondo. Le chiedo se potrò prendere subito parte alle attività o dovrò prima aspettare di superare le crisi di astinenza che già sono controllate dal metadone. Anna mi sorride incoraggiante, mi prende la mano: il suo calore mi contagia e le sorrido a mia volta. E’ giovane, Anna, non può avere più di trent’anni e ha un volto pulito che faccio fatica ad associare ai tanti, sfatti, che ho incontrato in altri posti simili seppur diversissimi. Qui, a Pozzale, mi pare che tutto sia fuori dall’ordinario, a iniziare dalla disponibilità delle dottoresse per finire al viso sereno della direttrice; ben poco a che spartire con l’atmosfera che aleggiava sempre a Rebibbia. Anna continua a tenermi per mano; scendiamo nel refettorio, sotto gli occhi delle guardie che presidiano il corridoio. La stanza è grande, alle pareti bianche sono appesi quadri colorati; Anna mi spiega essere opere delle ragazze che partecipano al laboratorio di pittura. Mi racconta che il mese prima il comune ha allestito una mostra coi loro dipinti, tutte sono uscite per l’occasione e si sono divertite tantissimo, in mezzo alla gente. Mi accomodo al suo fianco. Di fronte si siedono altre due ragazze la cui giovane età è tradita solamente dagli occhi brillanti, vivi e speranzosi. Anna mi presenta Claudia e Lorenza. Hanno circa la stessa età di Anna, un paio di jeans logori e camicie spruzzate di colore, mi fanno pensare che fanno parte del gruppo di pittura. Parlano velocemente, con modi affettuosi e affabili. Mi raccontano che la loro scarcerazione è prevista per il mese prossimo ma che si sono date disponibili a restare a lavorare lì, come volontarie, perché non hanno nulla, fuori, che le attende. Ci sono altri cinque tavoli, conto velocemente che siamo in tutto una quindicina di detenute, e il cicaleccio che sento è come musica se confrontata alle grida che sempre sovrastavano la sala mensa dell’altro carcere. Da una porta entra una figura bianca: Lorenza mi spiega essere Suor Angela, che svolge le funzioni di cappellano. Si accomoda al tavolo con la direttrice e le psicologhe, in un angolo. Claudia mi dice che sempre pranzano con le ragazze; essere presenti è il loro modo per farle sentire in famiglia, a casa. Mi mettono in guardia, consigliandomi di non protestare per nessuna ragione al mondo sul cibo che mi sarà servito, o Giovanna mi prenderà storta e servirà il nostro tavolo sempre per ultimo. Giovanna è la cuoca del carcere, nessuno sa da quanti anni è dentro e perché non ne è mai uscita. Forse anche lei, come Claudia e Lorenza, non aveva alcun affetto cui tornare e le ragazze della casa di custodia attenuata a Pozzale è diventata e rimarrà il suo unico domicilio. Si avvicina; è tozza nel corpo e antica nei gesti lenti; ha un viso schiacciato, un grembiule a righe, un vassoio sotto il braccio. E' l'ultima donna di questa storia.
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|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 24/03/09, 11:13 pm | |
| Sei in onda PDG. In bocca al lupo
Daniela _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 24/03/09, 11:50 pm | |
| Visto che domani non so come sono messa a connessione, ti lascio il mio pensiero. Un carcere femminile, ancora una cameriera, però qui ha un senso anche come ultima donna di questa storia visto che ci parli di un luogo di sole donne. Mi giunge un po' falsata la figura di Suor Angela (marò, un po' di fantasia, che so, Suor Venerina, no chè per esperienza personale ti assicuro che mica son tutte angeli eh) che funge da cappellano, non so se questo è possibile magari qualcuno lo saprà. Scritta con una forma dal taglio quasi giornalistico, che poco cede a sentimentalismi nei quali, visto l'argomento trattato, non sarebbe stato difficile cadervi. Insomma: piaciuta.
D. _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | Nuccio Pepe Top


Numero di messaggi: 915 Età: 53 Data d'iscrizione: 13.12.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 12:39 am | |
| Ciao PdG, ho letto il brano con piacere. Mi ha subito ricordato i Gialli Mondadori che sfogliavo avidamente "qualche " anno fa, li compravo usati e poi li rivendevo dopo averli letti. Il ricordo per dirti di una sensazione piacevole, nonostante l'ambientazione ( il carcere in ogni caso è triste). Il finale, come molti di questo round , in particolare l'ultima frase (E' l'ultima donna di questa storia.) risulta stiracchiato, difficoltà che ha accomunato molti di noi ! Resta la voglia di sapere ancora di più, ed anche questo è positivo. Grazie PdG  |
|  | | Gianpaolo Fugazzaro Top


Numero di messaggi: 196 Età: 50 Data d'iscrizione: 26.01.09
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 12:49 am | |
| Ciao PdG,passo subito al concreto.Visto l'inizio mi aspettavo un po più di azione e invece mi ritrovo in un carcere dove si pratica il recupero sociale,lodevole impresa,però mi aspettavo che so,un evasione,uno scoop sensazionale,magari gli alieni che arrivavano e rapivano la protagonista,e invece,ciccia! Va bè,a parte gli scherzi,l'inizio prometteva uno sviluppo più movimentato almeno a mio avviso,ma va benissimo anche così.Figurati,ci mancherebbe anche che non mi andasse bene  adesso. No no,la storia mi piace,molto ben scritta,a parte il nome banalissimo della suora. Ma la cosa che mi ha colpito di più sono le due storie di queste donne che pur avendo finito il loro periodo di detenzione decidono di restare. Due storie assolutamente verosimili che io avrei coltivato di più,certo,c'era il rischio di dilungarsi e perdere il filo del discorso,ma secondo me ne valeva la pena. Bella storia comunque,la terza,a mio avviso che parla di un problema che ci attanaglia sempre più da vicino,la solitudine(soprattutto donna)in questa società,la paura di affrontare il mondo e la ricerca dell'effimero nell'esteriorità. Complimenti PdG
Ultima modifica di Gianpaolo Fugazzaro il 25/03/09, 12:56 am, modificato 2 volte |
|  | | Giuseppe Buscemi Star


Numero di messaggi: 2783 Età: 45 Data d'iscrizione: 28.04.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 12:54 am | |
| Osserva, riporta e descrive con lucidità. La scrittura sobria (ma non povera) asseconda la lucidità e presenta in modo adeguato la cautela che comprensibilmente frena la protagonista, pur animata da una speranza. Toni di grigio resi per bene. |
|  | | Natascia Prinzivalli Staff


Numero di messaggi: 2094 Data d'iscrizione: 13.12.07
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 05:56 am | |
| Buongiorno Pdg. Buongiorno a Tutti.
Una suora che fa il cappellano? Ma questa è una utopia, anzi un'ucronia, altro che Concilio Vaticano Secondo! Sicuramente auspicabile in un futuro.
Il racconto descrive in maniera serena ( troppo), l'ingresso in una comunità( chiamarla patria galera mi pare esagerato).
"A differenza di altri centri simili, il loro vanto è seguire alla lettera ciò che dice l’articolo costituzionale: dare un’opportunità, un aiuto concreto, per correggere il nostro destino e ricominciare da capo." Così dovrebbe essere. Anche questo racconto è figlio dei nostri tempi.
Apprezzato
______nat
Ps: Sì, è l'ultima donna di questa storia, perchè adesso la uccdo con il vasoio che tiene sotto il braccio...non nè posso pi _________________ "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
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|  | | turirubino Top


Numero di messaggi: 513 Età: 55 Data d'iscrizione: 03.02.09
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 06:10 am | |
| Ciao PdG, capisco che è un po' prestino per i saluti, ma il tuo racconto è di quelli che meritano un commento immediato perchè è splendido! Non mi soffermo più di tanto sulla tematica della cura e della cosiddetta "riabilitazione" (penoso termine!) dei tossicodipendenti, solo ci tengo a riportare la tua frase tristemente illuminante: "Mi raccontano che la loro scarcerazione è prevista per il mese prossimo ma che si sono date disponibili a restare a lavorare lì, come volontarie, perché non hanno nulla, fuori, che le attende." E' una realtà (in buona parte estensibile alla problematica dell'integrazione sociale dei cosiddetti "pazienti psichiatrici") che dovrebbe far riflettere tutti noi, anche e soprattutto i non addetti ai lavori. Ma torniamo alla tua splendida pagina... E’ estremamente realistica, sviluppata con uno stile descrittivo, "pulito", sobrio ma non per questo è meno carica di emozioni: esse, anzicchè dichiarate o strombazzate, vengono trasmesse nei gesti, nelle brevi parole dei personaggi (basti pensare all’accenno alla "sua vera mamma che andrà a prenderla" o al tenersi per mano della compagna di cella) e, soprattutto, c’è l’emozione del lettore che riesci a far immedesimare nel coacervo di sentimenti che animano la protagonista: speranza, tristezza, cautela, paura... Vuoi che ci trovi un difetto? Per forza??? E allora eccolo: "Nelle mie mani" è un perfetto “primo capitolo” crea magnificamente presupposti e clima per... andare avanti!  _________________ Turi
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|  | | Luca Macutan Star

Numero di messaggi: 1728 Età: 53 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 07:18 am | |
| tutto bene la scrittura, ma manca il centro di interesse: perchè questa storia?.... occorre continuarla e far accadere qualcosa... |
|  | | Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 08:30 am | |
| Buongiorno P.d.G. e buondì a tutti. Qui non c'è una storia ma tante storie che con grande maestria fai intuire. C'è un prima ed un dopo sperato e fortemente voluto già nel titolo, nelle mie mani il mio destino, il faticoso cammino verso la vita che ha, in questo caso, anche un nome di una figlia. Lo stile asciutto, senza sbavature, quasi cronicistico me la fa apprezzare moltissimo ed i particolari così ben descritti fanno entrare il lettore in quel luogo dove destini s'incontrano e dove s'intravede un riscatto possibile. Per fare una storia deve necessariamente accadere qualcosa? Non basta descrivere una terra di mezzo fra un prima ed un dopo e lasciare al lettore la libertà d'immaginare tante, tantissime storie a cui, tu P.d.G, hai dato inizio? Leggendoti ho immaginato storie, tante quante i personaggi che tu, sapientemente hai tratteggiato. In pochi cenni hai caratterizzato, dato un volto ed una storia e questa è grande abilità. E' gusto personale, ma a me è proprio così che piace leggere, quando l'autore mi regala un canovaccio su cui dipanare la libertà del lettore di immaginare, senza forzature, lasciando che ogni sfumatura venga fuori a secondo della propria sensibilità. La storia, le storie qui ci sono tutte per cui prenditi il mio plauso incondizionato. Buon proseguimento. |
|  | | Margherita Bassi Top


Numero di messaggi: 573 Età: 25 Data d'iscrizione: 19.12.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 09:02 am | |
| Ciao PDG ti lascio il mio saluto, avrò tempo di leggerti oggi pomeriggio!
adìos a todos
Marghy _________________ Il Volo del Falco.
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|  | | rubinia Star


Numero di messaggi: 6088 Età: 48 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 09:44 am | |
| Grazie PdG, grazie perchè hai parlato del dolore, di tanti dolori, in tono pacato, che è il miglior modo di mostrarne rispetto. Grazie per come hai prospettato un presente difficile ma affrontabile per le nostre protagoniste ( perchè ogni donna di questo brano lo è, perchè ognuna di loro deve tener ben presente il suo vivere il momento); perchè hai fatto vedere che anche sui bordi della vita può esserci tenerezza e speranza di ritorno. Grazie, perchè tutti attraversiamo la nebbia del dolore nella vita e la speranza di uscirne è un faro. Ruby |
|  | | Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 09:53 am | |
| Buongiorno Pdg ! Letto con molto interesse la tua pagina. Descrivi con un linguaggio molto chiaro e pulito la condizione della protagonista, i luoghi in cui si trova e le persone che incontra. Mi piace lo stile quasi documentaristico in cui in maniera precisa descrivi incontri e dialoghi, senza perderti in approfondimenti che distoglierebbero dal filo conduttore da te scelto, ma non impedendo a chi legge di avanzare con la fantasia. D'accordo con Turi nel ritenere che da questa prima pagina potresti far seguire una storia ben più lunga e articolata ... Ritengo che tu abbia inserito in maniera perfetta e senza forzature la chiusa. Unica perplessità : dalla tua descrizione, che credo reale, questo carcere sembra un residence. E' tutto perfetto, sono tutte gentili, sorridenti e ... sono poche le detenute, quasi un ambiente familiare. E' quasi meglio che fuori. Mentre credo che un pò di disperazione dovrebbe emergere ... ma forse non l'ho solo percepita io.
ti faccio i miei complimenti per la tua ottima pagina. buona giornata ! |
|  | | PDG Lunedì Star


Numero di messaggi: 9394 Data d'iscrizione: 09.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 09:55 am | |
| Buongiorno, ben arrivati. Vado a leggere i vostri commenti. |
|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 10:54 am | |
| Buongiorno a tutti. _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | PDG Lunedì Star


Numero di messaggi: 9394 Data d'iscrizione: 09.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:05 am | |
| @Daniela Grazie, hai ragione, ho pensato solo adesso che me lo fai notare che Suor Angela, per una suora in un carcere è un nome banalissimo. In fase di revisione lo cambio. Grazie comunque del tuo commento, dell'immagine e della musica che hai scelto per la mia pagina.
@Nuccio Veramente non colgo il riferimento a I Gialli Mondadori, anche se li leggevo non ricordo di aver mai letto alcunché ambientato in carcere, magari mi sbaglio. L'ambientazione è triste come un qualsiasi luogo di detenzione ma il luogo di cui io parlo è definito, nell'ambiente, un caso a sé proprio perché ciò che si tenta di fare è di farlo assomigliare il meno possibile, guardie e sbarre a parte, a un carcere. E' un po' come le strutture che stanno nascendo negli ospedali per i malati terminali di cancro: stanze che vengono arredate non come asettiche d'ospedale ma con mobili e arredi ritrovabili in qualsiasi abitazione. Non sono d'accordo circa lo stiracchiamento della frase finale: ho letto gli altri brani e devo dire che in parecchi è stato sì tirato per il collo, ma qui non mi pare proprio. Dovrò ben difendere ciò che ho scritto? Grazie della lettura, Nuccio.
@Gianpaolo Per il banalissimo nome della suora risposto a Daniela. Per il resto ti ringrazio dell'apprezzamento, hai colto il centro della mia pagina che non è un racconto dove accade nulla, se mai è già tutto accaduto prima: la solitudine che anni di carcere porta poi a fare scelte estreme di non uscirne più. Non è un film di fantascienza, è la semplice realtà di chi perde ogni contatto con il mondo esterno e sceglie di restare all'interno. Grazie di avermi letto.
@Gibbì Mi piace la definizione sobria ma non povera: era la mia precisa intenzione pulirla di ogni orpello che ritengo avrebbe provocato troppa empatia nella mia protagonista. Grazie del passaggio.
@Natascia Buongiorno anche a te. Una suora che fa il cappellano... dai, ci ho messo un po' di fantasia, forzandone la presenza, solamente perchè volevo mantenere un ambiente di sole donna, avendo presente colei che, con il grembiule a righe, sarebbe stata l'ultima della storia. Rilevi maniera troppo serena dell'ingresso nella comunità: il realtà lei sceglie di fare parte della nuova serenità, ci sono accenni al fatto che è una scelta ma che comporta l'assunzione dell'impegno di non toccare più alcuna sostanza stupefacente. Sappiamo bene che nella stragande maggioranza delle carceri chi ci entra tossico ne esce tossico perchè basta allungare un presente alla guardia e non fruga in mezzo ai pacchi dei famigliari. Il particolare della bombola proibita nelle celle non è stato messo lì così, tanto per, ma c'è chi, in preda a crisi di astinenza, si stona aspirandone il gas. Grazie del tuo commento.
@Turirubino Se alle 5.10 del mattino sei così entusiasticamente entusiasta, vedrò di sfornarne di più, ché il mio ego voli alto ogni giorno! Anche tu, come Gianpaolo hai colto il punto dal quale è nata questa pagina, ricordando una cosa che mi colpì moltissimo proprio per l'abitudine al luogo e dici bene, citando gli ex-manicomi, perchè quando vennero chiusi fu un problema non indifferente per coloro che avevano come punto di riferimento solamente i medici, gli infermieri e le stanze dell'ospedale psichiatrico. Per il resto del tuo commento ti ringrazio moltissimo, se ciò che dici è vero significa che il mio sforzo è servito. Il titolo, Turi, è stato scelto perchè è nelle sue mani e in quelle di nessun altro ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Grazie delle tue parole, augurandomi che l'ora del mattino non ha influito sulle stesse.
@Gocciadisplendore Deve esserci un centro in ogni storia? Deve accadere qualche cosa o si può anche semplicemente descrivere una situazione, cercare di dar voce a uno stato d'animo? Per continuarla sarebbe necessario un salto indietro, raccontare la storia di questa donna del perchè è approdata a questa situazione. Ma credo che per rendere credibile una storia simile, occorrerebbe averne fatto parte, per riuscire a miscelare storia vissuta con immaginazione letteraria. Sono situazioni troppo particolari per scrivere, raccontare e passare credibile. Grazie comunque per il tuo tutto bene per la scrittura.
@Jalila La penso come te circa una storia, tante storie, raccontare ma non dire e lasciare aperto nel lettore di scrivere lui la storia di queste donne, partendo dal presupposto che, come tu hai rilevato, è nelle loro mani il passato, il presente e il futuro.Ti ringrazio tantissimo del tuo incondizionato plauso.
@IlVoloDelFalco Ti aspetto.
@Rubinia Sì, parlare così del dolore è sicuramente rispettarlo, lasciando alle mie donne una speranza di riscatto che è a portata di mano, basta volerlo e lo potranno afferrare e cambiare ciò che forse non è stato scritto con penna indelebile. I fari credo ci siano sempre ma spesso siamo troppo ciechi per vederli. Grazie a te delle tue parole, Rubinia.
@Pio Per scrivere questa pagina ho letto in giro. La casa di custodia a Pozzale è descritta così, e viene portata ad esempio in Italia, una via di mezzo tra carcere e casa di disintossicazione poichè è destinata solamente a chi ha commesso delitti gravitanti attorno al traffico e detenzione di stupefacenti (spaccio, rapine, etc. etc.). Quello che volevo fare emergere, al di là della disperazione che sicuramente c'è ma è nel non scritto, è la speranza di riabilitazione che è voluta da questa donna, già nel momento in cui scende dal furgone cellulare e apprende che i colloqui con le famiglie avvengono in cortile, a differenza di altre strutture dove si svolgono in stanzoni e non è nemmeno permesso il contatto fisico. Ti ringrazio del passaggio, Pio |
|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:10 am | |
| Le ali della libertà il vecchio che viene scarcerato dopo una vita vissuta a Shawshank, va nelle case messe a disposizione dagli assistenti sociali, si impicca alla trave non dopo avervi inciso "Brooks è passato di qua" mi hai ricordato questo, PDG _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | Gianpaolo Fugazzaro Top


Numero di messaggi: 196 Età: 50 Data d'iscrizione: 26.01.09
 | |  | | PDG Lunedì Star


Numero di messaggi: 9394 Data d'iscrizione: 09.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:25 am | |
| Hai ragione, Daniela, prima ancora mi era piaciuto il libro di King dal quale è stato tratto il film. |
|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:32 am | |
| Sì. E non è il primo e unico tratto da King ambientato in carcere. Il miglio verde dice nulla a nessuno? _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | rubinia Star


Numero di messaggi: 6088 Età: 48 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:36 am | |
| A me dice tanto. Grandissima interpretazione di Tom Hanks! |
|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:37 am | |
| | rubinia ha scritto: | A me dice tanto. Grandissima interpretazione di Tom Hanks! |
Oltre che una splendida presa di posizione contro la pena di morte. Meraviglioso, sì! _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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|  | | PDG Lunedì Star


Numero di messaggi: 9394 Data d'iscrizione: 09.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:39 am | |
| Sto riflettendo su quanto ha scritto Turi, a proposito dell'analogia tra smarrimento dopo il carcere e dopo la casa psichiatrica. |
|  | | rubinia Star


Numero di messaggi: 6088 Età: 48 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:42 am | |
| E' un ottimo spunto per riflettere. Se ci soffermassimo sulla parola "smarrimento" troveremmo differenze tra i due casi? E se si, quali? |
|  | | Daniela Micheli Admin


Numero di messaggi: 16251 Data d'iscrizione: 04.01.08
 | Oggetto: Re: NELLE MIE MANI 25/03/09, 11:45 am | |
| Da parte mia credo di no anche se occorre fare dei distinguo tra carceri e case psichiatriche. Chi finisce in carcere per scontare una pena è perchè ha commesso un delitto, in una casa psichiatrica ci si finisce per altro. Quindi lo smarrimento tra le due situazioni è certamente diverso, perlomeno per me. Turi, ndo stai? Mi farebbe piacere un tuo parere _________________ Da usarmi con precauzione, potrei avere effetti collaterali indesiderati.
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